L'inferno - parte 3- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

L'inferno - parte 3

Il_giudizio_particolare

GIOVEDÌ 20 APRILE 2020

 

Siamo di fronte a un mistero tremendo.

Non siamo capaci di immaginare la reale condizione di chi sta nell’inferno e che cosa sia l’inferno.

Ma lo sgomento aumenta quando si pensa all’eternità ed all’eternità dell’inferno: non finirà mai, mai.

Attenzione l’uomo oggi ha perso il senso del peccato e pertanto, non comprende più quello che Dio ha rivelato sulla perdizione eterna.

L’inferno non è una punizione che Dio infligge, ma un male che vuole l’uomo stesso.

Che cosa è il peccato? È un distaccarsi da Dio.

Quando il peccato arriva ad essere mortale, la separazione da Dio è consumata e chi pecca è come un tralcio staccato dalla vite.

Ricordi che cosa dice Gesù?

Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano”, Gv 15,5-6.

Gesù vuole che dimori in lui. Se tu decidi di non stare con lui sei gettato nel fuoco.

Leggiamo il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1033:

“Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi.

Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chi odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in sé stesso la vita eterna (1Gv. 3,14-15)”.

Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli (Mt 25,31-46).

Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati da lui per una nostra libera scelta.

Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno” (CCC n. 1033).

Apriamo la bibbia e leggiamo Ebrei 10:

v. 19-20: “Avendo dunque, fratelli, piena libertà di entrare nel santuario (cioè nel cielo) per mezzo del sangue di Gesù, per questa via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne…”; tutti possiamo entrare in cielo - se lo vogliamo - per mezzo del sangue di Gesù, cioè per mezzo dell’opera della Croce sul calvario.

v. 10,21: “…avendo noi un sacerdote grande sopra la casa di Dio”; è Gesù che in cielo intercede sempre per noi.

v. 10,22: “accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura”; accostiamoci cioè al cielo, dopo aver lavato i ns peccati nel sangue di Gesù.

v. 23: “Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso”; Gesù ci ha promesso la vita eterna, se osserviamo la sua parola. La ns speranza è il cielo… e Dio fa entrare in cielo chi è libero da ogni peccato.

v. 24: “Cerchiamo anche noi di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”; non dimentichiamo che al tramonto della vita saremo giudicati sulla carità, sull’amore verso Dio e verso il prossimo, Matteo 25,31-46.

Ebrei 10,25: “senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare”; se tu fai un cammino di fede, nella cellula-oikos, ogni incontro nelle case è un appuntamento con Gesù che vuole parlare al tuo cuore. Se tu non vai alla riunione nelle case, per motivi banali, sappi che Gesù ti aspettava. Voleva darti una parola perché tu possa camminare verso il cielo... ti aspettava... Ma ha atteso invano perché tu hai rifiutato il suo invito.

v. 25: “senza disertare le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma invece esortandoci a vicenda; tanto più che potete vedere come il giorno si avvicina”; c’è un giorno che si avvicina... quale giorno? È il giorno del giudizio. Non parlo del giudizio che ci sarà alla fine del mondo che nessuno conosce, ma del giudizio personale, particolare al momento della fine della tua vita. Quando morrai. Tu non sai quando morrai. Quanti anni hai? Come stai di salute? Hai visto il telegiornale in questi giorni? Comunica che già nel mondo più di 150 mila persone hanno lasciato questa terra a motivo del coronavirus. E ancora il contagio continua. Loro non se lo aspettavano, ma la morte quando arriva, non dà il preavviso a nessuno. Arriva in modo inaspettato e improvviso.

Ebrei 10,26 “Infatti, se pecchiamo volontariamente (è una nostra decisione) dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco che dovrà divorare i ribelli”; chiara l’allusione al giudizio dopo la morte e alle fiamme dell’inferno per i peccatori che muoiono senza pentimento.

v. 28: “Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quanto maggior castigo allora pensate che sarà ritenuto degno chi avrà calpestato il figlio di Dio e ritenuto profano (estraneo, inaccettabile) quel sangue dell’alleanza (il sangue di Gesù) dal quale è stato un giorno santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? Qui si allude a Mt 12,31-32: “Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. “A chiunque parlerà male del figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro”.

Concludiamo con Ebrei 10.30: “Conosciamo infatti colui che ha detto: a me la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: il Signore giudicherà il suo popolo”; l’autore sacro cita Dt 32,35-36, dove Dio dice: “Mia sarà la vendetta e il castigo, quando vacillerà il loro piede! Si vicino è il giorno della loro rovina e il loro destino si affretta a venire”.

Ebrei 10,31: “È terribile cadere nelle mani del Dio vivente! Allusione a un giudizio per la perdizione eterna.

L’autore sacro chiude dicendo al versetto 38: “Il mio giusto vivrà mediante la fede; ma se indietreggia, la mia anima non si compiace in lui. Noi però non siamo di quelli che indietreggiano a loro perdizione, bensì uomini di fede per la salvezza della nostra anima”. Bella, perentoria, potente questa decisione di camminare di fede in fede, per raggiungere il cielo, nostra patria.

Sull’esistenza dell’inferno, la bibbia è categorica e vi cito alcune scritture.

Mt 25,41-46: “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.

1Cor 6,9-10: “O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio (il Paradiso).

L’apostolo continua l’elenco in Gl 5,19-21: “Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso – dice San Paolo -, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio”.

In Mt 10,28, Gesù dice: “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna”.

“Geenna” è parola composta da “Ghe” che significa valle ed “Hennon”, che era il nome del padrone di una valle ai piedi del Sion, presso Gerusalemme, nella quale gli ebrei, caduti nell’idolatria, offrivano i loro figli a Molok, falsa divinità, sacrificandoli nel fuoco.

Il re Giosia, tolta via quest’orribile superstizione idolatrica, per rendere il luogo più abbominevole, ordinò che vi fossero gettate le immondizie della città ed anche i cadaveri dei giustiziati, che dovevano rimanere insepolti. Per distruggere i miasmi, cioè le esalazioni pestifere, vi si manteneva quasi sempre il fuoco acceso. Questo fatto diede a Gesù l’occasione di prendere la Geenna come immagine dell’inferno.

Esistenza dell’inferno, la natura delle sue pene e la durata eterna sono realtà sconvolgenti ci sono state rivelate in modo chiaro da Gesù stesso.

Vedi la parabola del ricco cattivo e del povero lazzaro, Lc 16,19-31.

Anche nella predicazione di Giovanni Battista vi sono accenni al castigo che colpirà chi non accoglie il Messia futuro.

Egli ha in mano la pala, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”, Mt 3,12.

Sono una trentina i testi del nuovo testamento, di cui una decina appartengono ai Vangeli, dove viene nominato l’inferno e il fuoco eterno.

Nella parabola dei pesci, paragona il regno di Dio a una pesca, nella quale si conservano in pesci buoni, mentre quelli cattivi vengono gettati via: “Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti”, Mt 13,49-50.

Ma è soprattutto nella descrizione del giudizio finale, dove egli stesso sarà il Giudice, che il diverso destino dei giusti e degli empi viene marcato con parole di fuoco, che segna il destino eterno di ognuno.

Ma chi ha praticato l’amore e ha servito Cristo nei fratelli vengono rivolte parole dolcissime di beatitudine eterna.

Mt. 25,34: “Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”.

Ma a chi ha consumato la sua vita nell’egoismo e nella chiusura del cuore e muore in questa situazione, viene rivolta una parola di maledizione che non potrebbe essere più tremenda: Mt 25,41: “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli”.

E poi il Vangelo conclude con la scena finale che chiude la storia: Mt 25,46: “E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.

Come vedi, dalle parole di Cristo non solo risulta con chiarezza l’esistenza dell’inferno e la sua eternità, ma anche la sua pena essenziale, che è la separazione eterna da Dio, che è vita e felicità.

L’amore e la grazia di Dio assediano la vita umana e Dio vuole che tutti gli uomini si salvino, ma non toglie loro la libertà di accogliere o di rifiutare l’amore di Dio.

Non so se sapete che io sono un ex allievo di Don Bosco. Da piccolo frequentavo gli Istituti dei Salesiani. Qui a Palermo praticavo l’Oratorio dei Salesiani a S. Chiara nei pressi di Ballarò.

Don Bosco è il santo dei giovani e i sacerdoti salesiani prolungavano la sua missione a favore dei giovani con molto zelo e passione. Ricordo che un sacerdote molto anziano - si chiamava don Pietro Livatino - mi scrisse in un bigliettino le seguenti parole: “Si vis finem vitae consegui, sis purus et humilis sicut Angeli Dei”, “Se vuoi conseguire lo scopo della tua vita, sii umile e puro come gli Angeli di Dio”.

S. Giovanni Bosco è nato il 16 agosto 1815 ed è morto il 31 gennaio 1888. Lui aveva spesso visioni straordinarie e reali, e un giorno ebbe la visione dell’inferno, che egli stesso raccontò ai giovani. “Mi trovai con la mia guida - l’Angelo Custode - in fondo ad un precipizio che finiva in una valle oscura. Ed ecco comparire un edificio immenso, avente una porta altissima, serrata. Toccammo il fondo del precipizio; un caldo soffocante mi opprimeva, un fumo grasso, quasi verde, si innalzava sui muraglioni dell’edificio e guizzi di fiamme sanguigne. Domandai: “Dove ci troviamo?” La guida mi rispose: “Leggi l’iscrizione che è sulla porta c’era scritto: Ubi non est redemptio!”, cioè: “Dove non c’è redenzione”. Intanto vidi precipitare dentro quel baratro prima un giovane, poi un altro ed in seguito altri ancora: tutti avevano scritto in fronte il proprio peccato. Esclamò la guida: «Ecco la causa precipua di queste dannazioni: i compagni, i libri cattivi e le perverse abitudini». - oggi dovremmo dire, le cattive compagnie, internet, rapporti sessuali prima del matrimonio, la pornografia online, ecc. - Domandai: ma dunque è inutile che si lavori tra i giovani, se tanti fanno questa fine? Come impedire tanta rovina? “Coloro che hai visto - dice la guida - sono ancora in vita. Questo però è il loro stato attuale e se morissero, verrebbero senz’altro qui!”. Dopo entrammo nell’edificio. Si correva con la rapidità del baleno. Lessi questa iscrizione: «Ibunt impii in ignem aeternum», cioè: «Gli empi andranno nel fuoco eterno». Vieni con me - soggiunse la guida -, mi prese per una mano e mi condusse davanti ad uno sportello, che aprì. Mi si presentò allo sguardo una specie d’immensa caverna, piena di fuoco. Certamente quel fuoco sorpassava mille e mille gradi di calore. Io questa spelonca non ve la posso descrivere in tutta la sua spaventosa realtà. Intanto all’improvviso, vedevo cadere dei giovani nella caverna ardente. La guida disse: “La trasgressione del sesto comandamento è la causa della rovina eterna di tanti giovani”. Ma se hanno peccato, si sono però confessati. Si sono confessati, ma le colpe contro la virtù della purezza le hanno confessate male o taciute affatto. Ad esempio, uno aveva commesso quattro o cinque di questi peccati, ma ne disse solo due o tre. Vi sono di quelli, che ne hanno commesso uno nella fanciullezza ed ebbero sempre vergogna di confessarlo, oppure l’hanno confessato male e non hanno detto tutto. Altri non ebbero il dolore e il proponimento; anzi, taluni, invece di fare l’esame di coscienza, studiavano il modo di ingannare il confessore.

E chi muore con tale risoluzione, decide di essere nel numero dei dannati e così sarà per tutta l’eternità.

Ed ora vuoi vedere perché la misericordia di Dio ti ha condotto qui? La guida sollevò un velo e vidi un gruppo di giovani di questo Oratorio, che io tutti conoscevo, condannati per questa colpa. Fra essi vi erano di quelli che in apparenza tengono buona condotta.

Continuò la guida. “Predica dappertutto contro l’impurità!”. Poi parlammo per circa mezz’ora sulle condizioni necessarie per fare una buona confessione e si concluse: “Mutare vita!... Mutare vita!... Cambiare vita!”.

Ora - soggiunse l’amico - che hai visto i tormenti dei dannati, bisogna che provi anche tu un poco di inferno! Usciti dall’orribile edificio, la guida afferrò la mia mano e toccò l’ultimo muro esterno; io emisi un grido... Cessata la visione, osservai che la mia mano era realmente gonfia e per una settimana portai la fasciatura”, così racconda San Giovanni Bosco.

L’Inferno visto dai veggenti di Medjugorje.

Anche i veggenti di Medjugorje videro l’inferno. I primi a vederlo furono Jakov, Vicka, e Marija. Una seconda visione l’ebbero Jakov e Vicka, guidati dalla Madonna, verso la metà di novembre 1981.

“Molta gente - dice loro la Madonna - sulla terra è ormai convinta che, dopo la morte, sia tutto finito. Ma questo è un grande errore. Qui siete solo di passaggio. Dopo la morte c’è l’eternità”.

Ed ecco quanto essi dicono. Dopo aver visto il paradiso e il purgatorio Jakov e Vicka, presi per mano dalla Madonna, vedono l’Inferno.

“È un posto terribile, nel mezzo c’è un gran fuoco, ma non come quello che conosciamo sulla terra. Abbiamo visto gente assolutamente normale, come quelli che si incontrano per la strada, che si gettavano da soli in quel fuoco. Quando ne uscivano assomigliavano a belve feroci che gridavano il loro odio e la loro ribellione e bestemmiavano. Era difficile credere che fossero esseri umani, tanto erano sfigurati, cambiati. Davanti a questo spettacolo eravamo, spaventati e non capivamo come una cosa così orribile potesse succedere a quella gente. Fortunatamente la presenza della Gospa (la Madonna) ci rassicurava. Abbiamo anche visto una ragazza molto bella gettarsi nel fuoco: dopo sembrava un mostro.

La Gospa allora ci ha spiegato quello che avevamo visto e ci ha detto:

“Quella gente è andata all’inferno di sua volontà. È una loro scelta, una loro decisione. Non abbiate paura! Dio ha donato a ciascuno la libertà. Sulla terra ognuno può decidersi per Dio o contro Dio”.

Certe persone sulla terra fanno sempre tutto contro Dio, contro la sua volontà, pienamente consapevoli: cominciano così l’inferno nel loro cuore; quando viene il momento della morte, se non si pentono, è lo stesso inferno che continua, dice la Gospa.

Le abbiamo allora chiesto: “Queste persone, un giorno, potranno uscire dall’inferno? “L’inferno non finirà, coloro che sono là non vogliono ricevere più niente da Dio, hanno scelto liberamente di essere lontani da Dio, per sempre! Dio non vuole forzare nessuna ad amarlo”. (...).

Alla fine la Gospa affida loro una missione: “Vi ho mostrato tutto questo, perché sappiate che esiste e lo diciate agli altri’.

Convertiti dalla paura.

Quanto bene possa fare il pensiero dell’Inferno, ce lo dice - un esempio tra i tanti - quanto avvenuto ai funerali di un famoso maestro della Sorbona di Parigi, Raimond Diocré. L’episodio, clamoroso e famoso, fu - al dire di un padre esorcista, p. Tomaselli - riportato dai Bollandisti (Gesuiti Belgi) ed analizzato rigorosamente in tutti i suoi particolari. Lo riportiamo qui nelle sue linee essenziali. Alla morte dunque del professore famoso, avvenuta a Parigi, si prepararono solenni funerali nella Chiesa di Notre-Dame. Vi parteciparono professori e uomini di cultura, autorità ecclesiastiche e civili, discepoli del defunto e fedeli di ogni ceto. La salma, collocata al centro della navata centrale, era coperta da un semplice velo. Si iniziò a recitare l’ufficio dei defunti. Arrivati alle letture bibliche, e precisamente alle parole: “Responde mihi: quantas habeo iniquitates et peccata...”, si udì una voce sepolcrale uscire da sotto il velo: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!”.

Con sgomento e paura si tolse il velo, ma la salma era ferma e immobile. Si riprese l’ufficiatura interrotta fra il turbamento generale. Arrivati al versetto predetto, il cadavere si alzò a vista di tutti e gridò: “Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!”. Spavento e terrore si impadronirono di tutti. Alcuni medici si avvicinarono allora alla salma ripiombata in piena immobilità, ma constatarono che il morto era veramente morto. A questo punto non si ebbe il coraggio di continuare il funerale, rimandando tutto all’indomani. Le autorità ecclesiastiche non sapevano cosa fare: alcuni dicevano, è dannato e perciò non si può pregare per lui: altri invece dicevano: non si può ancora parlare di dannazione certa, pur essendo stato accusato e giudicato.

Il Vescovo ordinò che si riprendesse a recitare l’ufficio dei morti. Ma al famoso versetto, nuovamente il cadavere si alzò e gridò: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!”. Ormai era sicuro che il defunto era dannato. Il funerale cessò e si credette bene non seppellire la salma nel cimitero comune.

Tra i presenti c’era un certo Brunone, discepolo e ammiratore del prof. Diocré, che rimase profondamente scosso da quanto accaduto. Pur essendo già un buon cristiano, decise di abbandonare tutto e darsi alla penitenza. Con lui altri decisero la stessa cosa. Brunone divenne il fondatore dell’Ordine dei Certosini o Trappisti, Ordine tra i più rigorosi della Chiesa Cattolica.

Ma a dissipare ogni dubbio e perplessità, opposti da sistemi pedagogici e psicologici ecc., è sufficiente ricordare che di Inferno ha parlato, - e in che modo! - la stessa Vergine SS ai tre bambini di Fatima, una di 10 anni, l’altra di sette anni e il terzo di cinque anni! Brutto segno allora che, oggi, quasi non si parli più dell’inferno.

In merito a ciò uno scrittore famoso Paul Claudel diceva: “Una cosa che mi turba profondamente è che i sacerdoti non parlano più dell’inferno. Lo si passa pudicamente sotto silenzio. Si sottintende che tutti andranno in cielo senza alcuno sforzo, senza alcuna convinzione precisa. Non dubitano nemmeno che l’inferno sta alla base del Cristianesimo, che fu questo pericolo a strappare la Seconda Persona alla Trinità e che la metà del Vangelo ne è piena. Se io fossi predicatore e salissi in cattedra, proverei in quel luogo il bisogno di avvertire il gregge addormentato dello spaventoso pericolo che sta correndo”.

L’inferno non è vuoto.

Oggi ci sono alcuni che dicono: l’Inferno c’è, però, non ci va nessuno perché Dio è infinitamente buono e misericordioso; è nostro Padre e quindi ci salverà tutti.

Qui ci sarebbe tanto da dire. Ma, per non allungare troppo l’argomento, non dobbiamo dimenticare che Dio è infinitamente misericordioso per chi si pente e si converte, ma è pure infinitamente giusto per chi, fino all’ultimo istante della sua vita terrena, rifiuta la sua grazia, rifiuta il richiamo che l’invita al pentimento.

All’inferno ci va chi ci vuole andare. Diceva Gesù a un’anima privilegiata, la mistica Suor Consolata Betrone: «L’impenitenza finale (cioè la mancanza di pentimento a fine vita e quindi l’ostinazione al male) è per quell’anima che vuole andare all’Inferno di proposito e quindi rifiuta ostinatamente la mia immensa misericordia, perché io ho versato il mio Sangue per tutti! No, non è la moltitudine dei peccati che danna l’anima, perché io li perdono se essa si pente, ma è l’ostinazione a non volere il mio perdono, a volersi dannare».

Che l’inferno non sia vuoto ce lo conferma la Vergine Santissima a Fatima. Nella quarta apparizione, domenica 19 agosto 1917, la Madonna, velata di tristezza, dice ai tre fanciulli, Lucia, Giacinto e Francesco: «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate che molte, molte anime vanno all’Inferno, perché non c’è chi si sacrifichi e preghi per loro».

Pensiamo a che cosa sarebbe l’assenza del Sole per la Terra. Molto più è l’assenza di Dio per la creatura, fatta a sua immagine e somiglianza.

Per completare il quadro di rovina eterna che l’uomo si costruisce col peccato, è bene ancora fare riferimento a quelle parole di Gesù che troviamo in Mt 25,41: «Poi dirà a quelli alla sua sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli”.

Come pure è bene fare riferimento all’Apocalisse 20,10: “E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli”.

L’esito finale è l’impenitenza, il non pentirsi, e l’odio contro Dio senza nessuna possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte (CCC n. 393).

In gergo popolare si dice che all’inferno ci va chi ci vuole andare.

La ragione però si smarrisce quando si considera l’eternità delle pene. Per quanto si tratti di una verità sconvolgente, nessuno può sentirsi autorizzato a tacere o a cambiare la parola stessa del Salvatore.

Dio ha assegnato a ognuno un tempo nel quale si decide l’eternità.

È qui e ora che devi decidere. Attento quindi a non svilire la tua vita, a non buttarla e a non percorrere spensieratamente strade pericolose.

Il piano di Dio sulla vita umana è chiaro e sapiente. Egli dà un tempo per decidere liberamente se accettarlo nella vita o rifiutarlo.

Non è forse meraviglioso pensare che basta un po’ di buona volontà da parte tua per avere in dono un destino eterno di felicità e amore?

Quanti si salvano? Per meritare l’inferno basta un solo peccato mortale, uno solo.

Visto come gli uomini vivono, c’è veramente da dubitare che tutti si salvino.

“Morire in peccato mortale senza essersi pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta” (CCC n. 1034).

Gesù dice infatti:

Mt 7,13-14: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!”.

Bisogna quindi pregare, offrire sacrifici per la conversione dei peccatori ed evangelizzare per portare anime a Cristo.