Il Purgatorio - parte sesta- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte sesta

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19 luglio 2020
 

Suor Josefa Menendez, della Società del Sacro Cuore di Gesù (morta nei 1923 all’età di 33 anni) racconta.

“La notte dal primo al due novembre l’assalto diabolico mi aveva lasciata spossatissima.

Mentre quasi ogni notte ero stata a soffrire nell’inferno tra i dannati, il Signore volle che nel mese dei morti andassi in Purgatorio...

Nella notte del primo novembre, verso le ore 2, mi sentii leggera leggera come se non avessi avuto il corpo.

Mentre a trasportarmi nell’inferno suole venire il demonio, il quale in un volo vertiginoso mi lancia tra i dannati, questa volta mi sentii trasportare da mano invisibile, senza vedere alcuno, e dopo un poco, invece di trovarmi sul letto, mi trovai in Purgatorio, vicino alle anime che spasimavano dal desiderio di vedere Dio e per altri dolori.

Il luogo era grandissimo: si vedeva dove cominciava, ma non dove finiva. Poi vidi un’immensa folla di anime, in maggioranza persone consacrate.

Appena la mano invisibile mi posò vicino a costoro, tutte provarono gran gioia e dissero: «Prega, prega per noi e per la nostra liberazione!».

Un tale disse: «Se tutti sapessero come è tormentoso il fuoco del Purgatorio, veramente ci verrebbero presto in aiuto».

In quel momento cominciai a provare le pene del Purgatorio.

Mi sentii come esasperata nell’anima e provai un forte calore in tutto il corpo.

Però non è tanto la sofferenza del corpo che fa soffrire, quanto il rimorso di avere offeso Dio sì grande e la privazione di vederlo...!

Si sente fortemente Dio e non si può andare a Lui.

Che terribile sofferenza...!

Vidi le anime rassegnatissime; non dimostravano alcun segno di disperazione.

Erano tanto pentite del male fatto e avrebbero voluto ritornare nel mondo per dire a tutti: - “Non fate peccati, perché veramente c’è l’inferno ed il Purgatorio e le pene che si soffrono sono immense!”.

Mi si avvicinò un uomo gridando:

“Non ne posso più di questi tormenti! Ormai sono 9 anni che soffro e mi sembrano 900 anni! Per pietà liberatemi presto da queste pene...!

Peccai, è vero...! Mentr’ero in vita, quando la miseria copriva la mia famiglia, imprecai contro Dio e contro i Santi: sebbene me ne fossi confessato, ho da scontare la pena!”.

Un sacerdote era afflittissimo e chiedeva suffragi:

- “Sto soffrendo molto perché in vita sono stato molto indulgente a tanti piccoli piaceri!”.

Una donna diceva:

“Avevo la vocazione religiosa e la perdetti per una cattiva lettura. Ringrazio Dio che non sono piombata nell’inferno!”.

Una suora esclamò:

“Sto riparando alcune mancanze di fiducia in Dio. Il giudizio di una religiosa è rigoroso, perché non è il nostro Sposo Gesù che ci giudica, ma il nostro Dio!”.

Il mio Purgatorio - diceva un’altra anima - sarà lungo poiché non ho accettato la volontà di Dio, né ho fatto con sufficiente rassegnazione il sacrificio della mia vita durante l’ultima malattia.

La malattia è una grande grazia di purificazione, ma se non si fa attenzione, può essere occasione di maggior Purgatorio”.

Un’anima ringraziava:

“Dio ti ricompensi la carità! Tu hai abbreviato il mio Purgatorio. Oh se tutti riflettessero fin dove può condurre un affetto poco mortificato, come si applicherebbero a dominare la natura ed a reprimere le passioni!”.

Se fosse concesso a tutti di visitare un momento il Purgatorio, quanti si farebbero santi!”

S. Francesca Romana in una visione vide il Purgatorio diviso in tre parti distinte.

Nella regione superiore stanno le anime che soffrono solo la pena del danno (la privazione della visione di Dio) o qualche pena mite o di poca durata.

Nella regione media, dove vide scritto: “Purgatorio”, soffrono le anime che commisero colpe leggere o che debbono liberarsi dalle pene dei peccati mortali perdonati.

In fondo all’abisso, e in vicinanza dell’inferno, vide la terza regione, ossia il Purgatorio inferiore, tutto pieno di un fuoco chiaro e penetrante, diverso da quello dell’inferno che è oscuro e tenebroso.

Ricordate che Padre Pio disse a una sua figlia spirituale, Cleonice Morcaldi: “Figlia mia, in certi posti il Purgatorio è come l’inferno”.

La Chiesa non ha mai definito la durata delle pene del Purgatorio. Ma non dimentichiamo che vengono celebrate messe di anniversario per i defunti.

Per cui ritiene implicitamente che l’espiazione - per togliere la ruggine che i peccati lasciano nelle anime - può durare abbastanza ed anche prolungarsi nei secoli.

L’anima prima di vedere Dio deve diventare pura e candida.

Allungano il soggiorno nel Purgatorio:

- la molteplicità dei peccati veniali,

- la mancanza di dispiacere, di rammarico per i peccati compiuti,

- la poca penitenza che facciamo per i peccati confessati.

E poi ricordiamo che le anime del Purgatorio:

* non possono alleviare le loro sofferenze;

* vengono dimenticate dai familiari e parenti;

* e noi siamo negligenti nel dare loro sollievo.

Non domano essere frettolosi nel canonizzare i nostri defunti, quando diciamo con superficialità:

“Sono già in Paradiso”.

“Io prego per le anime dei defunti - dice S. Agostino - affinché quando saranno giunte alla gloria eterna preghino per me”.

I santi pregavano sempre per i defunti; facciamo lo stesso.

E S. Tommaso d’Aquino dice: “Le fornaci più ardenti, i fuochi più cocenti ai quali si condannavano i martiri, sono solo un’ombra leggera in confronto della sofferenza che devono subire le anime del Purgatorio per purificarsi”.

Noi non siamo capaci di tenere un dito nel fuoco per un minuto, senza lanciare urla di sgomento.

Perché tolleriamo che le anime che abbiamo tanto amato vengano inabissate nel fuoco divorante del Purgatorio, per anni interi, a causa della nostra negligenza?

Sarebbe troppo crudele!

Sempre S. Tommaso d’Aquino dice: “Ogni minima pena del Purgatorio è più grave della massima pena del mondo. Tanto differisce la pena del fuoco del Purgatorio dal nostro fuoco, quanto il nostro fuoco differisce da quello dipinto”.

Una volta si chiese a Padre Pio:

- “Padre, come posso soffrire il Purgatorio qui sulla terra in modo da poter andare, poi, direttamente, in Paradiso?”

E il padre di rimando:

“Accettando tutto dalle mani di Dio, offrendogli tutto con amore e ringraziamenti. Solo così possiamo passare dal letto di morte al Paradiso”.

Padre Rossignoli nel suo libro “Meraviglie del Purgatorio” scritto su invito del Beato Sebastiano Valfrè (+1770 a Torino), dell’oratorio di S. Filippo neri, narra che un santo religioso ebbe rivelazione dall’angelo custode, che a breve doveva morire e restare in Purgatorio, finché fosse detta una messa in suo suffragio.

Esultò egli a quell’annuncio e si affrettò ad ottenere promessa da un confratello che alla sua morte avrebbe subito pregato per lui nella Santa Messa.

Trascorso poco tempo, morì.

Ed essendo di mattina, il prete subito celebrò la Messa con grande fervore e commozione.

Appena ebbe finito, mentre in sacrestia si spogliava, gli apparve l’amico, raggiante di gloria e gli rimproverò la promessa, lasciandolo più di un anno in Purgatorio.

T’inganni”, rispose l’altro meravigliato.

“Appena tu sei spirato, corsi in chiesa a celebrare ed ho finito or ora: il tuo cadavere è ancora sul letto di morte”.

Allora il defunto esclamò: “Ahimè! Come sono spaventevoli le pene del Purgatorio. Un’ora sola di pena mi è parsa più lunga di un anno!

Benedetto sia Dio che così ha abbreviato la mia prova e grazie mille volte a te, o fratello carissimo, della premura e carità che mi hai usato”.

La durata reale del Purgatorio varia da ore a secoli.

Dalle rivelazioni risulta che alcune anime vi stettero qualche ora o qualche giorno, mentre altre vi stettero anni e secoli e molte dovranno stare fino al giorno del giudizio.

Innocenzo III fu un grande pontefice.

Ebbe uno zelo ardentissimo per la gloria di Dio e la salute delle anime. Riunì il Concilio Lateranense e si adoperò per la riforma della Chiesa.

Dopo la morte apparve a S. Lutgarda, tutto avvolto nelle fiamme e le disse che era condannato al Purgatorio fino al giorno del giudizio per alcune colpe commesse.

Il cardinale Bellarmino diceva di rabbrividire ogni volta che pensava a questo fatto.

E disse: “Se un Pontefice così degno di encomio e che passa per santo agli occhi degli uomini, si trova in Purgatorio sino alla fine del mondo, che cosa mai sarà riservato agli altri ecclesiastici, religiosi e fedeli?

Chi non tremerà da capo a piedi e non andrà a scrutare la profondità del suo cuore per scacciarne gli attacchi più lievi ed i difetti anche più insignificanti?”.

Un sacerdote diceva: “Sono vecchio: ho viaggiato in Europa, in Asia ed in Africa. Ho conosciuto tanti Religiosi e Prelati, ma l’uomo più santo che io abbia avvicinato è stato Monsignor Marengo”.

Chi era costui? Era il vescovo della Diocesi di Carrara.

Per il molto lavoro al bene del prossimo, forse abbreviò i suoi giorni ed il 22 ottobre 1921 moriva, compianto dai fedeli e chiamato “santo” innanzi tempo.

Erano trascorsi 7 anni ed il reverendo Don Fascie, membro del Consiglio Superiore dei Salesiani, venuto a Trapani nel 1929, così narrava:

“Si è verificata in questi ultimi tempi un’apparizione di Mons. Marengo.

Nell’Istituto delle Figlie di Maria Ausilatrice, a Nizza, verso l’imbrunire, la Suora Portinaia era nel cortile. Il portone era chiuso.

Con sua meraviglia vide sotto i portici, a passeggiare, un reverendo slanciato nella persona, ma col capo chino e meditabondo.

Ma chi sarà costui? - si domandò la Suora - E come sarà entrato, se il portone è chiuso?

L’avvicinò e riconobbe Mons. Marengo.

- Eccellenza, e voi qui? Non siete morto?

- Mi avete lasciato in Purgatorio!

Ho lavorato tanto in questo Istituto e non si prega più per me!

- In Purgatorio? Un Vescovo così santo?

- Non basta essere santi davanti agli uomini, bisogna essere tali davanti a Dio. Pregate per me! Ciò detto, sparì.

La Suora corse a informare la Direttrice e l’indomani tutte e due si diressero alla volta di Torino, per narrare il fatto al Rettore Maggiore dei Salesiani, il Beato Don Filippo Rinaldi.

Don Rinaldi indisse pubbliche preghiere nel Santuario di Maria Ausiliatrice, per intensificare i suffragi.

Dopo una settimana Mons. Marengo riapparve nello stesso Istituto, dicendo: “Sono uscito dal Purgatorio! Ringrazio della carità! Prego per voi!”.

Riflettiamo.

Mons. Marengo era considerato “santo” dall’anziano sacerdote, dai fedeli e dalla suora portinaia.

Anche noi consideriamo sante le persone in base ai comportamenti esteriori.

Ma il Signore dice: “…i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore”, Is 55,8.

In ogni caso, se un Vescovo di alte virtù, che abbreviò la sua vita per il molto lavoro a beneficio del prossimo, va in Purgatorio, che cosa si deve pensare per quanti muoiono dopo aver condotto una vita rilassata, accompagnata da peccati, che venivano però confessati?

Ma il Signore dice: “…i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore”, Is 55,8.In ogni caso, se un Vescovo di alte virtù, che abbreviò la sua vita per il molto lavoro a beneficio del prossimo, va in Purgatorio, che cosa si deve pensare per quanti muoiono dopo aver condotto una vita rilassata, accompagnata da peccati, che venivano però confessati?