L'inferno - parte 1- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

L'inferno - parte 1

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LUNEDÌ 6 APRILE 2020

Un lunedì, mentre mi apprestavo ad iniziare l’Adorazione Eucaristica presso la Parrocchia “Annunciazione del Signore”, bussa alla porta del mio ufficio un leader, entra e compiaciuto mi consegna una pagina del quotidiano Repubblica datato 26 marzo 2007, con il titolo a caratteri cubitali: “Non se ne parla ma l’inferno c’è”.

Nell’articolo si narra che Papa Benedetto XVI visitando una parrocchia romana e commentando la vicenda dell’adultera, vedi Giovanni 8,1-11, afferma che perdono e salvezza divina sono doni che ogni uomo nel corso della sua vita ha la possibilità di accettare a patto che ammetta le sue colpe e prometta di non peccare più. E a quanti continuano a peccare senza mostrare nessuna forma di pentimento per questi, rammenta il Papa, la prospettiva è la dannazione eterna, l’inferno, perché l’attaccamento al peccato può condurci al fallimento della nostra esistenza.

Gesù è venuto per dirci che ci vuole tutti in Paradiso e dell’inferno del quale poco si parla in questo nostro tempo esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore.

Parliamo dell’inferno non per il gusto di terrorizzare le anime, ma piuttosto per amore di esse, per sentirci motivati a camminare verso il cielo. Oggi in gran parte si è perduto ogni senso di peccato e di responsabilità. Il peccato è stato normalizzato. I peccati, soprattutto impuri, dilagano come uno tsunami che travolge tutto e tutti. Pensate alla pornografia online, ai rapporti intimi prima del matrimonio e così via. Si guazza nel fango, si profana tutto e tutto questo è visto con una indifferenza incredibile e spesso se ne fa addirittura aperta difesa ed esaltazione.

Una situazione morale e spirituale peggiore di quella del tempo del diluvio del quale la Sacra Scrittura dice che l’uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra, leggi Genesi 6,5-13.

Ed i peccati mortali, quelli che cioè privano l’anima della grazia e della vita divina, uccidendola e dandola in braccio a satana hanno tutti come epilogo, se non ci si pente, la dannazione eterna.

Una parola questa che a ben riflettere dovrebbe far tremare le vene ed i polsi.

In effetti preferiremmo parlare di ben altri argomenti che riempiono l’anima d’amore e di speranza, ma non si può assistere alla fine tragica di tanti fratelli, nei nostri tempi soprattutto, senza fare qualcosa.

Lo so bene – scriveva San Giovanni Crisostomo – che queste parole riguardanti l’inferno sono pesanti ed affliggono chi l’ascolta. Il mio cuore ne è turbato ed è pieno di spavento quanto più vedo che la dottrina dell’inferno è solidamente provata tanto più tremo e vorrei sottrarmi per la paura. Ma è necessario che dia queste cose affinché non cadiamo nell’inferno. Vorremmo quasi scusarci di dover parlare di tale argomento ma ci consigliamo nel Cristo stesso, Iddio incarnato per gli uomini, per la loro salvezza, lui stesso ha parlato più volte dell’inferno e lui stesso ha mandato i suoi santi a parlare di ciò.

Sarà vero quanto detto da Natuzza Evolo la mistica di Paravati (Catanzaro) a cui in una apparizione del 15 agosto 1988 la Madonna avrebbe detto: “Io sono l’immacolata concezione. Il mio cuore è trafitto dalla spada e tutto il mondo intero che pensa a mangiare, a divertirsi e a vestirsi bene mentre c’è gente che soffre. Pensa solo per il corpo mai un pensiero a Dio. I peccatori di tutto il mondo ed in modo particolare i religiosi cadono nell’inferno come le foglie degli alberi”.

Il compendio del CCC al n. 212 si esprime così: “L’inferno consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta il peccato mortale. La pena principale dell’inferno sta nella separazione eterna da Dio nel quale unicamente l’uomo ha la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira. Cristo esprime questa realtà con le parole: «Via lontano da me maledetti nel fuoco eterno», Matteo 25,41”.

Il compendio del CCC al n. 213 si pone pure la domanda: “Come conciliare l’esistenza dell’inferno con l’infinita bontà di Dio”. Risponde così: “Dio pur volendo che tutti abbiano modo di pentirsi, v. 2Pietro 3,9, tuttavia avendo creato l’uomo libero e responsabile rispetta le sue decisioni pertanto è l’uomo stesso che in piena autonomia si esclude volontariamente dalla comunione con Dio se fino al momento della propria morte persiste nel peccato mortale rifiutando l’amore misericordioso di Dio”.

L’inferno, ha principio con la caduta degli angeli che creati buoni da Dio si sono trasformati in malvagi perché con libera ed irrevocabile scelta hanno rifiutato Dio ed il suo regno dando così origine all’inferno.

La religione cattolica insegna pure che la dannazione all’inferno è il castigo riservato a tutti gli increduli ed i trasgressori coscienti dei suoi comandamenti.

Apocalisse 21,8: “Per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E questa è la seconda morte”. Apocalisse 22,15: Essi non avranno parte al regno ed alla felicità eterna, “Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna!”.

La riflessione e la meditazione sull’inferno è, prima di tutto, raccomandata dalla Sacra Scrittura dove, lo si sa, Dio stesso parla attraverso l’autore sacro.

Così il Siracide al versetto 7,36 ammonisce: “In tutte le tue opere ricordati della tua fine e non cadrai mai nel peccato”. La parola fine si riferisce alle ultime verità, cioè alla morte, al giudizio, al Paradiso.

E ancora leggiamo Siracide 7,16-17: “Non unirti alla moltitudine dei peccatori ricordati che la collera divina non tarderà, umiliati profondamente perché castigo dell’empio sono fuoco e verme”.

Gesù stesso invita a temere e a far di tutto per sfuggire alla dannazione: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo ma non hanno il potere di uccidere l’anima, temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella geenna”, vedi Matteo 10,28; “Meglio entrare nella vita monco o zoppo che avere due mani e due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno”, Matteo 18.8; “Se il tuo occhi di scandalizza cavalo, è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo che essere gettato con due occhi nella geenna dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue”, Marco 9,42; l’apostolo Paolo a sua volta dice: “Attendete la vostra salvezza con timore e tremore”, Filippesi 2,12.

In breve la Scrittura invita a ricordare i novissimi, e cioè gli eventi che seguiranno la fine della vita, morte, giudizio, inferno e paradiso. Satana al contrario invita a non pensare, a non drammatizzare, a godersi la vita quando si è giovani soprattutto nel pieno delle forze fisiche ed intellettuali.

Si darà ascolto più alle illusioni di satana, il menzognero per eccellenza, che alla parola di Dio?

Può Dio ingannare l’uomo e volere il suo male?

LE PENE DELL’INFERNO.

Le anime in stato di dannazione soffrono l’assenza di Dio. È chiamata dalla teologia classica la “pena del danno” e ogni genere di inimmaginabili tormenti sensibili, la cosiddetta “pena del senso”.

L’assenza di Dio.

Il più grande tormento dei dannati è il non poter più vedere Dio. Per coloro che vivono sulla terra, immersi come sono, nei piaceri dei sensi e distratti da mille cose, il non poter vedere Dio potrebbe ritenersi come qualcosa di insignificante. Finché infatti si vive quasi solo di piaceri, di materia, l’uomo può vivere anche senza Dio, come se egli non esistesse affatto. E purtroppo così vivono milioni di uomini tutti ingolfati nel lavoro, nei piaceri della terra, nel guadagno di denaro e di beni dalle mille attrattive. Spogliato però del suo corpo, attenzione, e venuto del tutto meno il mondo delle cose passeggere si avvertirà da tutti il peso di quella irresistibile, innata tendenza Dio, che è l’eterno, l’infinito, la pienezza, la vera felicità che soddisfa in tutto. Nel cuore del dannato c’è questa indistruttibile e fortissima tendenza verso Dio e nello stesso tempo una spaventosa ed irresistibile avversione che lo porta a odiarlo con odio inestinguibile, a bestemmiarlo incessantemente. È come un’onda portata inesorabilmente sulla spiaggia, egli tende e si lancia verso Iddio e sempre ne è ricacciato. Quel Dio mille volte offertosi nell’amore e nell’abbraccio e nel perdono e mille volte rifiutato ora per il dannato è il vero bene dal quale si sente per sempre escluso. La sua infelicità e la sua disperazione stanno soprattutto qui.

La pena del senso.

Alla pena del danno cioè dell’assenza di Dio è congiunta pure la pena del senso e cioè quell’insieme di sofferenze che affliggono il corpo dell’uomo attraverso i suoi cinque sensi, vista, udito, gusto, odorato e tatto. I dannati pur spogliati nel corpo ne soffrono come se lo avessero.

“Il Signore – dice Santa Teresa d’Avila – volle farmi sentire in Spirito quelle pene ed afflizioni, pene dell’inferno, come se le soffrissi nel corpo”.

Perciò i dannati vedono continuamente immagini e spettacoli orrendi, sono frastornati da clamori e urla spaventose, sentono fetori da non dire, come pure sono tormentati da contatti e pressioni e cose del genere per tutto l’essere.

Le pene del senso consistono prima di tutto e soprattutto nel fuoco che brucia e tortura i dannati fin dalle radici stesse del loro essere.

Si obietterà: come può il fuoco torturare l’anima e lo spirito?

A parte che Dio può tutto e quindi può fare pure che il fuoco tocchi e tormenti lo spirito, si deve ricordare che il fuoco dell’inferno, pur essendo il vero fuoco, come insegna la Chiesa, non è della stessa natura del nostro fuoco materiale. La Sacra Scrittura parla soprattutto di fuoco ardente e di zolfo, di arsura dilaniante, di pianto spaventevole, di tenebre esteriori, di rimorsi laceranti, rimorsi per le grazie sciupate, di tempo dedicato a banalità e peccati, per le tante possibilità di beni perduti, etc. etc., di odori ributtanti e fetori che emanano come da corpi in putrefazione.

Come in Paradiso ci sarà ogni bene senza alcun male così nell’inferno ci sarà ogni male senza alcun bene.

Nel vangelo di San Marco 16,28 l’inferno è chiamato “luogo dei tormenti”.

Il catechismo di San Pio X afferma: “L’inferno è il patimento della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene”.

I peccatori hanno preferito a Dio creatore le creature e tutte le soddisfazioni che essi potevano trovare in sé stessi o negli altri. Perciò le stesse creature, le stesse potenze dell’anima, gli stessi sensi del corpo avranno il loro castigo ed il loro tormento”.

Dò qualche accenno.

  • Pene dell’immaginazione. Essa, l’immaginazione, presenterà al dannato tutti i piaceri e le delizie godute sulla terra ma ora finite per sempre. Gli presenterà alla fantasia le immense gioie del cielo che per lui ormai sono irraggiungibili. Per questo il dannato digrigna i denti e si consuma di rabbia.
  • Pene della memoria. Che ricorderà al dannato gli innumerevoli peccati con tutte le circostanze e le malizie che gli hanno meritato l’inferno e gli ricorderà tutte le grazie ricevute, tutti gli avvertimenti e consigli di cui se ne avesse fatto profitto ora non sarebbe in quel luogo di tormenti.
  • Pene dell’intelligenza. Sulla terra le passioni, l’ignoranza o la leggerezza molte volte possono offuscare la verità ma nell’inferno le verità sulle quali in vita si tentò di passare con indifferenza e disprezzo saranno dinanzi al dannato in tutta la loro evidenza. Dunque il peccato non era una cosa da nulla. L’inferno non è una invenzione dei preti. Dio della cui misericordia e bontà si è tanto abusato, c’è, esiste veramente, ed ora lui non potrà più amare il buon Dio ma dovrà odiarlo per sempre.
  • Pene della volontà. Non era tanto difficile salvarsi. Moltissimi altri pur nelle stesse condizioni di vita hanno dotato i mezzi che Gesù Cristo ha lasciato alla Chiesa e si sono salvati. Dio nella sua infinita misericordia lo aveva richiamato fino all’ultimo istante della sua vita terrena. Ma lui si è rifiutato. La sua scelta è stata fatta per sempre.
  • Pene dei sensi. Dopo la resurrezione anche il corpo con tutti i suoi sensi parteciperà con l’anima ai tormenti infernali. Gli occhi non vedranno altro che volti spasimanti di dannati e di demoni dall’aspetto orribile. L’udito non ascolterà altro che lamenti, urla, imprecazioni e bestemmie. L’odorato sarà colpito dai fetori più nauseanti. Il gusto soffrirà una sete inestinguibile. Il tatto con tutto il corpo sarà tormentato dal fuoco, fuoco non metaforico, figurato, come viene interpretato da alcuni, ma fuoco vero, reale, di natura misteriosa che fa sentire i suoi effetti terrificanti non solo sul corpo ma anche sull’anima, anche sui demoni che sono puri spiriti senza corpo. Un fuoco che brucia sempre senza consumare mai. Un fuoco più terribile di quello della terra. Il fuoco terreno, infatti, è stato creato da Dio a nostro servizio per il nostro bene mentre il fuoco infernale è stato creato castigo di satana e dei sui angeli ribelli.

Altre pene dei dannati. La compagnia dei demoni che sfogheranno su di loro il loro odio contro Dio, torturandoli per tutta l’eternità. La compagnia dei dannati. Se per qualche circostanza ci capita di trovarci tra persone ineducate dal linguaggio volgare e blasfemo, con persone sporche, maleodoranti, con persone che ci guardano con occhio bieco e ostile, etc., con quale ansia in questa terra non aspettiamo l’occasione ed il momento di sottrarci a quella insopportabile situazione. Ebbene nell’inferno il dannato si troverà in una situazione immensamente più infelice ed eterna in compagnia di dannati molto più spregevoli e che si odiano l’un l’altro con grande accanimento. In particolare Giobbe parla di un luogo tenebroso coperto dalla caligine di morte, di regione di miseria e delle tenebre dove regna l’ombra di morte, il disordine e l’orrore eterno. Giobbe 10,21-22 “Prima che me ne vada, senza ritorno, verso la terra delle tenebre e dell'ombra di morte, terra di oscurità e di disordine, dove la luce è come le tenebre”. Perché anche una pena, nel senso oltre a quella del danno, perché il peccato oltre ad essere offesa di Dio è godimento ed esaltazione folle delle creature. Dice Sant’Agostino, lo dice in latino “Aversio a Deo et conversio ad creaturas” cioè allontanamento da Dio per andare verso le creature. E perciò il peccato va castigato sia per il colpevole allontanamento da Dio e sia per la disordinata preferenza accordata alle creature anziché a Dio.

Siamo di fronte ad un mistero tremendo. Non siamo capaci di immaginare la reale condizione di chi sta all’inferno e di che cosa sia l’inferno. Ma lo sgomento aumenta quando si pensa all’eternità, all’eternità dell’inferno. Non finirà mai! Mai! C’è chi nega l’esistenza dell’inferno, c’è chi dice che non è eterno oppure è vuoto ma nessuno può affermare cose non tenendo conto di ciò che è stato rivelato nella Sacra Scrittura.

La meditazione sull’inferno aiuta a comprendere l’estrema serietà della vita. Infatti è certo che chi si danna è esclusivamente per colpa sua.

Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno. Questa è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio, un peccato mortale in cui si persiste sino alla fine. Così si legge nel CCC n. 1037. L’inferno non è il risultato di una punizione divina ma di una decisione umana. L’inferno comincia già in questa vita quando l’uomo rifiuta Dio ed il suo amore.

Gesù afferma che l’inferno è stato preparato per il diavolo ed i suoi angeli, Matteo 25,41.

L’inferno è cominciato quando lucifero ed i suoi angeli non hanno accettato la signoria di Dio creatore. Quando viene a mancare colui che è la vita, arriva la morte eterna che è tenebra, rabbia, odio e disperazione. Anche per gli uomini l’inferno incomincia in questa vita quando loro stessi con una serie di scelte sulle vie del male, aggiungono peccato al peccato, compiono opere malvagie finché la loro volontà viene pietrificata nel rifiuto del bene e di Dio.

Dio, lo sappiamo, è misericordia e non cessa mai di offrire grazie di conversione al peccatore. Perché il figlio di Dio si è fatto uomo? Sappiamo qual è la risposta. Ogni anima è costata il sangue di Gesù Cristo e a tutti Dio offre incessantemente il suo perdono, qualunque peccato abbia commesso. Anche a Giuda che Gesù ha chiamato amico nel momento del tradimento è stato offerto il perdono, ma anziché versare lacrime di pentimento, come Pietro, andò ad impiccarsi. Leggiamo infatti in Matteo 27,3-5 “Giuda il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “Che ci riguarda, veditela tu”. Ed egli gettate le monete d’argento nel Tempio si allontanò e andò a impiccarsi”.

Come vedi la causa dell’inferno è il rifiuto ostinato della misericordia di Dio da parte dell’uomo.

Il punto critico è la libertà dell’uomo. L’uomo ha il potere in questa vita di accogliere Dio nel suo cuore. In questo modo si genera dentro di lui il Paradiso, perché la luce, la gioia, la pace, l’amore di Dio è presente nel suo cuore. Ma l’uomo può sperimentare l’inizio dell’inferno, quando lo elimina, quando rifiuta Dio e si separa da lui percorrendo le vie dell’egoismo e del peccato. L’uomo nel tempo della prova su questa terra può scegliere liberamente fra il bene e il male, fra la luce e le tenebre, fra l’amore e l’egoismo. Dalle sue scelte dipende il destino eterno, la felicità eterna o la perdizione eterna.

Dio non manda nessuno all’inferno anzi aspetta tutti in Paradiso.