Una goccia dal cielo - parte 3- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Una goccia dal cielo - parte 3

Il_giudizio_particolare

30 marzo 2020
 

A chi è rivolta questa nuova dottrina sulla DivinaVolontà?

Matteo 11,25 “In quel tempo Gesú disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”.

Gesù, fin che stava sulla terra, quelli che lo seguivano per ascoltarlo non erano gli scribi, i sacerdoti, né persone importanti o di alto rango, ma solo gente di poca cultura, illetterati, pastori e pescatori.

Ci si potrebbe chiedere perché si era scelto queste persone?

Perché lui cercava i piccoli, quanti si sentono bisognosi di aiuto con l'attitudine a credere e a lasciarsi insegnare.

I sapienti e i potenti, erano capaci solo di fare obiezioni e trovare cavilli su quanto lui diceva.

La stessa cosa vale per questa dottrina sulla D.V. che non è altro che la manifestazione dell’intimità dell’anima di Dio per coloro che vogliono attivare una relazione profonda con Dio.

Anche oggi, quelli che credono di sapere resteranno nell’oscurità della loro mente.

La dottrina è audace. Si tratta di andare più in profondità nell’intimo e nella santità del cuore di Dio.

Ora Dio vuole farcelo conoscere meglio questo Suo cuore che ha tanto amato gli uomini - cosi diceva Gesù a S. Margherita Maria Alacoque.

Giovanni 3,16: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.

E vogliamo accogliere l’invito di S. Paolo,

Efesini 3,17-19: “Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”.

Sì! Perché fino ad ora forse abbiamo conosciuto solo l’aspetto esteriore di Dio, e non il suo intimo e la tenerezza del Suo cuore.

Anche se la rivelazione è completa, non c’è niente da aggiungere, però Gesù oggi vuole che sia esplicitata, approfondita l’opera della creazione, della redenzione e della santificazione e soprattutto per rivelare in profondità l’aspetto intimo di Dio.

Dice Gesù: Matteo 11,27 “Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”.

Quindi Gesù solo può rivelare il volto e il cuore del Padre.

Ma lo farà soltanto al cuore semplice, bisognoso di conoscere la verità tutta intera e disponibile a rinunziare a sé stesso e a tutto, pur di conoscere la “Pietra o perla di gran valore della parabola:

Matteo 13,45-46 – “Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”.

Proviamo a chiederci ora che cosa identifica essenzialmente l’essere umano?

La volontà è il timone della barca con cui l’uomo salpa sul mare della vita.

Quando dichiariamo: “io voglio... io decido...” è la nostra volontà che è all’opera.

La volontà agisce per conto di tutto l’uomo. È attraverso la volontà che l’uomo accoglie il piano di Dio per la sua salvezza e l’uomo può realizzare tante attività per Dio.

Ma se queste attività non hanno la loro origine in Dio, non sono altro che espressione della volontà umana, naturale, carnale.

Giovanni 1,12-13: “A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”.

Ed è proprio questo “volere di carne, volere di uomo” di cui si deve liberare... per potere entrare in possesso della volontà divina.

Perché?

Perché la felicità, la pace si ha quando la volontà umana vive assorbita da quella divina.

Abbiamo due vite... la vita dell’io naturale, carnale... e la vita di Dio, quella divina.

La salvezza si ha quando l’uomo è liberato dalla sua volontà naturale, umana, carnale.

Quante volte al giorno diciamo: “Io, io, io...”.

È l’uomo che manifesta la sua volontà, naturale, carnale.

La salvezza, la felicità arriva allora quando si vive nella volontà di Dio.

Deve essere tagliato l’io naturale e carnale altrimenti non potremo godere la vita di Dio.

Il nostro io naturale e carnale è il nemico più irriducibile della vita di Dio.

L’io è la volontà propria dell’uomo, ma la felicità si ha quando viviamo nella volontà di Dio e non in quella nostra.

Ma per essere uniti a Dio, bisogna abbandonare ogni attività che viene dal nostro io.

Non bisogna però distruggere la volontà, il nostro io - che rimane un contenitore della D.V. – ma bisogna distruggere la sua attività carnale o naturale.

Il Signore per unirci a Lui a volte permette afflizioni, dolori, prove, per spezzare il nostro carattere ribelle, per condurci ad abbassare la cresta e a capitolare.

In altre parole i credenti devono capire che sulla terra non devono vivere per sé stessi, per il proprio io, ma per Dio.

Chi vive per sé muore”!

L’unica strada per la salvezza è perdersi in Dio, vivere cioè nella sua D.V.

Guardando a Maria, oggi possiamo camminare in questa nuova via di santità, dicendo come lei: “Si faccia di me secondo la tua parola”.

Attenzione, la nostra volontà è sottomessa al Signore soltanto per certi aspetti della nostra vita, cosa che ci fa credere che la nostra ubbidienza sia completa, invece nel profondo del nostro essere si nasconde una tendenza segreta di segno opposto (il nostro amor proprio), che verrà fuori appena se ne presenterà l’occasione (ad es. come rammarico, delusione, disagio o rabbia addirittura verso Dio che non interviene in certe cose).

Quindi si può essere ubbidienti in certe attività, come fa il servo nella casa col padrone, oppure si può essere uniti alla volontà di Dio come il figlio che conosce il cuore del Padre e vive la vita del Padre.

Capite allora che bisogna mettere da parte la propria volontà per vivere nella volontà di Dio, e se tu vivi in Dio camminerai per piacere a lui in tutto, sperimenterai la gioia di vivere in Dio e niente ti potrà scoraggiare nella vita, niente ti spingerà a fare passi indietro, a gettare la spugna e a tornare alla vita di prima, alla vita del mondo, separato da Dio, perché ormai Dio vive in te ed è la sua volontà che ti guida e non la tua per possedere la pietra preziosa, la volontà di Dio, da vivere come vita propria e per essere guidati dallo Spirito Santo e impedire all’io carnale di prevalere sul nostra spirito.

A proposito della pietra o perla preziosa, ascoltate questa illustrazione su quanto detto.

“Un viandante - che può essere ciascuno di noi - trova per strada una bella pietra. Vede che è bella e anche se non ne conosce il valore, la mette in tasca, la porta a casa e la mette nel cassetto della tavola. Giorni dopo, passando di lì un gioielliere, gli fa vedere la pietra trovata e il gioielliere, dopo averla osservata per bene, gli dice: «Guarda che questa non è una pietra qualsiasi, ma è una pietra preziosa, vale molti soldi, 100 o 200 mila euro». Il viandante, a queste parole, prende la pietra e dal cassetto della tavola la mette al sicuro in cassaforte, sotto chiave. Qualche tempo dopo ancora, passa da casa di questo fortunato uomo, uno che di pietre preziose se ne intende molto, molto di più, è un vero esperto. Anche a questo viene fatta vedere la pietra trovata e questi appena la vede dice sottovoce al viandante, perché nessuno senta: «Guarda che questa che ha trovato, è una pietra unica; non 100 o 200 mila euro vale, ma milioni di euro». Il povero viandante, impaurito e scioccato, a queste parole, prende la pietra e dalla cassaforte la porta in banca in una cassetta di sicurezza, ben guardata e controllata a vista”.

Ora la domanda è questa: cosa è cambiato della pietra?

Non è cambiato nulla! Proprio niente!

La pietra è sempre quella che era prima, appena trovata.

Quello che è cambiato è la conoscenza.

La conoscenza è importantissima!

Lo scopo di questo cammino è conoscere il dono della D.V. per essere un giorno ammessi a riceverlo.

La conoscenza di una cosa è importante perché te la fa stimare ed apprezzare per quello che è in realtà.

E qui parliamo della “perla” della volontà di Dio, che ancora oggi è la grande sconosciuta da quasi tutti, anche se molti credono di conoscerla: è la perla che Gesù nomina nel Vangelo.

Sì, l’hanno nominata qualche volta i profeti, ne hanno fatto cenno un po’ gli apostoli, ne ha parlato più sapientemente Gesù, ma poco, pochissimo:

Giovanni 6,38: “…perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”.

E in un altro passo.

Giovanni 4,31-35: “Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: “Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura”.

Miei cari la mietitura è la raccolta delle anime. Questo è il sogno più ardente di Dio e questo rientra pienamente nella volontà di Dio.

Gesù non ha potuto dilungarsi molto su questo argomento quando stava sulla terra, perché l’uomo non era ancora pronto ad accogliere queste verità, come vita della propria vita, perché era ancora troppo bambino nelle cose del cielo.

Vedete quando si parla della D.V. si parla di cielo, delle “cose di lassù”, come le chiama S. Paolo. Cose che, anche se presenti nella Sacra Scrittura, sono cose da conoscere oggi, perché nuove nelle modalità di applicazione nella nostra vita.

Diceva Gesù ai discepoli: “Se non capite quando vi parlo delle cose della terra, come potete comprendere se vi parlo delle cose del cielo?”

Oggi il linguaggio che Gesù potrebbe usare quando parla della sua volontà, è diverso da quello che usava quando era sulla terra.

Allora doveva salvare l’umanità, ora la vuole divinizzare.

Questo è il vento nuovo, la nuova Pentecoste che la Chiesa aspetta!

Quindi è chiaro che qui si vuole parlare di qualcosa non ancora conosciuto, qualcosa di “nuovo” e bello, da accostarlo alle “cose” che sono in cielo, la nostra patria.

A questo punto viene spontanea la domanda: come si fa a possedere questo dono?

Perché se mi affascina, lo desidero fortemente... voglio anche possederlo, è normale!

Questo modo lo vedremo in avanti.