Il Purgatorio - parte quindicesima- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte quindicesima

Il_giudizio_particolare

20 settembre 2020

Il peccato veniale è il grande nemico della vita cristiana.

È l’ostacolo che ci impedisce di crescere nell’amore di Dio.

Un’anima che desidera veramente salire sul monte della santità, deve muovere guerra spietata ai suoi difetti, alle colpe veniali e non riposarsi mai finché non li abbia sterminati.

S. Giovanni Bosco quando veniva a conoscere che qualcuno dei suoi giovani aveva commesso qualche peccato, ne sentiva una tale pena al cuore per l’offesa che - in casa sua si era fatta a Dio - che gli causava subito mal di testa e lo si vedeva perdere l’appetito e il sonno e passare notti intere sospirando per il disgraziato.

Cosi avveniva al Re Davide:

“Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi, perché non osservano la tua legge”, Salmo 118,136.

“Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, perché non custodiscono la tua parola”, Salmo 118,158.

Don Bosco era sensibile dinanzi alla piccola offesa di Dio, ma non si turbava affatto quando capitavano disgrazie, anche gravissime.

Le riceveva con perfetta rassegnazione al volere divino.

Nell’incendio gravissimo del 1883, che recò tanto danno all’Oratorio, mentre tutta la casa era sottosopra ed il terrore si era impossessato di ognuno, egli solo rimase tranquillo e sereno, come se il fuoco bruciasse roba d’altri.

Il triste annunzio gli fu recato in refettorio, quando era ancora seduto a mensa.

Non una nube di mestizia o di timore compare su quella fronte veneranda, che già pareva illuminata dai primi albori del Paradiso.

Solamente domandò se mai qualcuno si fosse fatto male, come un tenero padre che è sempre sollecito della salute dei figli.

Egli pesava le afflizioni di questo mondo nella bilancia della fede e ben sapeva che la perdita anche di tutte le sostanze era sempre inferiore al minimo peccato veniale.

Ricordo ancora una volta che ogni nostro peccato comporta non solo la colpa, ma anche la pena.

Ogni nostro peccato, anche veniale, porta necessariamente con sé la sua pena, il castigo dovuto per quel peccato.

Con l’assoluzione del sacerdote la colpa viene rimessa, ma non viene del tutto rimessa la pena.

Ai peccati mortali non confessati segue una pena eterna (l’inferno), mentre ai peccati veniali segue una pena temporale.

La pena temporale consiste in un certo quantitativo di sofferenza che è possibile scontare in diversi modi qui sulla terra, o pure in Purgatorio.

Ovviamente la pena eterna (inferno) può essere rimessa quando sinceramente pentiti dei peccati mortali, chiediamo perdono a Dio nel sacramento della confessione.

La pena temporale viene scontata sulla terra in vari modi:

con la preghiera, con la mortificazione, con le sofferenze accettate per amor di Dio, con la carità, con la preghiera assidua, con la partecipazione ai sacramenti e alla S. Messa.

Ogni volta che ci accostiamo degnamente al sacramento dell’eucaristia, con le dovute disposizioni, riceviamo una certa remissione della pena temporale dei nostri peccati, proporzionata • sia al fervore, alla fede e all’amore con cui riceviamo il Corpo e il Sangue di Cristo;

• sia alla disponibilità di vivere nella volontà del Signore (molto importanti sono pertanto la preparazione prima della Messa e il ringraziamento dopo la Messa, pratiche oggi trascurate).

Inoltre è fondamentale la pratica delle indulgenze, di cui parleremo in avanti.

Attenzione, le indulgenze non rimettono la colpa, ma solo la pena temporale. La colpa è rimessa col pentimento nella confessione.

Acquistare le indulgenze parziali è facilissimo, anche solo recitando mentalmente la frase: “Gesù mio, misericordia”.

Dopo il giudizio, si inizia la purificazione. Hanno inizio le pene! E quali pene!

Vicino alla bara di un defunto, che le sofferenze hanno consumato, ci confortiamo dicendo:

- “Almeno ha finito di soffrire...!”

Oh finissero veramente le nostre pene, col finire della vita presente.

Il corpo cessa di soffrire, ma le sofferenze dell’anima possono continuare, possono aumentare. E in genere continuano e crescono.

Secondo S. Tommaso d’Acquino le pene del Purgatorio in nulla differiscono dalle pene dell’inferno, eccetto che nella durata.

Ecco cosa leggiamo nel trattato del Purgatorio di S. Caterina da Genova:

“Le anime purganti provano un tale tormento, che lingua umana non può riferire, né alcuna intelligenza darne la più piccola nozione, a meno che Dio non lo facesse conoscere per grazia speciale”.

Nel Purgatorio come sappiamo c’è la pena del senso, cioè il fuoco.

Secondo S. Gregorio Magno, S. Agostino e S. Tommaso è sostanzialmente uguale a quello dell’inferno:

La differenza consiste nella durata.

A Santa Margherita Alacoque apparve un’anima purgante.

- Chi sei tu, che tanto soffri?

- “Ero un illustre personaggio nel mondo. Mancai di giustizia e di carità verso tante famiglie.

Per la qual cosa il mio Purgatorio è assai lungo.

I miei parenti innalzano preghiere per me e fanno celebrare numerosissime Messe. Però la Divina Misericordia applica tutti questi suffragi alle anime che danneggiai”.

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi in un’estasi fece il giro del Purgatorio in compagnia del suo angelo custode. Che strazio provò il suo cuore!

“Misericordia - esclamava la Santa - Misericordia, Dio mio!

Sangue prezioso del mio Redentore, scendi su queste anime e liberale dal loro tormento!”.

Fu ammessa a contemplare le pene dei bugiardi, i quali erano tormentati con piombo fuso in bocca, mentre stavano immersi in uno stagno infuocato.

Poté osservare coloro che avevano peccato contro la purezza, che erano stati perdonati in vita, ma che non avevano espiato abbastanza le loro colpe.

La loro prigione era talmente sudicia e fetente, che solo a vederla chiudeva il cuore. La Santa passò oltre senza dire parola.

S. Cesario di Arles dice:

“Si incontrano cristiani i quali benché convinti dell’esistenza del Purgatorio, dicono con imperdonabile leggerezza: “Non temo il Purgatorio purché mi salvi!”

Parlano così perché non sanno cosa siano quelle sofferenze.

Le pene del Purgatorio non sono simili a quelle di questa terra,

Primo perché - secondo l’insegnamento dei Padri della Chiesa - le pene di questa terra sono molto più leggere;

Secondo, perché le pene di questa terra per una persona nello stato di grazia sono meritevoli, mentre per un’anima del Purgatorio non lo sono.

S. Bernardo commenta dopo una visione del Purgatorio:

“Noi infelici, se non faremo tutta la nostra penitenza sulla terra e ci toccherà un giorno di andare a farla in questo fuoco insopportabile, più tormentoso, più veemente di quanto possiamo immaginare in questa vita!”

Il Santo preferisce fare la penitenza in questa terra che nel fuoco del Purgatorio.

La materia che alimenta il fuoco del Purgatorio sono i peccati commessi in questa vita, peccati dei quali non si sia fatta la dovuta penitenza.

L’intensità e la durezza di questa punizione dipendono dalla gravità del peccato e da come si è radicato nell’anima.

S. Veronica Giuliani, che sperimentava le pene del Purgatorio per un periodo di una, di tre o di cinque ore in vari momenti della sua vita, parlava di “ore eterne”.

Diceva:

“Noi mortali non sappiamo che cosa sia il fuoco del Purgatorio.

Si chiama così per modo di dire:

ma esso è tanto scottante, è tanto penetrante;

è tanto potente che in un tratto ti distrugge, annienta e consuma.

Ha un ardore così grande che in un baleno distruggerebbe il mondo tutto...

Pensate che pene e che tormento sia per quelle povere anime!

Sono nel fuoco come lo stesso fuoco, sono incorporate in esso e nelle sue fiamme ardenti bruciano e si consumano senza pietà.

La Divina Giustizia fa l’ufficio suo rettissimamente.

Nessuno può fuggire.

Ivi si deve stare sino a che sia purgato ogni minimo neo”.

Proviamo a fare penitenza qui sulla terra, per evitare le pene indicibili del Purgatorio.

Dipende da noi approfittare del tempo che ci è dato di vivere in questo esilio terreno

* per vivere santamente

* e per purificarci quaggiù attraverso tutte le prove, afflizioni, pene e disagi che la Divina provvidenza vorrà permettere o inviarci.

Ci conviene davvero purificarci il più possibile quaggiù sulla terra:

qui tra l’altro le sofferenze che patiamo hanno un valore meritorio e soddisfattorio che le rende particolarmente preziose, in quanto le possiamo accettare liberamente, offrendole a Dio perché le accolga.

Abbiamo visto che una volta si chiese a Padre Pio:

“Padre, come posso soffrire il Purgatorio qui sulla terra in modo da poter andare, poi, direttamente, in Paradiso?”.

E il padre di rimando:

“Accettando tutto dalle mani di Dio, offrendoGli tutto con amore e ringraziamenti.

Solo così possiamo passare dal letto di morte al Paradiso”.