Una goccia dal cielo - messaggio 7- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Una goccia dal cielo - messaggio 7

Il_giudizio_particolare

1 giugno 2020
 

La Bibbia dice:

Rm. 8,13 “...poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete”.

Questo è un avvertimento molto chiaro!

Quale vita preferite? Quella della carne o quella dello Spirito?

Se è così dobbiamo, con l’aiuto dello Spirito Santo, combattere tutte le opere carnali, non solo quelle che hanno a che fare col corpo (fornicazioni, impurità...), ma anche quelle che hanno a che fare con certe attività dell’anima (orgoglio, auto riempimento, giudizio, amarezza, non perdono, etc.).

Attenzione!

Tu puoi compiere opere che all’esterno sono apprezzate, approvate ma sono carnali perché hanno la fonte nel tuo IO egoistico e non in Dio.

Notate quello che Gesù dice a Nicodemo:

Giovanni 3.6: “Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito”.

Per esempio, se faccio il bene senza comprendere il bisogno di pregare, di cercare la guida di Dio, di dipendere da lui... sono IO che voglio, IO che penso, opero senza cercare l’aiuto di Dio.

E magari mi considero migliore degli altri.

A questo punto è inevitabile che attribuisca tutta la gloria a me stesso.

Tanti fanno tante opere buone nella comunità cristiana, però fanno affidamento sulle proprie abilità, sulle proprie capacità ma non si preoccupano di avere intimità con Dio e di lasciarsi guidare da lui per ricevere rivelazione e sapienza nel cuore.

E notate che il motivo per cui certe opere sono morte agli occhi di Dio, sta nell’aver riposto fiducia nella propria capacità.

Nota bene a volte si fanno opere che per noi sono buone (come iniziative sociali, sportive, etc.) ma non si fa l’opera che piace a Dio (per esempio: evangelizzare).

Ricordo che nei primi anni di ministero presso la Chiesa “Annunciazione del Signore ” avevo la sensazione di vedere uno striscione gigantesco agganciato alla rete di recinzione del campetto in erba, con una scritta biblica: “Se il Signore non costruisce la mia casa, invano faticano í costruttori!”, Salmo 126.

E infatti i primi anni di ministero, nonostante gli apprezzamenti esterni, furono fallimentari.

Non ero ancora entrato nella visione di Dio.

Perché tanti sfasci nelle famiglie? Perché genitori e figli sostituiscono Dio con il proprio “IO”!

Noi non possiamo fare opere buone con i nostri sforzi, le nostre capacità, prima o dopo arriva il fallimento.

Tanti non capiscono che va rinnegato tutto quello che ha la sorgente nella propria volontà (anche se sono opere buone).

Dice Gesù in Giovanni 6,63: “La carne non è di alcuna utilità”.

Che sia la carne dei sacerdoti, dei leader, degli operatori pastorali anche se compiono buone opere, perdono tempo.

S. Paolo scrivendo ai cristiani di Roma diceva:

Rm 8,6-8: “Ma i desideri della carne portano alla morte. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio”.

Di solito si fa distinzione fra le opere buone e quelle cattive.

Dio osserva invece quali sono le motivazioni interiori, le intenzioni del cuore.

Perché ci sono opere che non sono motivate dal desiderio di piacere a Dio.

Se aiuti un povero per un tornaconto, o per togliertelo dai piedi si tratta di un’opera morta.

Ma se aiuti i poveri perché ti ricordi che ogni cosa che fai a loro la fai a Gesù (Mt 25,40) allora è un’opera che piace a Dio.

1Corinzi 13,3: “E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova”.

Le opere che non sono ispirate da Dio sono carnali, a volte quanto l’immoralità, l’impurità, la lussuria e così via.

Quando qualcuno si converte, inizia una vita nuova in Cristo. È un’esperienza straordinaria. È pieno di fuoco e parla a tutti di Gesù. Ma dopo, poco per volta gli passa.

Il primo amore si raffredda.

Perché?

Perché dopo la conversione bisogna puntare alla crescita per raggiungere sempre mete più alte.

Quando avevo cinque anni pensavo al cono gelato e alle caramelle. Quando avevo 8 anni ero più interessato alle raccolte di figurine. Quando avevo 18 anni sognavo la patente, la Laurea. A 20 anni di trovare un posto in banca, etc.

La vita è un continuo crescere e rinnovarsi.

Gesù è venuto per darci una vita in abbondanza (Gv. 10,10).

Non è venuto per darci un codice di regole, ma una vita nuova.

Domandiamoci:

“Ho questa vita nuova in me in continua crescita? Sto camminando secondo la volontà di Dio o secondo la mia volontà?”

Gesù diceva a S. Faustina Kowalska: “La causa delle tue cadute dipende dal fatto che conti troppo su di te stessa e ti appoggi troppo poco su di Me! Abbandona te stessa e rimani continuamente con me. Affida tutto a me e non far nulla di tua iniziativa ed avrai sempre una grande libertà di Spirito...!”.

Il credente non deve nutrire la più piccola fiducia in sé stesso.

Mai pensare di essere più avanti degli altri nel cammino spirituale. Dobbiamo perdere ogni fiducia nel nostro IO.

Galati 5,13: “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri”.

Mettiamo da parte anche il più piccolo granello di orgoglio.

Romani 13,14: “Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri”.

Dobbiamo esaminare con cura i nostri pensieri per scoprire le ultime briciole di orgoglio.

Dobbiamo stare attenti quando conversiamo a non dare spazio alla carne con le nostre parole.

Se le nostre parole non sono suggerite dallo Spirito Santo è meglio tacere.

E lo stesso principio vale per le nostre azioni.

Dio non guarda alle apparenze delle nostre opere ma guarda se ci sono motivazioni interiori carnali.

1Pietro 2,11: “Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all’anima”.

Nel caso di nuove cadute, esaminiamo noi stessi.

Se vogliamo crescere dobbiamo accettare che gli altri (il sacerdote, il leader...) ci aiutino.

Ma soprattutto guardiamo Gesù per trovare tutta la forza per cambiare realmente?

Luisa Piccarreta, Vol 3 del 12 gennaio 1900

Gesù è venuto in uno stato compassionevole. Teneva le mani legate strettamente ed il volto coperto di sputi, e parecchie persone che lo schiaffeggiavano orribilmente.

E lui se ne stava quieto, placido, senza dire una parola e muovere un lamento... neppure un muovere di ciglia, per far vedere che lui voleva soffrire quegli oltraggi, e questo non solo esternamente, ma anche internamente.

Che spettacolo commovente, da fare spezzare i cuori più duri!

Quante cose diceva quel volto con quegli sputi pendenti, imbrattato li fango! Io mi sentivo inorridire, tremavo, mi vedevo tutta superbia innanzi a Gesù.

Mentre stava in quest’aspetto Lui mi ha detto: “Figlia mia, soltanto i piccolini si lasciano maneggiare come si vuole; non quelli che sono piccoli di ragione umana, ma quelli che sono piccoli di ragione divina.

Io posso dire che sono umile, mentre nell’uomo ciò che si dice umiltà, piuttosto si deve dire conoscenza di sé stesso, e chi non conosce sé stesso cammina già nella falsità”.

Per qualche minuto Gesù ha fatto silenzio ed io me ne stavo a contemplarlo...

Mentre ciò facevo ho visto una mano che portava una luce, che frugando nel mio interno, voleva vedere se fosse in me la conoscenza di me stessa e l’amore alle umiliazioni e alle confusioni ed agli obbrobri.

Luisa diceva tra sé: «Un Dio per amor mio umiliato e confuso, ed io peccatrice senza queste somiglianze!

Un Dio stabile, fermo nel sopportare tante ingiurie, tanto che non si muove un tantino per scuotersi da quegli sputi fetenti!

Ma vedo che non le catene lo legano, ma la sua stabile Volontà che a qualunque costo vuol salvare il genere umano.

Ed io? Dove sono le mie umiliazioni? Dove la fermezza, la costanza nell’operare il bene per amor del mio Gesù e del mio prossimo?

Mentre Luisa si perdeva in queste considerazioni, Gesù dice: “L’opera della Redenzione in pochissimo tempo potevo operarla ed anche con una sola parola.

Ma volli per il corso di tanti anni, con tanti stenti e patimenti, fare mie le miserie dell’uomo; volli esercitarmi in tante diverse azioni per fare si che l’uomo fosse tutto rinnovato, divinizzato anche nelle minime opere, perché in quanto esercitate da me che ero Dio ed Uomo, ricevevano uno splendore nuovo e restavano con l’impronta di opere divine.

La mia Divinità nascosta nella mia Umanità,

• [volle] scendere a tante bassezze, assoggettarsi al corso delle azioni umane, mentre con un solo atto di Volontà avrei potuto creare infiniti mondi,

• [volle] sentire le miserie, le debolezze altrui, come fossero di questa mia umanità,

• e [volle] vedere questa Mia Umanità, coperta di tutti i peccati degli uomini innanzi alla divina giustizia e che ne dovevo pagare il castigo col prezzo di pene inaudite e con l’effusione di tutto il mio sangue.

• così esercitavo continui atti di profonda umiltà, ed eroica.

Era stata questa la causa di tutti i mali che inondano la terra, cioè la mancanza di umiltà; nessuna preghiera ascoltano le mie orecchie e muove a compassione il mio cuore, se non è profumata dall’olezzo dell’umiltà.

Se la creatura non giunge a distruggere quel germe d’onore, di stima e questo si distrugge col giungere ad amare di essere disprezzata umiliata, confusa, sentirà un intreccio di spine intorno al cuore, avvertirà un vuoto nel suo cuore che le darà sempre fastidio”.

Luisa per comprendere la differenza tra la conoscenza di sé stessi e l’umiltà si avvale di immagini e dice:

Un povero conosce che è povero, ed anche a persone che non lo conoscono, manifesta schiettamente la sua povertà.

Si può dire che conosce sé stesso e dice la verità, e per questo viene più amato, muove gli altri a compassione del suo misero stato e tutti l’aiutano. Tale è il conoscere sé stesso.

Se poi quel povero, vergognandosi di manifestare la sua povertà si vantasse che lui è ricco, mentre tutti sanno che lui non tiene neppure le vesti come coprirsi e muore di fame, che avviene?

Tutti lo disprezzano, nessuno l’aiuta e diviene oggetto di burla e di ridicolaggine a chiunque lo conosce; ed il misero, andando di male in peggio, finisce col perire.

Tale è la superbia innanzi a Dio ed anche innanzi agli uomini. Ed ecco che chi non conosce sé stesso già esce dalla verità e precipita nella via della falsità.

Ora l’umiltà. Per esempio un ricco che spogliandosi, per amore delle umiliazioni, delle sue nobili vesti, si copre di miseri cenci, vive sconosciuto, a nessun manifesta chi egli sia.

Si confonde coi più poveri, vive coi poveri come se fosse loro pari, fa sue delizie i disprezzi e le confusioni, ed ecco l’umiltà, sorella della conoscenza di sé stesso”.

Filippesi 2,5-8: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”.

Si, l’umiltà chiama la grazia. l’umiltà spezza le catene più forti, qual è il peccato.

L’umiltà supera qualunque muro di divisione tra l’anima e Dio ed a lui la ritorna.

L’umiltà è la piccola pianta, ma sempre verde e fiorita, non soggetta ad essere rosa dai vermi, né i venti, la grandine, il caldo potranno portarle danno, né farla minimamente appassire.

L’umiltà, sebbene è la più piccola pianta, ma manda fuori rami altissimi, che penetrano fin nel cielo e s’intrecciano intorno al cuore di nostro Signore e solo i rami che escono da questa piccola pianta hanno libera l’entrata in quel cuore adorabile.

L’umiltà è l’ancora della pace nelle tempeste delle onde del mare di questa vita.

L’umiltà è sale che condisce tutte le virtù e preserva l’anima dalla corruzione del peccato.

L’umiltà è l’innesto gentile che ingentilisce la pianta selvatica.

L’umiltà è il tramonto della colpa.

L’umiltà è la neonata della grazia.

L’umiltà è qual luna che ci guida nelle tenebre della notte di questa vita.

L’umiltà è la chiave della porta del cielo, sicché nessuno può entrarvi, se non si tiene ben custodita questa chiave.

Infine, l’umiltà è il sorriso di Dio e di tutto il cielo ed il pianto di tutto l’inferno.

Sei abituato a lamentarti e a brontolare in una circostanza negativa?

Ora sai che tutto concorre al bene di coloro che amano il Signore secondo il Suo piano, Rm 8,28.

Vi sono peccati che nascondi a te stesso e al confessore?

Ora sai che un tale atteggiamento offende Dio che conosce i pensieri del tuo cuore, Salmo 139.

Sei angustiato, pieno di paura per il futuro?

Dio ti ha promesso che non ti avrebbe lasciato né abbandonato, Ebrei 13,5.

Oppure vuoi forse essere tu a controllare un’area della tua vita, senza dipendere dallo Spirito Santo?

Per poter cambiare la tua vita, l’unica via è mettere a morte la carne, andare alla Croce inchiodarla là e permettere allo Spirito Santo di prendere in mano la tua vita per cambiarla.

Intanto confessiamo il nostro, peccato e crediamo nella purificazione, mediante il Sangue di Gesù:

2Corinzi 7,1: “In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio”.