Una goccia dal cielo - messaggio 6, parte 1- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Una goccia dal cielo - messaggio 6

Il_giudizio_particolare

25 maggio 2020
 

Osea 6,3: “Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia di autunno, come la pioggia di primavera, che feconda la terra”.

Il più grande favore che Gesù può fare ad un’anima è farle conoscere se stessa. Quanto più conosceremo noi stessi, tanto più conosceremo Dio.

E qui, e solo qui, troveremo la pace del cuore, quella pace che solo Gesù può dare.

Gesù ci vuole per lui, vuole che poggiamo la nostra vita solo in lui. È geloso anche del nostro respiro e cerca sempre di attirarci a lui nell’intimità per darci la sua pace:

Osea 11,4: “Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare”.

Purtroppo noi abbiamo un alto concetto di noi stessi. Riteniamo di essere capaci di fare tante cose, di fare tanto bene.

Attribuiamo a noi ogni merito, pretendiamo la stima e l’apprezzamento degli altri. E quando arrivano le lodi nel segreto del nostro cuore siamo tanto compiaciuti.

Questa non è la verità del nostro essere. Per questo abbiamo bisogno di illuminazione dall’alto.

Cosa succede quando la luce entra in una stanza dove ci sono tenebre?

La luce mette in fuga le tenebre e mette bene in vista le cose che ci sono dentro, belle e brutte che siano.

Fa vedere se c’è ordine o disordine, se è pulito o se è sporco.

Allo stesso modo, quando la luce della verità entra in un’anima, fa scomparire le tenebre, e si vede il vero e il falso, ciò che è del tempo e ciò che è eterno, e l’anima vivendo in questa luce Divina acquista grazia e bellezza nel suo essere e nel suo agire.

Impariamo a dire: “Padre santo, ti prego per questa mia anima. Fate o Padre adorabile che io possa camminare nella tua luce, affinché le mie azioni siano tanto conformate con le Tue, da non poter distinguere le mie azioni dalle Tue, così da poter compiere in me ciò che avete disposto!”.

Chiediamoci: chi cammina nella luce?

Le anime che vogliono vivere nella volontà di Dio.

Questa luce può raggiungere vertici altissimi al punto che Gesù ti dice: “È tanto l’amore che ti porto, che sono costretto a nasconderlo in parte, perché tu non impazzisca e possa continuare a vivere, perché se te lo facessi vedere tutto, non solo impazziresti, ma moriresti d’amore subito. La tua debole natura resterebbe consumata dalle fiamme del mio Amore!”.

Allora dicevamo che per conoscere Dio, dobbiamo conoscere il nostro nulla.

Il nostro nulla ha un nome: la carne:

Galati 5,17: “…la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste”.

La carne, dice la Bibbia, va crocifissa.

Non possiamo sconfiggere la carne con le nostre capacità.

Dopo la conversione purtroppo succede questo.

Crediamo che la vittoria sulla carne dipenda dalla nostra forza e registriamo più sconfitte che vittorie.

Noi non possiamo correggere, educare, lavare la carne.

Prova a fare un bagnetto al maialetto.

Lo lavi, lo profumi, lo porti nel salotto con una scocca rossa, poi lo lasci andare. Che cosa fa il maialetto. Appena fuori sulla strada si precipiterà subito sulla prima pozzanghera che incontra per rotolarsi nel fango.

La carne deve essere crocifissa, neutralizzata nella sua totalità e nella sua pretesa di fare anche opere buone!?!?

Galati 5,24: “Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri”.

Attenzione!

Non serve chiedere a Dio in preghiera per renderci migliori, più spirituali, se prima la carne non è crocifissa.

Però non possiamo pretendere che Dio faccia tutto.

Dio non ti libera dalla carne senza la tua collaborazione.

E se non sei liberato dalla carne, significa che stai servendo Dio con la carne, magari raffinata, spiritualizzata, ma sempre carne è.

E finché l’IO carnale si sforza di volere fare qualche cosa, Dio non può agire in lui.

Immaginate un leader, un Padre in casa, un prete in Chiesa che svolge il suo ruolo con la carne, cioè con i propri sforzi, con la propria volontà senza confrontarsi con Dio!

Guardate l’agire di Gesù:

Giovanni 5,19: “In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non le vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa”.

E noi possiamo fare qualcosa da noi stessi?

Gesù dice: Niente! (Gv. 15,5)

Quando un cristiano lotta, si sforza e alla fine dice “Io non so perché sono così debole...” significa che ancora non ha capito niente!

Noi tutti abbiamo bisogno di arrivare al punto di dire:

“Signore, sono incapace di fare la minima cosa per Te, però mi affido a Te, perché Tu compia ogni cosa in me!”

Da dove cominciare?

Leggiamo cosa dice Gesù a Luisa Piccarreta, Volume 2 del 7 agosto 1899:

Gesù a Luisa: “Quanto più ti annienterai e conoscerai il tuo nulla, tanto più la mia Umanità, spiccando (staccando) raggi di luce, ti comunicherà le mie virtù”.

Luisa: “Signore, sono tanto cattiva e brutta che faccio orrore a me stessa, che sarà innanzi a Voi”.

E Gesù: “Se tu sei brutta, sono Io che ti posso rendere bella”.

La base della vita spirituale è la conoscenza di sé, del proprio nulla.

1Corinzi 4,7: “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?

A S. Caterina da Siena Gesù disse: “Io sono colui che è, tu sei colei che non è!”

Per questo Gesù disse a Luisa: Vol. 2, 2 giugno 1899, Gesù le parla della conoscenza di noi stessi:

“Il mio dolcissimo Gesù questa mattina mi ha voluto fare toccare son le proprie mani il mio nulla. Nell’atto che si è fatto vedere, le prime parole che mi ha indirizzato sono state: “Chi sono io e chi sei tu?”

Pur in queste due parole vidi due luci immense: in una (luce) comprendevo Dio, nell’altra (luce) vedevo la mia miseria, il mio nulla.

Mi vedevo non essere altro che un’ombra, come quell’ombra che fa il Sole nell’irradiare la Terra, che dipende dal Sole, che passando per essa (per la terra) ad altri punti, l’ombra finisce d’esistere fuori del suo splendore.

Così l’ombra mia, cioè il mio essere, dipende dal mistico Sole Iddio, che in un semplice istante può disfare quest’ombra.

Che dire poi, come ho deformato quest’ombra che il Signore mi ha dato non essendo neppure mia? Fa orrore a pensarlo: puzzolente, putrida, tutta verminosa.

Eppure in questo stato così orrido ero costretta a stare innanzi ad un Dio così santo. Oh, come sarei stata contenta se mi fosse stato dato di nascondermi nei più cupi abissi!

Dopo ciò, Gesù mi ha detto: “Il favore più grande che posso fare ad un’anima è il farle conoscere sé stessa. La conoscenza di sé e la conoscenza di Dio vanno di pari passo.

Per quanto conoscerai te stessa, altrettanto conoscerai Dio.

L’anima che ha conosciuto sé stessa, quando vede che da sé non può operare niente di bene, Dio la trasforma in Sé stesso e ne deriva che in Dio fa tutte le sue operazioni.

Succede che l’anima sta in Dio e cammina presso di lui senza guardare, senza investigare, senza parlare;

In una parola, come morta, perché conoscendo a fondo il suo nulla non ardisce di fare niente da sé, ma ciecamente segue il corso delle operazioni del Verbo”.

A me sembra che all’anima che conosce sé stessa succede come a quelle persone che vanno sulla nave, che mentre passano da un punto all’altro, senza fare un passo da sé stesse fanno dei lunghi viaggi, ma tutto in virtù della nave che le trasporta.

Così l’anima. mettendosi in Dio come le persone in nave, fa dei sublimi voli nella via della perfezione, ma conosce appieno che non è essa, ma virtù di quel Dio benedetto che la porta in sé.

Oh, come il Signore favorisce, arricchisce, concede grazie più grandi all’anima che sa attribuire tutto a Dio e non a sé!

Oh anima che conosci te stessa, quanto tu sei fortunata!

Luisa ha avuto una doppia illuminazione:

* una luce soprannaturale in cui comprendeva chi era Dio

* e un’altra luce in cui vedeva la sua miseria e il suo nulla.

Miei cari è una grazia da chiedere perché noi - chi più, chi meno - abbiamo un alto concetto di noi, ci stimiamo qualcosa,

e questo perché anche se facciamo un cammino di fede, ancora non conosciamo in profondità Dio.

Quanto più conosceremo Dio, tanto più conosceremo noi stessi e questo è il favore più grande che Dio ci possa fare.

A questo punto avverrà in noi una trasformazione: non oserai fare più niente con le tue forze, starai come morto perché sei consapevole della tua impotenza.

Allora ti lascerai guidare da Dio, operando come Gesù:

Rm 8,14: “Sono figli di Dio quelli che si lasciano guidare dallo Spirito di Dio”.

Il nostro IO dovrebbe essere un canale attraverso il quale passa l’amore di Dio, invece è diventato l’obiettivo del nostro amore folle. Ma amare sé stesso, la propria volontà è egoismo, è carne, ed è questo attaccamento alla propria volontà umana che deve essere affrontato e risolto.

Gesù indica che soltanto qualcosa di drastico come una croce, solo la croce, può rompere questo profondo attaccamento alla propria volontà.

Matteo 16,24: “Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua»”.

Rinnegare sé stesso significa rinnegare la propria volontà umana.

Rinnegare la propria volontà umana fu quello che capitò ad Abramo quando Dio gli disse di offrire il figlio Isacco in sacrificio. Abramo si è fidato di Dio. Avrà detto: Dio mi ha promesso un figlio e una discendenza come le stelle… lo farà risuscitare!

Quale croce può neutralizzare il mio io egoistico, la mia volontà umana?

Se tu chiedi ad una donna sposata: “Qual è la tua croce?”, forse ti risponderebbe: “Aspetta mezzora e te lo presento quando torna a casa dal lavoro!”.

La sua croce è una persona che la irrita e la frustra.

Altre persone considerano come croce la malattia oppure la perdita di una persona cara, la mancanza di soldi o altre situazioni difficili.

Se tu speri che qualcuna di queste croci ti liberi dal tuo IO e possa renderti meno egoista, mi dispiace, devo dirti che nessuna di queste cose lo potrà fare, anzi, i problemi e le malattie possono renderti più egocentrico di prima, a meno che non porti queste croci con atteggiamenti interiori che piacciono a Dio.

Guardiamo Gesù: Vol. 6, 20 maggio 1905, modo di soffrire:

Stavo pensando – dice Luisa, quando Gesù restò tutto slogato sulla Croce - e dicevo tra me: “Ah, Signore, quanto potesti restare compenetrato da queste sì atroci sofferenze, e come la vostra anima potette restare afflitta!”. In questo mentre, è venuto e mi ha detto: «Figlia mia, io non mi occupavo delle mie sofferenze, ma mi occupavo dello scopo delle mie pene, e siccome nelle mie pene vedevo compiuta la volontà del Padre, soffrivo e nel mio stesso soffrire trovavo il più dolce riposo».

Oh, quanto è diverso il modo che tengono le anime! Se soffrono o operano non hanno né l’attenzione al frutto che possono ricavare né lo scopo di adempiere la volontà divina. Si concentrano tutte nella cosa che fanno e non vedendo i beni che possono guadagnare né al dolce riposo che porta la Volontà di Dio, vivono infastidite e tormentate e fuggono quanto più possono il patire e l’operare credendo di trovare riposo, e vi restano più tormentate di prima”.

Mt 11,29: “Prendi il mio giogo sopra di te e impara da me, che sono mite e umile di cuore, e troverai ristoro per la tua anima”.

Il suo giogo è la sua volontà.

Allora rinunzia alla tua volontà e vivi nella Sua volontà nella Sua vita divina, nel Suo amore.

Mt 11,30: “Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”, dice Gesù.

La nostra volontà umana deve entrare in questo giogo per rinunciare alla propria pretesa di dominare, spadroneggiare.

Questo implica ogni giorno un atto di rinuncia alla volontà umana che ha sempre avuto una posizione di dominio e di potere assoluto.

Ora è arrivato il tempo di spodestarla, di detronizzarla.

Gesù nel Getsemani, sebbene esente da peccato, nella sua parte umana desiderò non morire sulla Croce e quando sudò sangue, per l’angoscia e la paura, Gesù lottò contro la volontà egoistica dell’uomo ribelle per sottometterla alla volontà di Dio.

Lc 22,42: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.

Non è escluso che il diavolo abbia provato a scoraggiarlo:

“Non ce la farai mai ad andare avanti. Sei fatto della stessa umanità di cui sono fatti loro. Guarda! Non sono riusciti a stare svegli con Te neppure un’ora!”.

Ma sappiamo quale scelta ha fatto Gesù: dire no alla sua volontà umana e dire sì alla volontà divina.