L'inferno - parte 2- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

L'inferno - parte 2

Il_giudizio_particolare

GIOVEDÌ 9 APRILE 2020

L’amore e la grazia di Dio assediano la vita umana e Dio vuole che tutti gli uomini si salvino, ma non toglie loro la libertà di accogliere o di rifiutare l’amore di Dio.

L’insegnamento della Chiesa ribadisce quanto Dio ha rivelato.

Così leggiamo al n. 1035 del CCC:

“La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte subiscono le pene dell’inferno. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità, per le quali è stato creato e alle quali aspira”.

Oggi si è molto attenuata la coscienza del peccato e delle sue conseguenze nefaste sulla vita e nella società.

Direi meglio: si è perso il senso del peccato.

Il peccato è stato normalizzato: rapporti prima del matrimonio, aborto, adulterio, pornografia on-line, dipendenza, ecc.

Il peccato non è più peccato... viene esaltato come se fosse un bene. È un piacere di cui non si può fare a meno.

Attenzione...

Una volta che l’uomo di oggi perde li senso del peccato, non comprende più quello che Dio ha rivelato sulla perdizione eterna.

In questa luce, si comprende che l’inferno non è una punizione che Dio infligge... ma un male che vuole l’uomo stesso.

Che cosa è il peccato? È un distaccarsi da Dio.

Quando il peccato arriva ad essere mortale, la separazione da Dio è consumata e noi siamo come tralci staccati dalla vite.

Ricordi che cosa dice Gesù? “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano”, Gv 15,5-6.

Gesù vuole che dimori in lui...

Se tu decidi di non stare con lui... sei gettato nel fuoco...

Di solito Dio viene gradualmente espulso dalla vita. Prima lo si ignora, e oggi sono moltitudini quelli che lo ignorano..., poi lo si nega e infine lo si combatte.

L’uomo costruisce già sin da ora, su questa terra, la situazione di perdizione eterna.

Gesù paragona il peccatore a un tralcio secco. È un’immagine di morte.

Riesci a rappresentarti la morte spirituale?

Non hai mai incontrato uomini senza coscienza, senza pietà, senza un barlume di umanità?

Nella vita di ogni giorno non sono forse esistite e non esistono persone violente, avide, spietate, lussuriose, ingannatrici, superbe, vigliacche?

Quelle in una parola che S. Caterina da Siena chiama nei suoi scritti “demoni incarnati”?

A volte noi inorridiamo di fronte a fatti raccapriccianti della storia o della cronaca in tv, che sono così orribili e chi si fa fatica a crederli veri. L’opinione pubblica agisce emotivamente, ma poi dimentica in fretta.

Invece bisogna riflettere su come si arriva a certi abissi di perversione e meditare sulla condizione di certe persone. L’uomo può trasformare sé stesso in un essere malvagio. È l’uomo che costruisce in sé stesso l’inferno.

Giunto al punto di tenebra assoluta, prigioniero volontario del male con il cuore chiuso, egli entra nello stadio di impenitenza finale, non si pente dei peccati, e nel gravissimo pericolo di perdizione eterna. L’inferno è già nel cuore.

Il 13 maggio 1917 la Vergine Santissima appare a due ragazzine, Lucia di 11 anni e Giacinta di 7, e a un ragazzetto di 9 anni, Francesco, tre pastorelli semplici e buoni che recitavano sempre le preghiere.

Verso mezzogiorno, interrompendo i loro giuochi, i fanciulli recitarono come al solito il santo Rosario. Dopo ritornarono ai loro giuochi. A un tratto un lampo li abbagliò. Spaventati guardarono il cielo: non c’era nemmeno una nube e il sole era splendente. Temendo qualche vicino temporale, radunano le pecore e si avviano per ritornare a casa. A metà della strada, ecco un nuovo lampo più abbagliante del primo... Doppiamente atterriti affrettano il passo, ma un po’ più avanti si fermano interdetti e attoniti per la meraviglia. Dinanzi a loro scorgono una bellissima Signora più splendente del Sole.

Si svolse subito un piccolo dialogo tra la Signora e Lucia:

«Di che paese siete?» domanda la ragazzina.

- «Il mio paese è il Cielo» - rispose la signora.

... viene dal Cielo... dal Cielo... - rifletté Lucia:

«Allora mi sapreste dire se io andrò in Cielo?»

- «Si, vi andrai» - rispose la Signora.

- «E mia cugina Giacinta?» - «Anche lei»

- «E mio cugino Francesco?» - «Egli pure...» -.

Incoraggiata dalla bontà della Celeste Signora, Lucia volle sapere ancora la sorte di due ragazze, sue amiche e morte da poco e ne ebbe la risposta che la più giovane (di 16 anni) era già in Paradiso, l’altra (sui 20 anni) era in Purgatorio... -.

Nella terza apparizione del 13 luglio la Madonna mostrò ai tre fanciulli l’Inferno.

Scrive Lucia: «Vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in quel fuoco i diavoli e le anime, in forma umana, come brace trasparente e nera o bronzea, che fluttuavano nell’incendio e venivano trasportate, assieme a nuvole di fumo, dalle fiamme che uscivano da loro stesse. Esse cadevano da ogni parte, uguali al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio tra grida e gemiti di dolore e disperazione che suscitavano orrore e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni roventi».

Spaventati e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna, che ci disse con bontà e tristezza: «Avete visto l’Inferno dove vanno le anime dei poveri peccatori! Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se farete quello che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace”. La Madonna dice pure: “Quando recitate il Rosario, dopo ogni mistero dite: O Gesù mio, perdonateci, liberateci dall’inferno, portate in cielo tutte le anime, soprattutto quelle più bisognose”.

Da notare che al tempo delle apparizioni della Madonna Lucia de Jesus aveva 10 anni, Francesco e Giacinta Marto rispettivamente 9 e 7 anni.

Riconosco che le rivelazioni che vi presento in questo insegnamento, possono suscitare sgomento e terrore e anche domande del tipo:

- come è possibile che Dio punisca, e per sempre, creature che peccano, travolte dalle passioni, per fragilità e miseria?

- come e possibile immaginare che queste persone precipitino nell’inferno non per un tempo limitato, 100, 1.000 anni... ma per l’eternità?

Rispondere a queste domande ci porterebbe lontano.

Ma dico soltanto che Dio dà la grazia a tutti di salvarsi e all’inferno ci va chi vuole andarci. Pertanto preferisco raccontare alcune rivelazioni fatte ad anime privilegiate che possano rassicurarci e aprirci gli occhi spirituali.

Un giorno Gesù diceva a una serva di Dio, morta nel 1916, suor Benigna Consolata Ferrero dell’Ordine della visitazione:

“Le anime più miserabili, più deboli, più inferme, sono i clienti più buoni dell’amore, quelli che la misericordia stima di più... e queste anime splenderanno in Cielo come gemme e saranno la corona della Divina Misericordia. Io non cerco altro che di usare sempre misericordia; l’usare la giustizia per me è come andare contro corrente, mi tocca fare violenza! Io, Dio di amore, vado in cerca di ciò che il mondo disprezza, aborrisce, abbandona, cioè dei poveri peccatori, e dopo averli convertiti, con le finezze della mia carità e con le industrie della mia misericordia, se trovo la corrispondenza che cerco, ne faccio dei capolavori di santità”.

Gesù diceva ancora a suor Benigna: “scrivi Benigna, apostolo della mia Misericordia, che la principale cosa che desidero che si sappia è che IO SONO TUTTO AMORE e che la più grande pena che si potrebbe fare al mio Cuore sarebbe dubitare della mia Bontà. Il più grande danno che il demonio fa alle anime - dopo aver fatto loro commettere il peccato - è la sfiducia. Se un’anima confida ha ancora la strada aperta, ma se il demonio giunge a chiudere il cuore con la sfiducia, oh quanto mi tocca lottare per riconquistare quell’anima! È certo che cento peccati mi offendono più di uno, ma se quest’uno fosse la diffidenza mi ferirebbe il cuore più di cento altri, perché la mancanza di fiducia ferisce il mio Cuore nel più intimo: amo tanto gli uomini”.

Queste parole concordano e confermano quanto Gesù disse a S. Caterina da Siena: “I peccatori che in punto di morte disperano della mia misericordia, mi offendono molto più gravemente e mi disgustano più con questo che con tutti gli altri peccati commessi… La mia Misericordia è un numero infinito di volte maggiore di tutti i peccati che si possono commettere ad una creatura”.

Sempre a suor Benigna, Gesù diceva:

“L’anima non abbia mai paura di Dio perché egli è sempre pronto a usarle Misericordia. E il più grande piacere che possa avere il Cuore di Gesù è quello di condurre al suo Padre il maggior numero possibile di peccatori. Quando un’anima si pente delle sue colpe e le deplora con tutto il cuore, credi tu che Io sia cosi duro da non riceverla? l peccati possono essere enormi e numerosi, ma purché pentiti e umiliati si ritorni a Me, sono sempre pronto a perdonare tutto, e tutto dimenticare, anche le colpe più gravi e vergognose diventano per l’anima la pietra fondamentale della sua perfezione”.

Miei cari, il nostro desiderio sia sempre di amare, di amare Gesù e sempre di più, per riempire i vuoti di amore, le mancanze di amore verso lui e il prossimo.

Il suo amore misericordioso l’ha fatto scendere a Betlemme e salire sulla Croce per morire al posto nostro.

L’amore in Gesù arriva fino all’eccesso, sino alla follia. Dunque amiamolo anche noi sino alla follia, viviamo piacendo a lui, amandolo ogni giorno sempre di più. Alcuni dicono che il salvarsi è cosa difficile.

Io direi piuttosto che non è cosa facile dannarsi, perché bisogna svincolarsi dalle braccia di Gesù!

Non vivete nel timore, la legge del timore fu spezzata sul calvario: vivete di amore e annunciate a tutti la Misericordia del Cuore di Cristo.

Se ne ha tanto bisogno.

Un giorno Gesù, fece vedere l’inferno a suor Benigna, e le disse:

“Vedi, Benigna, quel fuoco! Sopra a quell’abisso, lo ho steso, come un reticolato, i fili della mia misericordia, perché le mie anime non vi cadessero dentro. Però quelli che si vogliono dannare vanno lì per aprire con le proprie mani quei fili e cadere dentro. Ed una volta che vi sono dentro neppure la mia bontà li può salvare. Queste anime sono inseguite dalla mia misericordia, più di quanto non sia inseguito un malfattore dalla polizia, ma esse sfuggono alla mia misericordia! La porta della mia misericordia non è chiusa a chiave, ma è solo socchiusa; per poco che la si tocchi, la si apre. Anche un bambino la può aprire, anche un vecchio che non ha più forza.

La porta della mia giustizia invece è chiusa e l’apro solo a chi mi costringe ad aprirla, ma Io spontaneamente non l’aprirei mai”.

Tante volte, vedendoci miseri, facili a cadere nel peccato, indegni, siamo tentati di sfiducia.

Questo è il momento di capire che l’amore di Gesù è senza limiti, che la sua misericordia è senza confini, è infinita.

Dobbiamo capire che il sogno ardente di Dio è che tutti siano salvi.

Leggiamo 1Tim 2,4: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità”.

Per Gesù il perdonare è una gioia e il Paradiso si rallegra e fa festa con lui per ogni peccatore pentito (leggi Lc 15,16).

Quindi dire sempre “No” allo scoraggiamento e alla diffidenza e accostarsi sempre a Gesù con fiducia e confidenza perché Lui ci ama di un amore eterno.

Non dimentichiamo che tra la giustizia del Padre e la miseria di noi peccatori c’è un ponte di speranza: GESÙ.

“Guarda - Egli dice - la mia mangiatoia, la mia Croce, la mia Eucaristia. Fiducia! Voglio colmare l’abisso della tua paura con l’abisso della mia misericordia. Quello che più mi offende è la tua diffidenza”.

Il più grande peccato di Giuda non è stato il suo tradimento, ma il fatto che non ha creduto all’amore misericordioso di Gesù.

Comprendiamo dunque che Gesù è venuto per i peccatori, e che chiede amore e fiducia.

Capì bene questo il buon ladrone... Lui legato alla sua croce, osserva Cristo. Gesù inchiodato alla Croce, parla e dice:

“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”, Lc 23,24.

Gesù non si riferiva soltanto ai romani, ai sacerdoti, ai farisei, agli anziani del popolo, ma anche a noi oggi.

Il ladrone è molto toccato da queste parole e lo sguardo di grazia e di misericordia di Gesù illumina il suo cuore di una fede viva.

• confessa la divinità di Gesù e vede lo schifo, la bruttura dei propri delitti;

• mette fiducia nell’amore misericordioso di Gesù;

• si pente e chiede perdono al Divino crocifisso: “Signore, ricordati di me quando sarai nel Tuo Regno”, Lc 23,42.

Il buon ladrone era un criminale, non sappiamo quanti delitti aveva commesso, ma importa poco. Il suo pentimento e la sua fiducia bastano perché Gesù, dall’alto della Croce, canonizzi il primo santo: “Oggi sarai con me in Paradiso”.

Diceva Gesù a suor Consolata: S. Disma in Croce (S. Disma è il nome del buon ladrone) ha un solo atto di confidenza in me e tanti peccati, ma in un istante è perdonato e nel giorno stesso del suo ravvedimento entra a possedere il mio Regno ed è un Santo. Vedi il trionfo della Mia misericordia e della confidenza in Me! O Consolata, tu confida sempre... perché lo sono buono, sono immensamente buono e misericordioso e non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”.

A questo punto, per ravvivare la speranza di quelle anime che soffrono perché hanno paura di non salvarsi, riporto ancora quanto Gesù diceva sempre a suor Consolata il 15 dicembre 1935:

“Consolata, sovente anime buone, anime pie, con una frase diffidente feriscono l’intimo del mio cuore: Chissà se mi salverò! Apri il Vangelo e leggi le mie promesse. Alle mie pecorelle ho promesso: “lo do loro la vita eterna e in eterno non periranno e nessuno le strapperà dalle mie mani” (Gv 10,28). Hai capito Consolata? Nessuno può strapparmi un’anima. Perché allora il dubbio, “Chissà se mi salverò”, se io nel Vangelo ho assicurato che nessuno può strapparmi un’anima e che do a questa anima la vita eterna e quindi non perirà. Credimi, Consolata, all’inferno ci va chi vuole, cioè chi vuole veramente andarci perché, se nessuno può strapparmi un’anima dalle mani, l’anima, per la libertà concessale, può tradirmi, rinnegarmi e passare di propria volontà al demonio. Oh, se invece di ferire il mio Cuore con queste diffidenze, pensaste un po’ al Paradiso che vi attende, perché io vi ho creati non per l’inferno ma per il Paradiso, non per andare in compagnia del demonio, ma per godermi eternamente nell’Amore. Vedi, Consolata, va all’inferno chi vuole andarci... pensa come e stolto il vostro timore di dannarvi.

Dopo che per salvare la vostra anima ho versato il mio sangue.

Dopo che per una intera esistenza l’ho circondata di grazie, di grazie, di grazie... all’ultimo istante della vita, quando sto per raccogliere il frutto della Redenzione e quindi quest’anima sta per amarmi eternamente, Io, che nel Santo Vangelo ho promesso di dare ad essa la vita eterna e che nessuno me la strapperà di mano, me la lascerò rubare dal demonio, dal mio peggior nemico?

Ma Consolata si può credere a questa mostruosità?

Vedi si danna chi vuole andare all’inferno di proposito e quindi ostinatamente rifiuta la mia immensa misericordia, perché lo non rifiuto il perdono a nessuno, a tutti offro e dono della mia immensa misericordia, perché per tutti ho versato il mio Sangue, per tutti!

No, non è la moltitudine dei peccati che danna l’anima, perché lo la perdono se essa si pente, ma è l’ostinazione a non volere il perdono, a volersi dannare”.

Tale ostinazione, dice s. Tommaso, equipara gli uomini ai demoni.

Il Santo Curato D’Ars, San Giovanni Vianney, diceva: «Non è Dio a dannarci, siamo noi con i nostri peccati. I dannati non accusano Dio, ma accusano sé stessi».

Quindi Dio vuole salvare tutti - 1Tim. 2,4: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” - però, avendoci dato il dono della libertà, vuole la nostra collaborazione.

Dio vuole che il peccatore si converta e si salvi, per cui lo chiama e richiama continuamente per fargli lasciare il peccato e arricchirlo della sua grazia.

Ma se il peccatore, fino all’ultimo istante della sua vita terrena, disprezza, rifiuta la misericordia di Dio, che l’invita al pentimento, e rimane ostinato nel suo peccato, andando all’inferno, di chi è la colpa? Di Dio o del peccatore? Evidentemente del peccatore.