Il Purgatorio - parte quattordicesima- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte quattordicesima

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13 settembre 2020

S. Agostino 20 anni dopo la morte della santa madre Monica, scrivendo “Le Confessioni”, supplica i lettori di pregare per lei.

Ed egli stesso rivolge a Dio una preghiera commovente che strappa le lacrime.

Dunque dopo 20 anni il grande santo temeva ancora che la sua santa madre fosse in Purgatorio. Forse pensava alle imperfezioni e alle fragilità che fanno parte della natura umana.

Il peccato veniale è “offesa” alla maestà infinita di Dio e per ripararlo ci vuole un risarcimento di valore infinito.

Solo Gesù Cristo può riparare degnamente l’offesa recata a Dio col peccato, che noi riteniamo cosa da poco.

Nell’ammirare la lunga pazienza di Dio nel sopportare tanti nostri difetti, fermamente proponiamo di non volerne mai più commettere alcun peccato veniale con avvertenza.

Preghiamo umilmente il Signore e la Santissima Madre che, per quell’odio infinito che essi portano ad ogni peccato, ci fortifichino in questo nostro proponimento, e ci tengano costantemente lontani non solo dal pericolo del peccato mortale, ma anche da ogni peccato veniale deliberato.

Fu rivelato a S. Gregorio Magno, che il Signore gli donò la tiara pontificia, per un’elemosina fatta ad uno sconosciuto.

Mt 25,23: “Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

In Romani 11,33-34 leggiamo: “O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?”.

Nella vita di S. Martino si legge che morì una vergine chiamata Vitalina.

Era in tal concetto di santità, che non solo la città, ma tutta la Diocesi di Tours andò alle esequie, non già per suffragare l’anima, ma per impetrare grazie dalla sua intercessione, persuasi tutti che era in cielo.

Lo stesso S. Martino non disse Requiem o De Profundis, e solo si rallegrava per la sua sorte beata e ringraziava Dio dei favori fatti a lei.

Ma ecco che un giorno la defunta gli apparve in abito bruno, l’occhio mesto, il volto bianco come un cencio e con voce lamentevole:

“Non mi è ancora concesso - disse - di vedere il Volto del Mio Signore”

- Oh! Dio, e perché mai?

- “Perché un giorno di venerdì violai la Regola, che ordina di non acconciare i capelli in segno di lutto per la morte del Divin Redentore”.

A leggere questi esempi viene spontanea sul labbro la preghiera del santo profeta Davide:

“Tu fai fremere di spavento la mia carne, io temo tuoi giudizi”, Salmo 118,120.

Parlare del Purgatorio ci aiuta a cambiare vita.

Ascoltate...

Un uomo sui 35 anni, vedovo, padre di 2 figli, viveva a Torino all’epoca di Don Bosco.

Conduceva una vita depravata da bestemmiatore e non partecipava alla messa.

Avvicinandosi il 2 novembre, giorno dei defunti, sua madre gli disse:

“Ricordati del tuo povero padre morto già da vari anni e prega per lui”.

Parole che lo stizzirono.

- “Che pregare? Se è all’inferno o in paradiso non ne ha bisogno delle nostre preghiere, se è in purgatorio, a suo tempo uscirà”.

La madre amareggiata non osò replicare.

La notte seguente, parve alla donna di udire qualche strano rumore nella camera del figlio.

Al mattino, vedendolo stravolto come chi avesse passato una cattiva nottata, gli disse:

“Stanotte mi è parso di udire un certo rumore nella tua camera...”

- “Che rumore? Voi donne piene di superstizioni, di cui i preti vi riempiono la testa”.

Troncò il discorso, prese il cappello e bruscamente uscì di casa. La madre si persuase che il figlio aveva passato davvero qualche brutto momento.

All’avvicinarsi della sera l’uomo sembrò preoccupato.

All’ora solita si ritirò in camera.

In realtà strani rumori li aveva uditi anche lui la notte precedente.

Non era un tipo pauroso.

Tuttavia prima di mettersi a letto esaminò accuratamente ogni angolo della stanza, per assicurarsi che nulla potesse produrre qualche insolito fenomeno.

Tolse e rimise i mobili al loro posto, guardò sotto il letto e si coricò.

Dinanzi alla finestra, all’esterno, correva un lungo ballatoio (corridoio) che dava accesso ad altre stanze.

Il letto era posto di fronte alla finestra.

Quella sera era illuminata da chiarore pallido della luna.

Ad un tratto udì qualche passo strascicato che gli fece pensare a quello di suo padre quando passeggiava per casa in pantofole.

Si alza a sedere sul letto, impaurito, e osserva con gli occhi sbarrati il ballatoio dal quale veniva lo strascico dei passi.

Ed ecco al di là della finestra passare l’ombra di suo padre, proprio lui, il suo vestito, la sua statura, il suo modo di camminare.

Andò oltre e poi ripassò dinanzi alla finestra ritornando indietro.

Poi l’ombra si ferma dinanzi all’invetriata, e dopo qualche momento, benché quella rimanesse chiusa, entra nella stanza e si mette a passeggiare su e giù ai piedi del letto.

In preda all’ansia, quell’uomo trova il coraggio di domandare:

“Papà, avete bisogno di qualche cosa da me?”

Nessuna risposta; l’ombra continua a passeggiare.

Dopo qualche istante il figlio riprende:

“Papà avete bisogno di preghiere? Ditemelo!”

Il padre si ferma si volge al figlio e con voce fioca risponde:

“Io non ho bisogno di nulla”.

- “Ma dunque perché siete venuto?”

- “Sono venuto per dirti che è tempo di finirla con gli scandali che dai ai tuoi figli, quelle anime semplici che tu avresti dovuto conservare innocenti.

Quei poveretti imparano da te la bestemmia, l’irreligione, il disprezzo della Chiesa e dei suoi ministri, la condotta scostumata.

Sono venuto per dirti che Dio è disgustato e tanto offeso, e che se tu non ti emendi saprai fra poco quanto pesino i Suoi castighi.

No, non pregare per me; a suo tempo, come dici tu, uscirò dal Purgatorio. Pensa ai casi tuoi”.

- “Papà...

L’ombra che stava per andarsene verso la finestra si volse e disse:

“Cambia vita!”.

E disparve.

Al mattino seguente la madre condusse il figlio da Don Bosco. L’uomo si confessò e pianse per i suoi peccati.

I santi ci hanno ripetutamente incoraggiato a vivere il nostro Purgatorio sulla terra.

Vedremo come andare in Paradiso senza passare per il Purgatorio.

Il Purgatorio è il luogo di purificazione o di pena temporanea in cui le anime di coloro che muoiono in grazia di Dio sono preparate per il Paradiso.

Da alcuni decenni i predicatori non parlano più del Purgatorio. Però, rimane una delle grandi verità di fede che ogni cattolico deve credere.

In via preliminare, va detto che ogni nostro peccato, mortale o veniale, comporta non solo la colpa, ma anche la pena, cioè il castigo dovuto per quel peccato.

A volte ohi si ritrova la sera con un peccato mortale non confessato… pensa:

E se muoio questa notte?

Faccia intanto un atto di contrizione perfetta, unito al proposito di confessarti al più presto. Vedremo in avanti gli effetti della contrizione.

Con l’assoluzione del sacerdote la colpa viene rimessa, ma non viene del tutto rimessa la pena.

La pena consiste in un certo quantitativo di sofferenza che è possibile scontare, per un certo tempo, in diversi modi qui sulla terra, o pure in Purgatorio.

Nel confessare i peccati veniali, possiamo sempre essere certi che il buon Dio ci perdoni e rimetta la colpa, ma non è detto che ci rimetta tutta la pena temporale, dovuta per quei peccati (se il pentimento del peccatore è imperfetto).

Può capitare che una parte della pena temporale rimanga spesso da scontare anche dopo la confessione, anche se Dio ha perdonato i nostri peccati.

Quindi in sintesi: l’anima che vive in grazia di Dio, confessandosi regolarmente di certo ha ottenuto, quanto alla colpa la remissione di tutti i peccati di cui si è pentita.

Ma non ha necessariamente ottenuto la remissione quanto alla pena temporale con la quale occorre dare soddisfazione alla divina giustizia.

A quell’anima può restare infatti da scontare una certa pena temporale, legata ai suoi peccati veniali e ai suoi peccati mortali già confessati.

Inoltre possono restarle alcuni peccati veniali di cui non ha mai voluto pentirsi, dei quali dunque porta ancora la colpa, oltre la pena.

Espiare una colpa significa scontare, riparare una colpa.

Vedremo che la pena temporale può essere scontata sulla terra in vari modi.

E potrete ora capire perché sto parlando del Purgatorio così a lungo.

Non è per sapere cosa succede in quel carcere, ma per conoscere le modalità per evitarlo.