L'inferno - parte 5- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

L'inferno - parte 5

Il_giudizio_particolare

LUNEDÌ 3 mAggIo 2020

La grande tradizione spirituale ci dice da una parte che la misericordia di Dio è infinita, che la potenza di Cristo è grande.

La Madonna a Medjugorje dice che Dio ci vuole salvare tutti.

1Tim 2,3-4: “Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità”.

Ma dall’altra parte la medesima tradizione ci dice: fate attenzione perché molte anime vanno all’inferno.

Ci conforta molto il fatto che per andare all’inferno bisogna rifiutare Dio e il suo amore.

Gesù ha detto a Padre Pio: “La mia misericordia ha stabilito che nessuno vada all’inferno, senza che lo sappia”.

È ciò che ha detto anche la Madonna a Medjugorje: “Ci va chi ci vuole andare”.

Inferno: parola che ci ripugna e ci inquieta. Il parlarne non è fare del “terrorismo psicologico”, ma è un richiamare al drammatico rischio nel quale tutti ci possiamo trovare: quello di fallire la vita per l’eternità..., ho detto per l’eternità.

Anche se ci ripugna il pensiero di un eterno fallimento, non possiamo negare una realtà rivelata della Parola di Dio.

L’inferno esiste. È una tragedia eterna possibile per tutti. È per tutti un gravissimo pericolo che potrebbe essere fatale, per sempre.

San Girolamo, padre e dottore della Chiesa, era un grande biblista, morto a Betlem nel 420 dopo Cristo. È colui che ha detto “Chi non conosce la scrittura, non conosce Cristo”.

Quando a S. Girolamo venne chiesto perché si fosse ritirato in una grotta a Betlem a vivere da eremita penitente, egli rispose: “Mi sono condannato a questa prigione perché temo l’inferno”.

Un gigante di dottrina e di santità come S. Girolamo teme l’inferno. Noi invece senza dottrina e senza santità, né ci preoccupiamo, né vogliamo affatto pensare all’inferno.

Se poi parliamo dell’inferno a qualcuno che vive nel mondo, ti dirà: “Ma ancora a queste cose credi? Sono favole del Medio Evo, inventate dai preti”.

S. Paolo rapito al terzo cielo, pieno di santità, teme di non ottenere la corona che dura sempre (l’eternità), teme in altri termini di potersi dannare:

1Cor. 9-24-26.27: “Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre” (per l’eternità) “anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato”.

In nota a questi versetti nella Bibbia di Gerusalemme, si legge: “Paolo invita i forti ad imitarlo sacrificando i loro diritti per la carità, in vista della ricompensa celeste, così come gli atleti si privano di tutto pur di ottenere il premio”.

Noi invece con una superficialità che fa spavento, pensiamo di evitare l’inferno per il fatto che facciamo un cammino di fede...

Ma non ci accorgiamo poi in fin dei conti, che spesso facciamo - con una leggerezza impressionante - le stesse cose che fanno quelli del mondo, seguiamo le mode del mondo, guardiamo in tv cose che dovremmo evitare, navighiamo in certi siti di internet che non piacciono a Dio.

Insomma ci lasciamo travolgere dagli intrattenimenti che offre il mondo come se fossimo dei pagani.

E allora mi chiedo: “se non c’è differenza tra noi credenti e quelli del mondo, che testimonianza possiamo dare ai lontani quando evangelizziamo? Come possiamo dire ai perduti che l’inferno c’è e Gesù ne parla ben 18 volte nel Vangelo?”

Come al solito, molti preferiscono stare seduti nei salottini di Facebook per fare taglio e cucito e parlare di cose frivole e mondane.

San Clemente Hofbauer, Apostolo di Vienna, andò a visitare un moribondo miscredente e fu accolto con insulti.

- “Vattene al diavolo, frate! Perché non te ne vai?”

- “Perché voglio vedere come muore... un dannato!”, risponde il Santo.

A queste parole il moribondo restò colpito. Ammutolisce. Intanto S. Clemente invoca la Madonna con ardore.

Dopo poco, si ode il moribondo singhiozzare. Infine esclama: “Padre mio, perdonatemi, accostatevi”.

Si confessa tra le lacrime e muore invocando Maria rifugio dei peccatori.

“La misericordia immensa di Maria - ha scritto San Giovanni Crisostomo - salva un gran numero di infelici che, secondo le leggi della divina giustizia, andrebbero dannati”.

Affidiamoci a Lei, dunque con ogni fiducia.

San Giovanni Bosco, parlando ai giovani diceva:

“Pensa che se andrai all’inferno non ne uscirai mai più! Nell’inferno infatti non solo si soffrono tutte le pene, ma si soffrono in eterno. Passeranno 100 anni da quando sarai nell’inferno, ne passeranno 1.000, e l’inferno incomincerà allora; ne passeranno 100 mila, 100 milioni, passeranno milioni di secoli e l’inferno sarà al suo inizio.

Se un Angelo portasse ai dannati la notizia che Dio li vuole liberare dall’inferno quando saranno passati tanti milioni di secoli, quante sono le gocce d’acqua del mare, le foglie degli alberi e i granelli di sabbia della terra, questa notizia riempirebbe di gioia l’inferno.

“È vero - direbbero i dannati - che devono passare tanti secoli, ma un giorno finiranno!”.

Invece passeranno questi secoli e tutti i tempi immaginabili, e l’inferno sarà sempre da capo!

Se almeno il povero dannato potesse ingannare sé stesso e illudersi pensando: “Chissà che forse un giorno Dio mi potrà fare uscire da questo tormento...”.

Ma neppure questo sarà possibile, perché è lo stesso dannato, che in punto di morte ha tenuto ferma la sua volontà contro Dio, a non volerla cambiare ora che è entrato nella eternità.

Sarà lui stesso a volere per sempre quelle fiamme che lo bruciano, quei demoni che lo tormentano, e a respingere per sempre quel Dio che ha offeso.

Ciò che deve riempire di spavento noi che siamo ancora su questa terra, è il pensiero che quella eterna fornace è continuamente aperta sotto i nostri piedi, e che basta un solo peccato mortale per cadervi dentro.

Mio amico, capisci? Una pena eterna per un solo peccato mortale che forse commetti con tanta facilità!

Ascolta dunque il mio consiglio: se la coscienza ti rimorde per qualche peccato mortale (fosse anche uno solo...) va presto a confessarti e comincia subito una vita buona.

Per questo scegliti un santo sacerdote al quale potrai ricorrere per chiedere aiuto e, se necessario, per fare una confessione che abbracci tutta la tua vita.

Ricordati sempre che, pur di non cadere all’inferno, qualunque sacrificio che tu possa compiere è ben poca cosa, perché tutti i sacrifici di questo mondo durano poco mentre l’inferno dura per sempre!

“O Gesù, che sei morto sulla croce per preservarmi dall’inferno eterno, fa che anch’io muoia al peccato in questa vita per poter salvare l’anima nell’eternità”.

Non è sufficiente andare in chiesa.

Gesù ha dato un mandato e bisogna metterlo in pratica:

Mt 18,19: “Andate dunque e fate discepoli di tutte le nazioni”, perché dice Gesù in Mt 7,13-14: “…larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!”.

Parola di Gesù questa.

Ecco perché noi proponiamo un cammino di fede, di grande impatto (le Cellule-Oikos) dove si ascolta la parola di Dio.

E chi crede, accetta Gesù nella propria vita, come Salvatore e Signore, cammina verso la salvezza.

I peccati separano da Dio e portano all’inferno.

E molti vivono già l’inferno su questa terra...

Pensate a quelle persone violente, avide, superbe, spietate, dedite alla fornicazione, all’adulterio, ad abitudini distruttive (alcool, droga, gioco d’azzardo, pornografia online, etc.), nonché a pratiche di occultismo e di magia.

Sono quelle persone che Santa Caterina da Siena chiama nei suoi scritti “Demoni incarnati”.

1Cor. 6,9-10: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci avranno in eredità il regno di Dio”.

Ma il peccato più devastante è l’incredulità.

Oggi i lontani non conoscono la Parola di Dio, e milioni e milioni di battezzati non la mettono in pratica.

Chi non crede è accecato dal nemico e si perde, così leggiamo in 2Cor. 4,3-4:

“E se il nostro vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio”.

La Bibbia afferma perentoriamente che per gli increduli è riservata la seconda morte (l’inferno).

Ap 21,7-8: “Chi sarà vittorioso erediterà questi beni: io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte”.

Io credo che l’inferno sia affollato da moltitudini di increduli. La Bibbia dice:

Gv 3,36: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui”.

Chi crede ha la vita eterna e il suo nome è scritto, nel Libro della vita:

Ap. 20,15: “E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco”.