Una goccia dal cielo - parte 4- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Una goccia dal cielo - parte 4

Il_giudizio_particolare

14 aprile 2020
 

 

Come vivere nella Divina Volontà?

È la cosa più semplice che possa esistere.

Non è necessario che facciamo cose nuove o straordinarie, né penitenze atroci né digiuni estenuanti, né duri pellegrinaggi, ma continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, chiamando però Gesù a venire a vivere in noi la situazione o l’atto che stiamo per compiere e vivere, con la novità però, di cambiare l’intenzione di quello che stiamo per fare in modo che possa piacere a Gesù.

Questo aspetto è il primo passo del vivere la D.V., non è certo la pienezza del vivere nel divin volere.

In questo nuovo modo di vivere, il Signore ci chiede di fare un digiuno…

Non è il digiuno a pane e acqua, ma è il digiuno della nostra volontà, del nostro protagonismo, il digiuno del nostro “Io”, che in noi non deve avere più vita, per dare spazio alla vita della volontà di Dio in noi.

Vivere nella D.V. è la vita più nascosta che può esistere, perché è così che piace a Gesù.

Vediamo come vivere nella D.V.

Il 18.8.1899 - Gesù dice a Luisa: “Figlia mia, questa mattina voglio uniformarti tutta a Me. Voglio che pensi con la mia stessa mente, che guardi con i miei stessi occhi, che ascolti con le mie stesse orecchie, che parli con la mia stessa lingua, che operi con le mie stesse mani, che cammini con i miei stessi piedi e che mi ami con il mio stesso Amore!”.

È meraviglioso quello che Gesù vuole da te perché tu viva una unione completa e perfetta con lui!

Questa è l’intimità che Dio ci chiama a vivere, è il suo desiderio ardente, è il capolavoro che Dio vuole realizzare nella sua creatura.

1Tessalonicesi 5,9-10: “Poiché Dio non ci ha destinati alla sua collera ma all’acquisto della salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, il quale è morto per noi, perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui”.

Vivendo così, noi diventeremo preghiera vivente, preghiera divina, continuata e ininterrotta, che si innalza profumata al trono di Dio.

Se desideriamo questo dono e decidiamo di mettere da parte la nostra volontà umana, possiamo procedere per entrare nella D.V.

In pratica per unire la tua vita a quella di Dio e permettere alla volontà divina di operare in te, devi spogliarti della tua volontà, cioè devi dire sempre “no” al tuo “io” carnale per piacere a Dio in tutto.

Vol 12 - 16 febbraio 1921: Gesù dice che per entrare nel suo volere non ci sono vie, né porte, né chiavi.

La creatura deve soltanto togliere la pietruzza della sua volontà che impedisce il fluire della D.V.

Se l’anima toglie la pietruzza della sua volontà, nel medesimo istante l’anima vive in Gesù e Gesù in lei.

Ecco, perciò non ci sono vie, né porte, né chiavi, basta che si voglia e tutto è fatto.

Tutto il contrario - dice Gesù - quando si praticano le virtù con la propria volontà.

Ci vogliono tanti sforzi e quando sembra che la virtù cresca, arriva una passione un po’ violenta, una tentazione e l’anima si ritrova indietro al punto di prima.

Iniziamo allora dal mattino.

Cosa fare per iniziare a camminare nella D.V.?

È necessario fare l’atto preventivo (che si fa appunto al mattino): un atteggiamento di disponibilità con cui si decide di vivere ed operare nel divin volere tutto il vissuto quotidiano. Per esempio alzandomi al mattino io dico a Gesù: “Vieni D.V. ad abbracciare in me tutto quello che vuoi che oggi io faccia. Che tutto sia nella tua D.V.!

Gesù ha detto: “Non basta l’atto preventivo (che abbraccia tutto quello che farò nella giornata), io voglio che tu lo faccia momento per momento, nel momento attuale, invocando praticamente la D.V.

Come nell’atto preventivo ho invocato la D.V. per tutto ciò che farò nella giornata, cioè per quando camminerò, mangerò, studierò, lavorerò, etc. così nell’atto attuale chiamerò di volta in volta la D.V.

“Siamo niente, Dio è tutto, Padre ti amiamo, vieni Divina Volontà a pensare nella mia mente, a circolare nel mio sangue, a guardare nei miei occhi, ad ascoltare nelle mie orecchie, a parlare nella mia voce, a palpitare nel mio cuore, a muoverti nel mio moto, a soffrire nel mio soffrire, a pregare nel mio pregare... etc.

E poi invitiamo lo Spirito del divin volere a mettersi come sentinella in tutto il nostro operato perché non vi entri mai la nostra volontà come vita, perché rovinerebbe tutto e crediamo che lo S.S. ci aiuterà in tutto ciò che faremo.

Questo è l’atto attuale: chiamare Gesù con la sua D.V. a venire in noi, a fare ciò che stiamo per fare (in quel momento), così che quello che stiamo per fare è come se lo facesse davvero Lui in noi.

“Vieni Divina Volontà a mangiare nel mio mangiare, vieni Gesù a lavare nel mio lavare, vieni Divina Volontà a lavorare nel mio lavorare”,

E Gesù divinizzerà, in quanto vero Dio e vero uomo, ogni nostro atto come se fosse fatto dalla sua stessa SS. Umanità!

Come vedete nessuna cosa straordinaria tranne l’intenzione di piacere a Dio e la disponibilità a rinunziare a ciò che piace a noi per vivere la vita di Dio.

Se io entro in internet, devo chiedermi se il sito in cui voglio navigare piace a Dio o no. Se desidero vedere pornografia io faccio peccato appena accendo il cellulare perché la mia intenzione non piace a Dio, anzi lo disgusta.

Se non c’è la disposizione di piacere a Dio, io faccio ciò che piace al mio io.

Quando comincia la vita della D.V. a prendere forma e dimora in noi?

Quando noi chiamiamo Dio ma a venire a vivere in noi, però, una volta che abbiamo chiamato Dio, il nostro io deve scomparire, per dare spazio alla volontà di Dio.

Il nostro “io” non è altro che il nostro amor proprio, che cerca il proprio piacere, i propri interessi, le proprie comodità, etc.

Il nostro “io” deve scomparire perché dobbiamo piacere in tutto a Gesù. Quando chiami Dio a vivere in te, piacendo in tutto a lui, Dio si muove in te ed opera in te.

La vita della D.V. comincia quindi a prendere forma e dimora in noi, nel momento in cui noi chiamiamo liberamente Dio a venire a vivere in noi, lasciandolo poi libero di decidere, libero di fare.

Il nostro io deve scomparire. Il nostro “io” non è altro che il nostro amor proprio, i nostri piaceri, le nostre comodità, etc.

Se noi però vivremo con Gesù, padrone assoluto della nostra vita, Dio ci darà un’autorità soprannaturale per fare cose sorprendenti.

Gv 14,12: “In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”.

Potremo creare tanto amore per compensare le mancanze di amore nostre e degli altri. Potremo attivare tanta gloria e tanta adorazione, pari a quella che le creature dovrebbero dargli come al loro Dio. Facendo nostra la sua passione e morte, potremo formare tante riparazioni da coprire tutti i peccati commessi.

Facendo nostra la predicazione di Gesù, potremo evangelizzare i lontani e i perduti perché con una goccia del suo preziosissimo sangue possano essere salvati… e poi mille altre cose meravigliose.

Attenzione.

Come mai, chiamando Gesù in tutte le nostre azioni veniamo in contatto con la Divinità e viviamo nella D.V.?

Gesù risponde, dicendo - 17 ottobre 1904, vol. 6 - che per trovare la divinità è necessario operare attraverso il velo della sua umanità, cioè è necessario operare unito con la sua umanità, con la volontà di piacere in tutto solo a Lui, operando come piace a lui, chiamandolo in tutto ciò che facciamo, come se lui stesso dovesse fare le nostre stesse azioni.

Così facendo l’anima si trova in continuo contatto con Dio, perché l’umanità a Cristo non era altro che una specie di velo che copriva la divinità onde operando in mezzo a questo velo, l’anima già si trova con Dio.

Quando l’anima opera unita con l’umanità di Gesù i suoi atti hanno gli stessi effetti dell’operare divino.

Per entrare in questa vita divina bisogna conoscere questa nuova via.

Ora cerchiamo di capire meglio cos’è questa vita vissuta nella D.V.

Un giorno Dio ha detto a Mosè: “Siate santi come, io sono santo” e Gesù nel Vangelo: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”.

Mi direte che è impossibile essere perfetti come Dio.

Poiché Dio non può sbagliare, ci deve essere una chiave di lettura per comprendere il vero senso di queste parole e per farle realizzare in noi.

La chiave di lettura è la Divina Volontà che vive ed opera in noi.

Nel volume 11 del 24.08.1915 leggiamo: “Come si possono spiegare quelle parole dette da me nel creare l’uomo. “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza?” Come poteva la creatura tanto inabile, rassomigliarmi ed essere mia immagine? Solo nella mia Volontà poteva giungere a ciò, perché facendola sua, (l’uomo) viene ad operare in modo divino, e con il ripetere questi atti divini, viene ad assomigliare a Me e a rendersi Mia perfetta immagine”.

Quando si vive nella D.V., unendo le nostre azioni a quelle che operava Cristo nella Sua umanità, anche le cose più semplici e ordinarie diventano straordinarie.

Per esempio: Gesù ti amo! Vieni a riposare nel mio riposo! Gesù ti amo! Vieni a respirare nei miei respiri! E così via di ogni altra cosa che possiamo fare.

Identica cosa per il lavoro, il tempo libero, nel lavarsi, nel pettinarsi, nel vestirsi, nel guidare l’auto e tutte le altre cose che si possono fare.

Bellissima la D.V. vissuta nel rapporto di coppia.

Gesù è innamorato della sua sposa, che è la Chiesa, anche se questa non sempre vive come lui vorrebbe, così anche tu coniuge, nella D.V. puoi amare tua moglie o tuo marito con lo stesso amore, con lo stesso ardore, con cui Gesù ha amato - dall’alto della Croce – il suo partner che è la Chiesa.

Mogli... ripetete! Signore Gesù, attraverso mio marito, intendo darti il mio “ti amo!” ininterrotto, e allo stesso modo attraverso mio marito, intendo ricevere da te Gesù il tuo “ti amo” per me ininterrotto!”

Anche voi mariti... ripetete... “Signore Gesù, attraverso mia moglie intendo darti il mio “ti amo” ininterrotto, e allo stesso modo attraverso mia moglie intendo ricevere da te Gesù il tuo “ti amo” per me ininterrotto.

Leggiamo in Efesini 5,22-23: “Le mogli siano sottomesse ai mariti e al Signore; il marito intatti è capo della moglie, come, anche Cristo capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo”.

Il marito è il capo della moglie. La moglie pertanto deve ubbidire in tutto ciò che non è peccato al marito, vedendo in lui il suo sposo Gesù. E il marito deve amare la moglie come Gesù ama la Chiesa, disposto quindi a dare la sua vita per amore.

Nella celebrazione della Santa Messa: Gesù ti amo! Vieni Divina Volontà a celebrare nel mio celebrare!”. Alle letture: “Gesù ti amo! Vieni Divina Volontà ad ascoltare nel mio ascoltare!”. All’offertorio: Gesù ti amo! Vieni Divina Volontà ad offrire nel mio offrire!”. E che cosa offriamo miei cari? La nostra volontà per metterla da parte e ricevere la Sua volontà, quella divina.

Alla S. comunione: “Gesù ti amo! Vieni Divina Volontà a comunicarti in me, e io in te!”. Non ci deve essere atto o momento che trascorreremo senza invitare Gesù con la sua D.V. a vivere in noi.

Anche nel prendere il cibo invita Gesù per prevenire i peccati di gola.

In questo procedere, si punta alla santità, anche nelle cose più semplici e più comuni.

Ascoltate bene quanto vi dico adesso, perché è molto importante.

Una volta che avremo chiamato Gesù con la sua volontà a venire in noi, a vivere quella determinata azione, dobbiamo poi accogliere quello che lui ci proporrà per vivere in quell’azione la sua vita divina.

Riepilogando quanto detto fino ad ora, ascoltate: vol. 7 - 28.11.1906 “Ti voglio tutta stretta e unita con me e questo non credere di doverlo fare solo quando preghi o quando soffri, ma lo devi fare sempre. Lo devi fare se ti muovi, se respiri, se lavori se mangi, se dormi, tutto, tutto come se lo facessi dentro la mia umanità, come se ciò che fai, uscisse da me, in modo che tu dovresti essere nient’altro che la scorza, e rotta la scorza di quello che stai per fare, si deve trovare il frutto dell’opera divina.

E questo devi farlo a beneficio di tutta quanta umanità.

In questo modo la mia umanità si trova vivente in mezzo alle genti.

Perché facendo tutto, anche le azioni più indifferenti, con questa intenzione di ricevere da me la vita (della D.V.) la tua azione acquista il merito della mia umanità!”.