Il Purgatorio - parte seconda- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte seconda

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14 giugno 2020
 

Racconta S. Paolo della Croce, fondatore della Congregazione dei Passionisti, che un mattino gli apparve l’anima di un suo amico morto nella notte. Chiedeva suffragi perché soffriva orribilmente.

Il Santo volle sapere a che ora avesse cessato di vivere, ed egli: “Alle sei e mezza”.

In quel momento l’orologio segnava appena le sei e tre quarti.

Così - replicò il santo religioso - è un quarto d’ora che state in purgatorio e vi appare già un secolo?

Allora l’anima si allontanò gridando: “Sciagurato! Non sai cosa voglia dire un quarto d’ora di Purgatorio!”.

La sera del 25 giugno 1867 Don Bosco narrava ai giovani uno dei suoi sogni più suggestivi.

Gli sembrò di essere sulla via che conduce a... (e nominò la città), quando si sentì chiamare per nome dalla Guida.

Lo seguì.

Viaggiavano con la rapidità del pensiero, senza che i loro piedi toccassero terra.

Giunsero a un palazzo di mirabile struttura, ma inaccessibile.

- Entra in quel palazzo - gli disse la Guida.

- Come faccio se non c’è l’entrata?

- Entra! - replicò imperiosamente la Guida.

E vedendo che Don Bosco non si muoveva, disse:

- Fa come faccio io: alza le braccia e salirai.

Cosi dicendo. allargò le braccia verso il cielo; Don Bosco lo imitò e si sentì sollevare in aria, finché si trovò sulla soglia del palazzo.

- Che cosa c’è qui dentro? - chiese Don Bosco.

- Entra, visitalo e vedrai. In fondo, in una sala, troverai chi ti ammaestra.

La Guida scomparve.

Don Bosco percorse molte sale sfarzose con la rapidità del vento e, cosa mirabile, sospeso in aria, con le gambe unite, strisciava senza fatica, come sopra un cristallo, ma senza toccare il pavimento.

Così passando da un appartamento all’altro, giunse in una grande sala, più splendida delle altre.

Alla sua estremità, sopra un seggiolone, scorse maestosamente un Vescovo, in atto di chi aspetta per dare udienza.

“Mi avvicinai con rispetto - narra Don Bosco - e restai preso da somma meraviglia nel riconoscere in quel prelato un mio intimo amico.

Era Monsignor ... (e ne fece il nome), Vescovo di ...

Il suo aspetto era florido, affettuoso e di tale bellezza che non si può esprimere”.

- Oh Monsignore! Lei qui? - gli disse - Ma non è morto?

- Si che sono morto. E voi, Don Bosco, siete vivo o morto?

- Io sono vivo: non vede che sono qui in corpo e anima?

- Qui non si può venire col corpo.

- Eppure ci sono.

Quindi Don Bosco fece al Vescovo molte domande:

- Mi dica Monsignore è salvo?

- Si, sono in luogo di salvezza.

- Ma è in Paradiso a godere Dio, oppure in Purgatorio?

- Sono in luogo di salvezza, ma Dio non l’ho ancora visto e ho bisogno che preghiate ancora per me.

- E quanto tempo avrà ancora da stare in Purgatorio?

- Guardate qui.

E gli porse una carta dicendo: Leggete.

Don Bosco esaminò il foglio, lo rivolse da ogni parte. ma non poté leggere nulla.

Il Vescovo gli fece notare che bisognava leggerlo a rovescio, perché i giudizi di Dio sono diversi da quelli del mondo.

Don Bosco non osò insistere per una risposta più chiara e domandò:

- Io mi salverò?

- Sperate.

- Ma non mi tenga in pena: mi dica subito se mi salverò.

- Non lo so.

- Almeno mi dica se io sono in grazia di Dio.

- Non lo so.

- E i miei giovani si salveranno?

- Non lo so.

- Ma di grazia, la supplico, me lo dica.

- Ecco: queste cose il Signore le fa conoscere a chi vuole e, quando vuole, dà il permesso che siano comunicate a coloro che vivono ancora.

Qui Don Bosco dice che era smanioso di sapere tante cose: quindi fece al Vescovo altre domande. - Ora mi dica qualche cosa da riportare ai giovani da parte sua.

- Dite loro che salvino l’anima, perché il resto a nulla giova.

- Ma lo sappiamo già che dobbiamo salvare l’anima: ma come dobbiamo fare a salvarla?

- Dite ai giovani che si facciano buoni e ubbidienti.

- E chi non le sa queste cose?

- Dite loro che siano puri e che preghino.

- Ma si spieghi più praticamente.

- Dire loro che si confessino sovente e facciano buone Comunioni.

- Mi dica qualcosa di più speciale ancora.

- Ve lo dirò giacché lo volete. Dite loro che hanno davanti agli occhi una nebbia; e quando uno è giunto a vedere quella nebbia; è già a buon punto.

- Che cos’è questa nebbia?

- Sono le cose del mondo, che impediscono di vedere le cose celesti come sono.

- E come devono fare a togliere quella nebbia?

- Considerino il mondo com’è: mundus totus in maligno positus est (tutto il mondo si trova sotto il potere del diavolo), e allora salveranno l’anima. Non si lascino ingannare dalle apparenze del mondo.

I giovani credono che i piaceri, le gioie, le amicizie del mondo possano rendere felici, e quindi non aspettano che il momento di godere di quei piaceri; ma si ricordino che tutto è vanità e afflizione di spirito.

- E questa nebbia da che cosa principalmente è prodotta?

- Dall’immodestia e dall’impurità.

È come un nero nuvolone densissimo che toglie la vista e impedisce ai giovani di vedere il precipizio al quale vanno incontro.

Dite loro quindi che conservino gelosamente la virtù della purezza, perché quelli che la possiedono florebunt sicut lilium in civitate Dei (fioriranno come gigli nella città di Dio).

- E che cosa ci vuole per conservare la purezza?

- Sono necessarie: ritiratezza, preghiera e fuga dell’ozio.

Appena il Vescovo ebbe finito di parlare - continua Don Bosco -, tutto smanioso di comunicarvi questi avvisi, lasciai in fretta quella sala e corsi all’Oratorio.

Quando fui qui, mi arrestai e pensai:

- Perché non mi sono fermato di più con il Vescovo? Avrei avuto ancora altri chiarimenti.

E subito ritornai indietro con la stessa rapidità con la quale ero venuto. Entrai di nuovo in quel palazzo e in quella sala.

Ma quale cambiamento era avvenuto in quei brevi istanti!

Il Vescovo, pallidissimo come cera, era steso sul letto, sembrava un cadavere; gli spuntavano sugli occhi le ultime lacrime: era in agonia.

Solo un leggero movimento del petto, scosso dagli estremi aneliti, indicava che era ancora vivo.

Io mi accostai a lui affannoso:

- Monsignore, che cosa è avvenuto?

- Lasciatemi - rispose con un gemito.

- Monsignore, avrei ancora molte cose da domandarvi.

- Lasciatemi solo, soffro troppo.

- Che cosa posso fare per lei?

- Pregate e lasciatemi andare.

- Dove?

- Dove la mano onnipotente di Dio mi conduce.

- Ma Monsignore, la supplico, mi dica dove.

- Soffro troppo, lasciatemi.

- Ancora una sola parola: non ha nessuna commissione che io possa eseguire nel mondo?

Non mi lascia nulla da dire al suo successore?

- Andate dall’attuale Vescovo di ... e ditegli da parte mia questo e questo.

Le cose che mi disse non fanno per voi, o miei cari giovani, e quindi le tralascio.

Il Vescovo proseguì ancora:

- E poi dite alle tali e tali persone queste e queste altre cose segrete.

- E nient’altro? - io continuai.

- Dite ai vostri giovani che io ho sempre voluto loro molto bene, che finché ero in vita ho sempre pregato per loro e che anche adesso mi ricordo di loro: ora essi preghino per me.

- Stia sicuro, lo dirò e cominceremo subito a fare suffragi per lei; ma lei appena sarà in Paradiso si ricordi di noi.

Il Vescovo intanto aveva preso un aspetto ancora più sofferente, era uno strazio al vederlo. Soffriva un’agonia delle più angosciose.

Lasciatemi - mi disse ancora - lasciatemi che io vada dove il Signore mi chiama.

- Monsignore!... Monsignore!... - io andavo ripetendo stretto da indicibile compassione.

- Lasciatemi! Lasciatemi! - ripeté e disparve.

Io, spaventato e commosso a tanto soffrire, mi volsi per tornare indietro, ma avendo urtato in qualche oggetto, mi svegliai e mi trovai nel mio letto.

Lasciatemi fare qualche considerazione:

abbiamo davanti a noi una nebbia, e sono le cose del mondo che impediscono di vedere le cose del cielo.

Il mondo giace sotto il maligno.

E allora ci potremo salvare se non ci lasceremo ingannare dagli intrattenimenti del mondo, dai piaceri, da certe amicizie.

Pensate ad esempio a rischi che si corrono navigando su internet.

1Gv 2,15-17: “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!”.

E San Giacomo ammonisce quando scrive: “Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio”, Gc 4,4.

Abbiamo sentito che la purezza era una virtù difficile da custodire anche in quell’epoca?

L’immodestia e l’impurità - dice il Vescovo - sono come un nuvolone densissimo che toglie la vista e impedisce di vedere il precipizio al quale si va incontro.

Per conservare la purezza — dice il Vescovo - ci vuole

* ritiratezza, cioè andare spesso alla presenza di Dio, frequentare la stanzetta (Mt 6,6) e non certe amicizie o siti internet, ...;

* obbedienza a Dio e alle autorità delegate (genitori, parroco, ecc.);

* fuga dall’ozio (l’ozio è il padre dei vizi).

Ditemi voi: ne conoscete persone che vivono nel mondo, non pensano al cielo, e passeranno all’altro mondo senza aver regolato i propri conti con Dio?