Il Purgatorio - parte undicesima- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte undicesima

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23 agosto 2020

“I peccati veniali sono pustole (piccoli tumori della pelle) che in vero non uccidono l’anima, ma la rendono deforme in modo orrendo, quasi fosse percossa da schifosa lebbra” (S. Cesario).

Qoelet 10,1: “Una mosca morta guasta l’unguento del profumiere…”.

Il peccato veniale è dannoso all’anima?

È dannoso all’anima perché la raffredda nell’amor di Dio, la dispone al peccato mortale e la rende degna di pene temporanee in questa vita e nell’altra, in Purgatorio.

Chi ha l’abitudine al peccato veniale perde l’orrore della colpa, indurisce l’anima e alla fine precipita nell’abisso del peccato mortale, quasi senza accorgersene.

“Nessuno d’un tratto diventa scellerato: quelli che precipitano in abissi di iniquità cominciano dal poco” (S. Bernardo).

Dobbiamo rispondere ad una domanda:

Può il credente evitare tutte le colpe veniali?

Distinguiamo due tipi di colpe:

* i peccati veniali deliberati, commessi ad occhi aperti, con volontà e conoscenza della malizia;

* e le imperfezioni o fragilità o difetti inerenti la natura umana.

Certe fragilità sono proprie della debolezza umana e non si possono evitare senza una grazia speciale del Signore.

Prov 24,16: “Se il giusto cade sette volte, egli si rialza”.

Molti fanno il proposito di non commettere peccato veniale pienamente volontario, in particolare contro la carità.

S. Teresa d’Avila fece voto di fuggire anche le colpe veniali.

Alla Regina degli Angeli Maria SS è stata concessa la grazia di essere senza macchia CdC 4,7: “Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia”.

Anche i santi più eccellenti della Chiesa non ne furono esenti.

Dobbiamo detestare le colpe veniali, ma non dobbiamo perderci d’animo, perché il Signore le perdona quando l’anima le aborrisce.

Dice S. Francesco di Sales che i difetti quotidiani, quando si commettono senza deliberazione, si tolgono col segno della croce, con gli esercizi di pietà, con gli atti di amor di Dio, con l’uso dei sacramenti della Chiesa.

Sono celebri alcune parole di S. Teresa: “Piacesse a Dio, che avessimo timore non del demonio ma di ogni peccato veniale, che può farci più danno che tutti i demoni dell’inferno” e ripeteva continuamente alle sue figlie spirituali: “Da peccato avvertito, per piccolo che sia, Dio ci liberi”.

“In tutte le tue opere ricordati della tua fine (della tua morte, del giudizio, ecc.) e non cadrai mai nel peccato”, Siracide 7,36.

Il Santo Curato d’ARS, entrando all’oscuro in camera, nell’accendere il lume, adoperò per sbaglio un grosso biglietto di banca, che gli era stato donato da un Signore per i poveri.

Avendo narrato il fatto ad un sacerdote, suo collaboratore nelle fatiche del ministero, costui esclamò afflitto:

“Che gran disgrazia!”,

“Oh, rispose tranquillamente il Santo, è una disgrazia inferiore ad un peccato veniale”.

Lo stesso dovremo dire noi quando ci accade qualche tribolazione, qualche afflizione in questo mondo.

È un male minore di un peccato veniale.

Siamo visitati da qualche malattia o dalla perdita di qualche parente o amico, dalla precarietà economica?

È una disgrazia inferiore ad un peccato veniale.

Ricordati, che quando fai peccati veniali, devi piangere, perché hai offeso l’eterna maestà di Dio.

Se ci abituiamo a confrontare i mali fisici e le tribolazioni col peccato, potremo arrivare a concepire un giusto orrore per il peccato, che è il vero e sommo male che esista al mondo.

Al contrario la grazia di Dio è il più gran bene che l’uomo possa avere...

Bene superiore alle ricchezze ed alla vita stessa.

Perciò le due aspirazioni dell’uomo devono essere: fuggire il peccato... e crescere ogni giorno nella grazia di Dio.

... alle volte bisogna che siamo più diligenti ed accurati nell’evitare i peccati più piccoli che i grandi, perché questi per loro propria natura recano con sé un certo orrore che induce ad odiarli ed a fuggirli.

Ma gli altri, per la stessa ragione di essere piccoli, ci tengono rimessi e negligenti, e siccome li stimiamo poco, non finiamo mai di uscirne e così ci vengono a fare gran danno” (S. Giovanni Crisostomo).

“Nella via del Signore il non camminare avanti è tornare indietro” (assioma ascetico).

“Una goccia continua scava anche una pietra” (proverbio).

Gesù dice: “Chi è fedele in cose di poco conto è fedele anche in cose importanti. E chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti”, Lc 16,10.

E alla fine del mondo ti dirà’: “Bene, servo buono e fedele, disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”, Mt 25,21.

Chiediamoci:

• sono stato poco edificante nel mio modo di comportarmi, nel parlare o nell’uso di internet?

• mi sono mortificato nel bere e nel mangiare?

• dopo una mancanza, mi sono umiliato, proponendomi di rimediare con l’aiuto di Dio?

• ho fatto sacrifici per espiare i peccati della mia vita passata?

Una nave, carica di merci preziose, usciva dal porto per recarsi in ricche città dell’oriente. Era fortissima, solida e capace di sfidare i venti e le tempeste.

Nella stiva si formò una piccola spaccatura, appena visibile, e l’acqua cominciò a filtrare.

Nessuno se ne accorse e la fessura andò sempre più ingrandendosi, finché una notte la nave calò a fondo.

“Piccolissime sono le gocce d’acqua. Ma riunite formano le inondazioni che distruggono grandi città ed entrate per una piccola fessura nella nave, la sommergono” (S. Agostino).

Che importa che l’acqua sia entrata nella nave per un piccolo o per un grande buco, se alla fine la sommerge?” (S. Agostino)

Ecco una illustrazione delle tristi conseguenze del peccato veniale.

“… chi disprezza il poco cadrà presto”, Sir 19,1.

Chi disprezza le cose piccole, chi non tiene conto delle venialità a poco a poco andrà in rovina, cadrà in peccato mortale.

Se continuiamo a commettere difetti ad occhi aperti, Dio ritirerà la sua grazia, l’anima resterà indebolita e presto avremo a piangere qualche caduta fatale.

Ascoltate questo episodio raccontato da Padre Pio a Padre Anastasio.

“Una sera, mentre solo ero in coro a pregare sentii il fruscio di un abito e vidi un giovane frate trafficare all’Altare maggiore, come se spolverasse i candelabri e sistemasse i portafiori.

Convinto che a riordinare l’altare fosse Frà Leone, poiché era l’ora della cena, mi accosto alla balaustra e gli dico:

“Fra Leone, vai a cenare, non è tempo di spolverare e aggiustare l’altare”.

Ma una voce, che non era quella di Frà Leone mi risponde:

“Non sono Frà Leone”.

“E chi sei?”, chiedo io.

“Sono un vostro confratello che qui fece il noviziato:

L’ubbidienza mi dette l’incarico di tenere pulito e ordinato l’Altare maggiore durante l’anno di prova.

Purtroppo più volte mancai di rispetto a Gesù sacramentato passando davanti all’Altare senza riverire il Santissimo conservato nel Tabernacolo.

Per questa grave mancanza, sono ancora in Purgatorio: ora il Signore nella sua infinita bontà, mi manda da voi perché siate voi a stabilire fino a quando dovrò soffrire in quelle fiamme di amore. Aiutatemi”.

“Io, credendo di essere generoso verso quell’anima sofferente, esclamai:

“Vi starai sino a domattina alla Messa”.

Quell’anima urlò: “Crudele!”, poi gridò forte sparì.

Quel lamento mi causò una ferita al cuore che ho sentito e sentirò tutta la vita.

Io che per delega divina avrei potuto mandare quell’anima immediatamente in Paradiso, la condannai a restare un’altra notte nelle fiamme del Purgatorio”.

Quel giovane frate mancò di rispetto a Gesù, è passato davanti all’altare senza riverire il santissimo nel tabernacolo.

Forse non ha fatto la genuflessione.

A molti può sembrare un peccato veniale, una cosa da nulla, peccato che non è peccato.

Eppure è una ingiuria che noi, impastati di ogni miseria, facciamo

* al Dio eterno che ha fatto i cieli e la terra,

* al Dio immenso che con una parola ci ha tratto dal nulla e con una parola, mentre l’offendiamo, potrebbe precipitarci nel nulla.

“Quale peccato oserà il peccatore chiamare piccolo? Quando mai si dirà cosa da poco il disonorare Dio?” (S. Anselmo).

Impariamo dunque a ritenere, finché siamo in tempo, che il peccato veniale è un grande male,

* sia per la malizia che in sé contiene,

* sia per le pessime conseguenze che produce in chi lo commette,

* sia per i severi e tremendi castighi in cui viene punito dal Signore.

Confondiamoci intanto di averlo tante volte commesso: detestiamo tutti i nostri peccati veniali trascorsi, confessandoli sinceramente nel sacramento della penitenza.