Il Purgatorio - parte settima- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte settima

Il_giudizio_particolare

26 luglio 2020
 

“Figlioli - scriveva S. Giovanni poco prima di morire - non amiamo soltanto a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità”, 1Giovanni 3,18.

Tra le voci che chiamano da questo carcere, il Purgatorio, c’è la voce di un padre, di una madre, di un figlio, di un fratello, dello sposo, della sposa, persone il cui sangue scorre nelle nostre vene.

Questa voce familiare cosa ti dice?

“Vieni, vieni in mio aiuto: è da così tanto tempo che ti chiamo, non ho che te e tu non vieni.

Vieni dunque con il tuo cuore, la tua preghiera, con le tue opere buone, con la tua devozione.

Vieni a strapparmi da questi abissi roventi, vieni a darmi il Cielo, Dio, l’eternità, vieni!”.

Considera che vi sono in Purgatorio tante anime completamente abbandonate, di cui non si interessa nessuno e che soffrono senza consolazioni.

La Chiesa non dimentica nessuno dei suoi figli e rivolge ogni giorno al Signore preghiere a favore dei defunti nella S. Messa, in particolare.

Ripeto, molte anime sono abbandonate dai familiari, dagli amici che in vita avevano manifestato un grande affetto.

Ma poiché questo affetto era puramente umano e spesso egoistico, si è spento con l’ultimo tocco della campana.

Quanta afflizione proveranno per questo abbandono le anime purganti che potrebbero dire.

“Abbiate pietà di noi, almeno voi che siete nostri familiari e amici. Vi siete dimenticate di noi! Non pensate più a noi: neppure una preghiera, una Messa a suffragio, un’elemosina, una penitenza.

Perché siamo lontani dagli occhi ci avete allontanati dal vostro cuore?”

Pensate ai vostri familiari defunti, ai vostri amici che la morte ha rapito.

Diceva S. Francesco di Sales: “Questi cari morti, noi li dimentichiamo troppo, e però ci hanno tanto amato durante la loro vita”.

Temiamo di essere abbandonati a nostra volta perché sta scritto che chi dimentica sarà dimenticato.

Quante anime sono abbandonate dai loro amici. Ma sono dimenticate anche dai familiari perché non ci sono più in mezzo a loro. Oppure perché sono lontani da Dio e neppure sanno quello che succede nell’aldilà.

Povere anime! Chissà quanto durerà il loro soggiorno in questo terribile Purgatorio in cui non ricevono alcun soccorso?

E pensate anche alla sofferenza che provano nel vedersi dimenticati - non dagli estranei - ma dai figli, dai fratelli, da persone care.

Don Giuseppe Tomaselli, esorcista, taumaturgo, racconta questo fatto.

“Il 3 febbraio 1944, moriva una vecchietta, prossima agli 80 anni. Era mia madre.

Potei contemplare il suo cadavere nella Cappella del cimitero, prima della sepoltura. Da sacerdote allora pensai. Tu, o donna, da quanto io posso giudicare, non hai mai violato gravemente un solo comandamento di Dio! E riandai col pensiero alla sua vita.

In realtà mia madre era di grande esemplarità e devo a lei in gran parte la mia vocazione sacerdotale.

Ogni giorno andava a Messa, anche nella vecchiaia, con la corona dei suoi figli. La Comunione era quotidiana. Mai tralasciava il Rosario. Caritatevole sino a perdere un occhio mentre compiva un atto di squisita carità verso una povera donna.

Uniformata ai voleri di Dio, tanto da chiedere a me, quando mio padre era disteso cadavere in casa: Che cosa posso dire a Gesù in questi momenti per fargli piacere?

Ripeta (si dava del voi ai genitori in quei tempi): Signore, sia fatta la tua Volontà!

Sul letto di morte ricevete gli ultimi sacramenti con viva fede:

Poche ore prima di spirare, soffrendo troppo, ripeteva:

O Gesù, vorrei pregarti di diminuire le mie sofferenze. Però non voglio oppormi ai tuoi voleri. Fa la tua volontà!

Cosi moriva quella donna che mi portò al mondo.

Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi Sacerdoti, intensificai i suffragi.

Gran numero di Sante Messe, abbondante carità ed ovunque predicavo, esortavo i fedeli ad offrire Comunioni, preghiere ed opere buone in suffragio.

Dio permise che la mamma apparisse. Ho studiato ed ho fatto approfondire la questione a bravi Teologi e si è concluso: È stata una vera apparizione!

Da due anni e mezzo mia madre era morta.

Ecco all’improvviso apparire nella stanza, sotto sembianze umane. Era triste assai:

- Mi avete lasciata nel Purgatorio!

- Sinora in Purgatorio siete stata?

- E ci sono ancora! L’anima mia è circondata di oscurità e non posso vedere la Luce, che è Dio! Sono alla soglia del Paradiso, vicino al gaudio eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi. Ma non posso! Quante volte ho detto:

Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah! Come verrebbero in mio aiuto!

- E perché non veniste prima ad avvisare?

- Non era in mio potere.

- Ancora non avete visto il Signore?

- Appena spirata, ho visto Dio, ma non in tutta la sua luce.

- Cosa possiamo fare per liberarvi subito?

- Ho bisogno di una sola Messa: Iddio mi ha permesso di venirla a chiedere.

- Appena entrate in Paradiso, ritornate a darne notizia!

- Se il Signore lo permetterà! Che luce... che splendore!

Così dicendo si dileguò la visione.

Si celebrarono due Messe e dopo un giorno riapparve, dicendo: “Sono entrata in Paradiso!”.

Dopo quanto esposto, dico a me stesso: Una vita esemplarmente cristiana, una grande quantità di suffragi e due anni e mezzo di Purgatorio? Altro che i giudizi degli uomini!”

Padre Hermann Cohen è nato ad Amburgo nel 1810, ebreo figlio di ebrei.

Sin da ragazzo ottiene brillanti successi come pianista.

Se ne va a Parigi, dove diventa l’alunno preferito del grande compositore Liszt e i successi del giovane tredicenne sbalordiscono gli ambienti mondani parigini.

Vive nei piaceri più sfrenati, fugge in svizzera con una contessa che abbandona la casa, il marito e i figli e accumula debiti su debiti per il gioco d’azzardo.

Un giorno, all’età di 27 anni, è invitato a sostituire il direttore del coro della Chiesa di S. Valeria. Si celebravano allora le festività del mese di Maria.

Al termine della messa, Hermann si accorge che sull’altare addobbato, tra le candele accese e i fiori, viene esposto un prezioso “oggetto” in oro che il sacerdote alza, tracciando un segno di croce su tutti i presenti inginocchiati.

“Provai - dirà - un’emozione particolare come se io prendessi parte alla benedizione, che tuttavia non sembrava destinata a me”.

Gesù Eucaristico, dall’ostensorio, inizia su Hermann Cohen, ebreo figlio di ebrei, la sua mirabile attrazione di amore.

Da quel giorno, ogni venerdì, si sentì spinto da un impulso irresistibile, a partecipare alla funzione e ogni volta prova lo stesso struggente dolore mentre il sacerdote imparte la benedizione con il santissimo sacramento.

Cade in ginocchio, senza sapere davanti a chi si inginocchia. Terminate le solennità di maggio, trascinato da un forte impulso, il giovane cominciò a frequentare la messa domenicale, senza capirne nulla, fino a quando trova il coraggio di aprirsi a un sacerdote:

“Raccontai ciò che mi era capitato: egli mi ascoltò con interesse e mi raccomandò la calma, la perseveranza nelle mie disposizioni e la fiducia nelle vie che il Signore, senza dubbio, mi avrebbe fatto conoscere.

In questo stato d’animo, andai a Ems, in Germania, per un concerto.

Appena arrivato, andai dal parroco della piccola Chiesa.

Il giorno successivo, l’8 agosto 1847, era domenica e senza timor, nonostante la presenza dei miei amici, andai a Messa.

Al momento della consacrazione. Sentii suini di lacrime scorrere dai miei occhi. La Grazia divina mi aveva colmato.

Bagnato di lacrime, avvertivo un forte dolore di pentimento per la mia vita passata.

All’improvviso, offrii a Dio una confessione generale di tutti i miei peccati. Li vedevo tutti dinanzi a me, i miei peccati, a migliaia, brutti, ripugnanti.

Sentivo allo stesso tempo, con una calma fino allora sconosciuta, che il Dio misericordioso mi avrebbe perdonato, avrebbe distolto il Suo sguardo dai miei crimini, avrebbe avuto pietà per il mio profondo pentimento, per il mio amaro dolore.

Si, sentivo che Dio mi concedeva la Sua Grazia e perdonandomi, accettava come espiazione la mia ferma decisione ad amarlo sopra ogni cosa e da quel momento mi sono convertito a Lui.

Uscendo dalla Chiesa di Ems, mi sentivo cristiano-cattolico, anche se non avevo ancora ricevuto il Battesimo”.

Tornato a Parigi, Hermann, il 28 agosto 1847, nella Chiesa di Nostro Signore di Sion, riceve il battesimo con il nuovo nome di Agostino.

Il mese successivo riceve la prima comunione e nel mese di dicembre la cresima.

Ricorderà: “Impaziente, aspettavo con ansia il più bel giorno della mia vita, in cui avrei ricevuto Gesù per la prima volta e piangevo di gelosia mentre vedevo altri accostarsi alla S. Comunione.

Finalmente fui ammesso, e Gesù Eucaristico mi trasformò in un uomo nuovo, mi protesse dagli attacchi seducenti del mondo.

Questo tesoro mi tirava via da tutto ciò che una volta mi teneva legato”.

D’ora in avanti, Hermann Cohen, l’ebreo convertito a Cristo, sarà innamorato di Gesù - ostia, “alla follia.

Presto gli matura in cuore un desiderio solo: diventare sacerdote carmelitano. Ma per due anni è obbligato a dare concerti per guadagnare i soldi con cui pagare i debiti.

Intanto, il suo unico polo di attrazione è solo Gesù nel SS Sacramento.

Passa lunghe ore in adorazione davanti a lui!

Lo affascina l’Adorazione notturna, in riparazione dei peccati del mondo, per la salvezza dell’umanità.

A 28 anni, Hermann entra nel Carmelo. Seguono il noviziato e rapidi e intensi studi teologici. Il 19 aprile 1951 è ordinato sacerdote. È al culmine della sua vita, della sua gioia.

Inizia da allora un incessante apostolato di predicatore, coronato da enorme successo in Francia e in Europa.

La sua conversione, la sua ascesa al sacerdozio suscitano stupore anche al di là della Francia e da ogni dove molti desiderano ascoltarlo.

A S. Sulpice a Parigi, chiede perdono per lo scandalo che prima aveva dato in città e poi parla della gioia, la vera gioia.

“L’ho cercata nella celebrità dell’artista, nell’amicizia di uomini famosi, nei divertimenti. E voi, fratelli miei, l’avete trovata?

L’uomo è creato per la felicità, ma la maggior parte la cerca dove non si può trovare: io l’ho trovata, la godo e ne ho talmente tanta che trabocco di gioia.

Solo Dio è la gioia e può colmare il desiderio dell’uomo.

Esiste una sola felicità: amare Gesù ed essere amato da Lui.

Gesù Eucaristico è la Vita e la Felicità”.

Il suo ardente amore per Gesù Eucaristico e per Maria Santissima suscita in tutta Europa innumerevoli conversioni e battesimi, anche fra gli ebrei.

Una gioia particolare per p. Hermann sono le conversioni dei suoi parenti dall’ebraismo alla Chiesa Cattolica.

Battezza sua sorella, un nipote, il fratello maggiore.

Passava ogni giorno molte ore ad adorare il santissimo sacramento e nelle sue effusioni di fervore chiedeva, in modo particolare, a Gesù la conversione di sua madre.

Tuttavia non l’ottenne: sua madre morì.

In preda ad un intenso dolore, andò a prostrarsi davanti al tabernacolo e dando libero sfogo ai suoi lamenti diceva:

“Signore ti devo tutto, è vero, ma cosa ti ho rifiutato?

La mia gioventù, le mie speranze nel mondo, il benessere, le gioie della famiglia, un riposo forse legittimo, ho tutto sacrificato non appena mi hai chiamato.

Il mio sangue, l’avrei dato allo stesso modo.

E Tu Signore, Eterna Bontà, che hai promesso di rendere cento, mi hai rifiutato l’anima di mia madre!

Mio Dio, soccombo a questo martirio, la mormorazione finirà col sfuggire dalle mie labbra”.

I singhiozzi soffocavano questo povero cuore.

Improvvisamente una voce misteriosa gli risuono nelle orecchie dicendo:

“Uomo di poca fede, tua madre è salva, sappi che la preghiera ha ogni potere su di me.

Ho raccolto tutte quelle che tu mi hai rivolto per tua madre e la mia Provvidenza ne ha tenuto conto per lei nella sua ultima ora.

Nel momento in cui spirava, mi sono presentato a lei e alla mia vista ella ha esclamato: Mio Signore e mio Dio!

Su, coraggio, tua madre ha evitato la dannazione e le tue suppliche ferventi presto libereranno la sua anima dalla prigione del Purgatorio”.

Padre Hermann presto seppe, da una seconda apparizione, che sua madre saliva al cielo.

Preghiamo molto per i nostri genitori defunti.