Il Purgatorio - parte quinta- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte quinta

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12 luglio 2020
 

Quali sono peccati più severamente puniti in Purgatorio?

Secondo Maria Simma sono i peccati contro la carità: maldicenza, calunnia, rancore.

Attenzione a non criticare, o ridere di certa gente: ciò nuoce gravemente alla nostra anima.

Quante volte si pecca con parole e giudizi sprovvisti di carità! Una parola può uccidere, una parola può guarire.

L’amore copre la moltitudine dei peccati.

Fare del bene a coloro che hanno verso di noi sentimenti ostili, ecco la vera attitudine cristiana; così noi ci faremo un amico da un nemico, e potremo risparmiarci una gran parte del Purgatorio.

«Un contadino - racconta Maria Simma - venne un giorno a vedermi per lamentarsi:

“Sto costruendo la stalla.

Ogni volta che il muro arriva ad una certa altezza cade dall’altra parte. Noi abbiamo esaminato la cosa; non ci sono difetti, deve esserci qualcosa di soprannaturale lì dentro. Che si può fare?”

Gli domandai:

“Hai forse un defunto che aveva qualcosa contro di te, o che era animato da sentimenti ostili nei tuoi riguardi?”

Rispose:

“Per questo, sì!

Pensavo giustamente che non potesse essere che lui che, anche sotto terra, non mi lasciava tranquillo”.

“Chiede solamente”, gli dico, “che tu gli perdoni, null’altro”.

- “Cosa? Perdonare lui che mi ha fatto tanti torti da vivo? Perché possa andarsene in cielo? No, no! Non ha che da espiare”.

Dovetti calmarlo: “Non se ne andrà subito in cielo; dovrà ben espiare questo torto, ma non ti darà riposo finché tu non gli avrai perdonato dal fondo del cuore”.

Non voleva saperne.

Gli domandai allora:

- “Perché dici dunque nel Padre Nostro: «Perdona le nostre offese come noi perdoniamo a coloro che ci hanno offeso?»

Di fatto tu dici a Dio: “Non perdonare, perché anch’io non perdono al mio prossimo”.

“Solo adesso capisco veramente”, confessò.

Potei ancora indurlo a raccogliere tutte le sue energie per dichiarare: “Si, in nome di Dio, voglio perdonare, affinché Dio mi perdoni”».

“Cosa fai con questo secchio?”, domandò Maria Simma ad una donna che aveva incontrato con un secchio in mano.

“È la mia chiave del paradiso”, rispose raggiante.

“Non ho pregato molto durante la mia vita. Andavo raramente in Chiesa, ma una volta, prima di Natale, ho pulito gratuitamente tutta la casa di una povera vecchia.

Fu la mia salvezza”.

Si era nel 1954, ai tempi della catastrofe causata da una valanga.

Un giovanotto di 20 anni, che abitava una casa al riparo dalle valanghe, sentì durante la notte chiedere soccorso.

Si alzò e volle affrettarsi per portare soccorso.

Sua madre lo trattenne: “Dopo tutto tocca anche agli altri aiutare una buona volta, quando arrivano le valanghe, fuori c’è troppo pericolo”.

Il giovane non si fece fermare: si precipitò verso il luogo da dove venivano gli appelli di soccorso, ma fu inghiottito da una valanga ed ucciso.

La seconda notte dopo la sua morte venne a pregarmi di far celebrare tre messe per lui.

I suoi parenti si meravigliarono nell’apprendere che potesse essere liberato così presto, poiché era stato poco fervente dal punto di vista religioso.

Ma il giovane mi confidò che - se Dio era stato così misericordioso con lui - ciò era dovuto alla sua morte avvenuta per aiutare amorevolmente il prossimo.

Alziamo ora lo sguardo sull’aldilà.

Vi è un carcere, il Purgatorio, pieno di fuoco, dove le anime sono sottoposte a pene e sofferenze terribili.

S. Caterina di Genova nel “Trattato sul Purgatorio” scrive:

“Quanto sia terribile il Purgatorio né lingua può esprimere, né mente capire, eccetto il fatto che io lo vedo di tanta pena come l’inferno”.

Don Bosco era andato a visitare una nobile famiglia, nella speranza di essere aiutato nelle opere di carità.

Mentre si intratteneva a colloquio con la signora, si accorse che la figlia stava allo specchio ed era intenta a profumare le braccia.

- Signora, sua figlia non vuole bene alle sue braccia!

- Tutt’altro! È vanitosa e non pensa che a profumarsi! Ama troppo le braccia!

- Eppure non è così! Se le amasse non lo farebbe ciò che adesso fa. Chi sa quanto avrà da soffrire in Purgatorio.

La Beata Maria Villani, religiosa domenicana, aveva una grande devozione per le anime del Purgatorio, che spesso si presentavano per ringraziarla o per chiedere preghiere e buone opere.

Un giorno mentre pregava per le anime del Purgatorio, fu condotta in spirito nel luogo delle loro pene e vide una donna più crudelmente tormentata delle altre anime, avvolta da orribili fiamme.

Mossa a compassione la Beata la interrogò sul perché di tanto soffrire:

“Sono qui - rispose l’anima - da lunghissimo tempo, punita per le mie vanità ed il lusso scandaloso.

Le mie pene non hanno sollievo...

Quando io ero in vita ero dedita alle vanità del mondo, alle feste ed ai piaceri ed assai raramente pensavo a Dio.

Per questo io ora sono dimenticata da miei figli, dai miei parenti, dagli amici miei più intimi”.

La Beata pregò quell’anima di farle sentire qualcosa di ciò che pativa. E subito a lei parve che la toccasse un dito di fuoco sulla fronte.

Provò un grande dolore e restò un segno così profondo e tanto doloroso, che anche due mesi dopo si vedeva e ne soffriva crudelmente.

Sostenne quel dolore con spirito di penitenza a favore della defunta.

E al termine di un certo tempo, quell’anima stessa venne ad annunziarle la sua liberazione.

La Madonna a Medjugorje ha detto:

“Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in Paradiso, al momento della vostra morte”.

Qualcuno dice:

“Che importa che siano atroci quelle pene? E poi un giorno finiranno”.

S. Agostino dice: Per amor di Dio, non dite così!”.

Nel libro “S. Pio da Pietrelcina e l’aldilà” di Padre Marcello Stanzione, ho letto questa storia raccontata da Fra Modestino da Pietrelcina, un frate cappuccino.

“Nel 1945 mi trovavo a San Giovanni Rotondo per assistere e stare un po’ accanto a Padre Pio.

Cercavo anche di trarre vantaggio dalle sagge parole che uscivano dalle sue labbra, custodendole nel cuore per il mio bene spirituale.

Una sera padre Pio uscì dal coro dopo la benedizione eucaristica vespertina; io ero con lui nel corridoio che porta alla sua stanza.

Mi venne spontaneamente sulle labbra una domanda:

«Padre, cosa ne pensate delle fiamme del Purgatorio?».

E Padre Pio di rimando:

«Se il Signore dovesse permettere all’anima di passare da quel fuoco a quello più bruciante della terra, sarebbe come passare dall’acqua bollente all’acqua fresca»”.

Una signora di Cerignola, una città in provincia di Foggia, di nome C. Birulli, un giorno chiese a padre Pio:

Padre, perché non mi dà un’idea del Purgatorio?”.

Ed egli immediatamente l’accontentò con queste parole:

Figlia mia, le anime del Purgatorio vorrebbero gettarsi in una sorgente di fuoco terreno, perché per loro sarebbe come una sorgente di acqua fresca”.

Noi vediamo dalle rivelazioni, che un’ora sola di Purgatorio sembra alle anime purganti più lunga di un secolo … tanto è il loro desiderio di vedere Dio ed eccessivo ... il rigore dei loro supplizi.

Il padre Ippolito da Scalvo, eletto guardiano in un convento di Fiandra, si sforzava di stimolare ogni virtù nei suoi figli spirituali.

Ora accadde che uno dei novizi, molto avanti nella via della perfezione, spirò dolcemente nel Signore, mentre padre Ippolito era assente.

Avvisato della sventura ritornò la sera stessa.

Si fermò in coro per attingere conforto nella preghiera.

E ad un tratto vede presentarsi davanti il defunto, tutto avvolto in fiamme, che gli dice:

“Mio buon Padre! Impartitemi, vi prego la vostra benedizione. Per una leggera mancanza da me commessa contro la Regola, mi trovo ora in Purgatorio per soddisfare alla Divina Giustizia.

Il buon Gesù mi ha concesso di rivolgermi a voi, affinché m’imponiate quella punizione che credete conveniente.

Dopo la quale io volerò nell’amplesso eterno di Dio”.

Atterrito, il guardiano si affrettò a dargli la benedizione, e per penitenza gli disse che doveva rimanere in Purgatorio fino alle otto del mattino.

Udito ciò il novizio, si mise a correre come un disperato per la Chiesa urlando:

“Padre crudele! Cuore durissimo e senza pietà! Come mai volete punire tanto severamente un fallo, che in vita avreste appena giudicato degno di una leggera disciplina?

Voi dunque ignorate l’atrocità dei miei tormenti?”

E ciò dicendo sparì. Il povero guardiano che aveva creduto di essere molto indulgente nell’imporre quella penitenza, si sentì drizzare i capelli per lo spavento e il dispiacere ed avrebbe voluto rimediare a tanto errore.

Ma non essendo in suo potere di farlo, suonò la campana, riunì i frati in coro, narrò loro piangendo l’accaduto ed ordinò che si incominciasse immediatamente a pregare.

Forse questo contribuì ad abbreviare le pene del defunto.

Il povero guardiano portò nel cuore per tutta la vita il ricordo di quella scena orribile, e confessava spesso che fino all’ora aveva avuto una idea molto imperfetta delle pene del Purgatorio.