Una goccia dal cielo - parte 5- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Una goccia dal cielo - parte 5

Il_giudizio_particolare

18 maggio 2020
 

COME REALIZZARE L’UNIONE A DIO IN MANIERA CONTINUA

Cerchiamo di capire quale e quanta differenza passa fra il “fare la volontà di Dio” che è ciò che si è conosciuto sino ad ora, e il “vivere nella Divina Volontà” che è il “nuovo” che Gesù desidera tanto e sospira di darci come vita.

A questo scopo confrontiamo una giornata tipo di un’anima che vive facendo la volontà di Dio e un’altra anima che vive la stessa giornata nella D.V. e capiremo la differenza fra i due modi di vivere, e quindi potremo liberamente scegliere quello che più riterremo opportuno per la ns vita cristiana.

1° modo: Fare la volontà di Dio:

Un buon cristiano si alza al mattino e decide per fede di fare una bella preghiera (può essere il 10+10) avvicinando così in questo modo la sua anima a Dio.

Poi si dedica alle consuete pratiche di routine: lavarsi, pettinarsi, vestirsi. Quindi fatta la colazione si reca al posto di lavoro oppure rimane in casa. Trascorre tutta la settimana a lavoro, cercando di farlo con impegno e onestà (non è ovviamente assenteista, non ruba, etc), mentre chi rimane in casa espleta i doveri del proprio stato con amore e dedizione, poi a mezzogiorno: il pranzo e prima di mangiare benedice il cibo.

Dopo il pranzo si ritorna al lavoro, alle attività, per continuare fino a sera.

Poi il vissuto nella famiglia.

Ognuno ha qualche impegno da portare avanti. La cena, le varie cose, una visita nella stanzetta (Mt 6,6). Gli appuntamenti: Oikos, adorazione, etc. Le cose da fare in casa, relazioni con i familiari, a volte qualche evento in tv, internet, solo al bisogno (come le medicine) non per chiacchierare nei salottini di facebook!

Per chiudere la giornata con le consuete preghiere, affidando l’anima a Dio.

Ecco una giornata tipo di un buon cristiano, che ha cercato di fare la volontà di Dio.

Perché diciamo che ha fatto la volontà di Dio e non che ha vissuto nella D.V.?

La differenza è immensa!

Perché ciò che ha operato in lui, è sempre stato il suo io, la volontà umana!

In questa persona, l’unione con Dio non è continua, ma continuamente interrotta e lei non si rende conto di questo.

La sua unione con Dio è ad intervalli: ora sì, ora no, mezzora sì e mezza giornata no!

In pratica, questa persona si ricorda di Dio quando recita le preghiere, prima di sedersi a tavola, questo è ciò che è abituato a fare e di più non sa fare!

Certo in questi momenti si ricorda di Dio e si avvicina a Dio, è vero. Ma tutto il resto della giornata dov’è Gesù? Dov’è Gesù mentre lui si lava, si pettina, pranza, fa la cena? Dov’è Gesù mentre lavora, in famiglia, nel tempo libero, mentre sbriga varie faccende, durante il riposo della notte, e cosi via?

Non è certo unito a Dio! Lui deve lavorare e fare tante cose per prendersi cura della vita personale, familiare, sociale, oppure ha tanti impegni nel servizio in Chiesa, nell’Oikos, nel servizio, etc.

Forse pensa che il tempo che passa con Gesù quando prega, sia sufficiente per uno che si considera un buon cristiano!

Come si può vedere, il ricordare Dio di questo credente è continuamente interrotto a motivo degli impegni della vita quotidiana e delle scelte della sua volontà umana.

Si potrebbe umanamente dire che non ha il tempo materiale per fare di più per il suo Dio.

I suoi impegni molteplici sembra glielo impediscono, ma non è così.

Ora sappiate che Dio non impazzisce di amore per questa persona.

Perché?

Perché questa persona preferisce scegliere da sé come vivere la propria giornata e potrebbe quindi operare senza piacere a Dio. In questo modo Gesù non può realizzare il suo desiderio ardente: donare a questa persona, come vita da vivere, la sua stessa vita divina!

Gesù non impone a nessuno la sua volontà, ma aspetta che la creatura accolga questa volontà divina e la ami come fosse volontà propria.

Non è sufficiente per il vero discepolo la rassegnazione (cioè fare la volontà di Dio), ma è necessario che muoia ad ogni istante alla propria volontà, pur di vivere quella divina.

Perché il Signore vuole questo?

Perché se uno vive la volontà divina, il Signore lo potrà guardare e stringere al suo cuore.

In altre parole il Signore lo guarda non come un padrone accoglie un servo, ma come una madre che abbraccia e stringe un figlio frutto delle sue viscere.

Pensiamo! È talmente grande l’amore di Dio per la sua creatura che vive sulla terra, che non sopporta nemmeno un istante di separazione da essa, senza soffrirne tremendamente il distacco e la lontananza.

Spesso per il cuore di Dio, ciò che per noi è vicinanza, per lui è lontananza:

Gv 15,4-5: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”.

Il suo desiderio non è di averci accanto lui, ma di averci in lui. Vuole che dimoriamo, abitiamo in lui per vivere di lui.

Quando facciamo la comunione, noi pensiamo di essere abbastanza uniti a Gesù, ma non è così.

Perché la nostra volontà non è unita alla sua:

la nostra e la sua volontà non vogliono le stesse cose.

È la carne che impedisce l’unione con la volontà Divina. E Dio soffre.

E poi, in questa situazione, come può essere felice Gesù?

Se Gesù vede nel nostro cuore attitudini carnali senza controllo (tendenza a criticare, a lamentarsi, ad arrabbiarsi, a non perdonare, etc.), come può unirsi a noi tanto da formare una sola cosa?

Gesù ha cercato sempre tutti.

Ha amato sempre tutti con un amore totale e incondizionato.

Ha amato persino Giuda che lo stava per tradire chiamandolo “Amico...”.

E se tu non fai altrettanto, e non perdoni come lui ha perdonato, e non ami come lui ha amato, sappi che la sua volontà come vita non potrà mai vivere in te!

E questo, non dimentichiamolo, è il più grande dolore che una persona gli possa dare.

Come potrebbe Dio Padre essere felice di uno che si dice discepolo e poi non vuole essere guidato da lui, dipende dalla sua volontà umana, non vuole essere istruito su come accogliere in sè questa vita divina?

L’errore grande che commette è quello di credere di sapere cosa deve fare per vivere bene la sua vita cristiana

Ma questo è orgoglio spirituale.

Invece vivere con il Padre come figlio legittimo è vivere inseparabilmente da lui (appiccicato come un francobollo alla cartolina).

- non fare niente senza di lui, nemmeno un passo, un pensiero, un respiro, un movimento qualsiasi;

- riconoscere che solo se Dio si muove e fa tutto nel figlio, il figlio può vivere una vita in pienezza, secondo la promessa:

Gv 10,10: “…io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Quando tu vivrai questa vita abbondante, sappi che questa è l’unica vita di cui Dio si può innamorare!

È una unione fra figlio e Padre ininterrotta, continua, perfetta, unione dove ciò che vuole il Padre lo vuole il figlio, ciò che fa il Padre lo fa il figlio.

Mai separati, neppure per un istante.

Il Padre vive nel figlio, come il figlio vive nel Padre.

Dice Gesù:

Gv 17,21: “Come tu Padre sei in me ed io in te, anch’essi siano una cosa sola”.

Ma come fare allora perché la giornata di quel servo fedele possa diventare una unione continua, ininterrotta con Gesù, come tanto piace a lui?

Come fare perché quel credente da servo fedele e buono che dice di pregare, adorare e amare diventi figlio nella pienezza e familiare di Dio?

Questa potrebbe essere la risposta:

Gesù Dio, nel suo smisurato amore, ha voluto donare a quel servo, (che poi siamo noi) la sua Volontà Divina come se fosse proprietà di lui (del servo).

E il servo fa vivere in sé stesso questa D.V. chiamandola in tutto ciò che fa e che vive.

Questo renderà ininterrotta la sua unione con Dio, Gesù.

Ma attenzione!

Non solo questa volontà divina renderà ininterrotta l’unione della creatura con Dio, ma la renderà perfetta e santa, della santità di Dio:

Mt 5,48: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli!”

Ed è proprio in questo nuovo modo di vivere che si realizza a pieno questo versetto della scrittura.

Questo perché la volontà divina che viene a vivere in noi è Gesù stesso con la sua SS umanità.

Quindi non noi - faremo, penseremo, opereremo e vivremo - ma è Cristo che lo fa e vive in noi.

Galati 2,20: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”.

Con questo sperdere la propria volontà in quella del Signore, questo servo metterà nelle mani del Creatore la regia totale della propria storia, attimo dopo attimo.

Lui, come discepolo, consegnerà tutto se stesso nelle mani di Dio, reclamando ogni giorno, ogni momento, come sua nuova vita lo stesso tipo di vita di quel Dio al quale si è consacrato.

E qui, in questo nuovo modo di vivere, tutti gli atti del vissuto quotidiano (mangiare, dormire, camminare, lavorare, gioire, soffrire, etc) li rivive, li rifà con questa potenza divina e divinizzante.

E quegli stessi atti, vissuti in lui, nella sua D.V., vengono divinizzati e così resi eterni, divinizzati, li offre a quel Dio per dargli la gloria che gli spetta.

Quindi in pratica, quale servo fedele ora figlio legittimo, sin dal mattino, quando si alza

chiamerà Gesù a venire a lavarsi in lui e Gesù subito verrà;

chiamerà Gesù a pettinarsi in lui e Gesù subito verrà;

a vestirsi in lui e lui subito verrà;

a farsi bello, e lui verrà.

Durante la colazione, il pranzo, la cena non solo farà la preghiera perché benedica il cibo, ma chiamerà Gesù perché lui stesso, Gesù, venga a mangiare in lui, a bere nel suo bere, e Gesù subito verrà.

Al lavoro, non farà un movimento se Gesù non lo farà con le stesse mani di Gesù che farà sue nel Divin volere.

Se amerà, chiamerà Gesù ad amare in lui, e Gesù subito verrà.

Se perdonerà chiamerà’ Gesù a perdonare in lui, e Gesù subito lo farà.

Se deve fare acquisti o attività commerciali, sociali, di svago etc. chiamerà Gesù, e Gesù subito verrà.

Non guarderà nessun programma televisivo, né navigherà su internet, se non chiamerà prima Gesù a guardare con i suoi occhi, a navigare con lui, a digitare con le sue mani i tasti, etc.

Alla notte farà suo il riposo di Gesù.

Anche le stesse preghiere, le invocazioni, la S. Messa e la S. Comunione verranno tutte divinizzate, cioè si cambieranno da preghiere umane in preghiere divine, perché vissute, non più con Gesù per Gesù, ma vissute “in Gesù”.

La creatura sarà il contenitore e Gesù sarà colui che opera e agisce in questo contenitore.

Ma certo per farci arrivare a tanto, Gesù ci chiede delle condizioni, ascoltiamolo:

Luisa Piccarreta, vol. 18, 25.12.1921:

“Figlia mia, è vero che il vivere nel mio Volere è un dono ed è il possedere il Dono più grande. Ma questo dono che contiene valore infinito, non si da se non

• a chi è disposto, a chi vuole farne un buon uso

• e deve tanto stimarlo ed amarlo più della propria vita.

Anzi la creatura deve essere pronta a sacrificare la propria vita per fare si che questo dono del mio Volere abbia la supremazia su tutto e sia tenuto in conto più della stessa vita, anzi la propria vita (deve essere stimata) un nulla in confronto ad Esso.

Perciò, prima voglio vedere l’anima che vuole fare davvero la mia volontà e mai la sua,

• pronta a qualunque sacrificio per fare la mia,

• e che, in tutto ciò che fa, mi chiede sempre, anche come in prestito, il dono del mio volere.

Onde io, quando vedo che non fa nulla se non col prestito del mio Volere, glielo dò come Dono, perché con il chiederlo e richiederlo ha formato il vuoto nell’anima sua dove mettere questo dono celeste...

Quindi vedendosi in possesso di quel Dono che lei tanto sospirava, agognava ed amava, vivrà della vita di quel Dono, lo amerà e ne farà la stima che merita!”.

Miei cari, dobbiamo formare in noi il vuoto del nostro IO per accogliere il dono del D.V.!

Il dono - dice Gesù - non lo dà ad un’anima solamente perché gli sta un po’ attorno, con qualche preghiera ecc.

Questo dono Gesù lo da solamente alla persona che prende la decisione ferma ed irrevocabile di vivere senza la propria volontà.