Il Purgatorio - parte quarta- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte quarta

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28 giugno 2020
 

Purtroppo oggi del Purgatorio si parla poco!

Eppure esiste ed è confermato dalla tradizione della Chiesa, che definisce il Purgatorio come “Dogma di fede”.

Se fosse maggiormente conosciuto, si pregherebbe di più per queste anime che soffrono terribilmente.

Il maggiore tormento è la privazione temporanea di Dio (pena del danno) ma anche per le pene percepite sensibilmente (pena del senso).

S. Tommaso d’Aquino dice che il Purgatorio può durare anni ed anni e che “Le fornaci più ardenti, i fuochi più cocenti ai quali venivano condannati i martiri, non sono che un’ombra leggera a paragone delle sofferenze che devono subire le anime del Purgatorio per essere purificate”.

Il “Fuoco del Purgatorio è uno strumento con cui Dio completa l’opera della purificazione, ma non abbiamo parole per esprimere questi concetti.

S. Tommaso d’Aquino ci dice che le fiamme del Purgatorio sono “simili” a quelle dell’inferno e Padre Pio disse a Cleonice Morcaldi, una sua figlia spirituale: “Figlia mia, in certi posti il Purgatorio è come l’inferno”.

Una mattina, un confratello cappuccino chiese a Padre Pio di ricordare durante la messa il proprio papà defunto.

Subito dopo la Messa Padre Pio chiamò il confratello e gli disse: “Questa mattina tuo papà è entrato in Paradiso”.

Il confratello rimase sbalordito e felice, tuttavia non poté fare a meno di esclamare:

- “Ma Padre Pio, mio papà è morto 30 anni fa”.

Padre Pio gli rispose con voce grave: “Eh figlio mio, davanti a Dio tutto si paga!”

Le anime del Purgatorio non possono pregare per sé stesse e Dio, alle volte, permette che si presentino ai viventi (ai santi o a qualche anima privilegiata) per chiedere suffragi ed entrare alla presenza di Dio.

Circa due anni fa è venuto qui a S. Giovanni Apostolo don Marcello Stanzione, parroco nel salernitano e autore di molti libri, per intrattenere la comunità con una predicazione su S. Michele Arcangelo e sugli angeli.

Prima di andare via, mi ha regalato alcuni libri e uno di questi libri parlava di Maria Simma.

Chi è Maria Simma?

Don Marcello la presenta così in questo libro:

“Maria Simma è nata il 5 febbraio 1915 a Santag in Austria.

Molto religiosa, tentò anche di farsi suora, ma dovette rinunciare a causa della gracile costituzione.

Formatasi spiritualmente durante i soggiorni in convento, si consacrò alla Madonna, impegnandosi a intercedere per le anime del Purgatorio mediante la preghiera, i sacrifici e l’apostolato.

All’età di 25 anni cominciò a entrare in contatto con le anime del Purgatorio; all’inizio erano pochi casi all’anno, ma dal 1954 i contatti furono pressoché continui, sia di giorno che di notte.

La sua straordinaria esperienza la rese nota in Austria e all’estero. Mori a 89 anni il 16 aprile 2004.

Un giorno fu fatta questa domanda a Maria Simma:

“Perché le anime del Purgatorio si indirizzano a lei?”

E lei:

“Ecco una domanda che mi si rivolge di frequente. Non è sicuramente a causa della mia devozione: ci sono persone più pie di me. Certamente le anime del Purgatorio possono indirizzarsi ad altre persone.

I fenomeni soprannaturali non sono dei termometri di santità.

La pietra di paragone della perfezione resta la carità disinteressata: soffrire per gli altri per amore, ad imitazione di Cristo.

Non potremo trascorrere la nostra vita terrena senza croci né sofferenze.

• Un’anima del Purgatorio disse un giorno:

“Ciò che ha più efficacia è la sofferenza quando è sopportata con grande pazienza e quando si depone come offerta fra le mani della Madre di Dio, affinché Ella l’utilizzi per chi vuole, dove sarà meglio e più necessariamente utilizzata”.

Fu nel 1940 che si manifestò per la prima volta a me un’anima del Purgatorio.

Sentendo che qualcuno andava e veniva nella mia camera mi svegliai. Guardai chi poteva essere. Vidi allora uno straniero che passeggiava lentamente. L’interpellai con tono burbero:

“Come sei entrato? Che cosa hai perso?”.

Fece come se non sentisse nulla e continuò il suo andirivieni.

Balzai dal letto e cercai di afferrarlo. Non presi che aria, non c’era più nulla.

Erano circa le quattro del mattino. Non ritornò più ed io non riuscii ad addormentarmi. Dopo la Messa andai dal mio Direttore Spirituale e gli raccontai ogni cosa.

“Se capita ancora qualcosa di simile - mi spiegò brevemente il sacerdote - non domandare “chi sei”, ma “che cosa vuoi da me”.

La notte seguente ritornò: era la stessa persona della notte precedente.

Le domandai: “Che cosa vuoi da me?

Rispose: “Fà celebrare tre Messe per me e sarò liberato”.

Pensai allora che doveva essere un’anima del Purgatorio.

Lo dissi al mio confessore che me lo confermò.

Quando un’anima viene, mi sveglia bussando o chiamandomi o scuotendomi o in altro modo ancora, le chiedo subito: “Che vuoi?” o “Che devo fare?”.

In questo modo essa può dirmi ciò che le manca.

Così un’anima mi domandò: “Soffrirai per me?”.

Ciò mi parve abbastanza strano, poiché fino a quella volta nessuna mi aveva espresso un tale desiderio.

Allora le risposi: “Si, ma che devo fare?”.

Essa mi rispose: “Per tre ore proverai grandi dolori in tutto il corpo; ma dopo tre ore potrai alzarti e continuare i tuoi lavori come se non fosse successo nulla.

Così potrai togliermi vent’anni di Purgatorio”.

Accettai. Mi colsero allora tali dolori che capivo a mala pena dove ero, pur essendo cosciente di aver accettato in espiazione di un’anima quelle sofferenze che dovevano durare tre ore.

Mi sembrava però di passare non tre ore ma piuttosto tre giorni o tre settimane.

Quando tutto fu terminato mi resi conto che in fondo erano passate solo tre ore”.

La Vergine Maria - racconta Maria Simma - è per le anime del Purgatorio la madre della misericordia.

In Purgatorio, Maria distribuisce le grazie secondo la volontà divina: lei passa sovente in Purgatorio.

Il Curato di Sontag, p. Alfonso Matt nel 1955 scrive queste cose su Maria Simma.

Durante la notte di “Tutti i Santi”, un’anima le disse:

“Oggi, giorno di Tutti i Santi, moriranno due persone che sono in gran pericolo di dannazione. Queste non possono essere salvate se non si prega con insistenza per loro”.

Maria Simma pregò: fu aiutata da altre persone.

La notte seguente un’anima venne a dirle che le due anime erano scampate dall’inferno ed erano arrivate nel Purgatorio.

Si potrebbero salvare molte anime dall’inferno se mattino e sera si recitasse questa preghiera indulgenziata con tre Ave Maria per coloro che muoiono il giorno stesso:

O Misericordiosissimo Gesù, che bruciate in sì ardente amore per le anime, Vi scongiuro, per l’agonia del Vostro Santissimo Cuore e per i dolori della Vostra Madre Immacolata, purificare con il Vostro Sangue tutti i peccatori della terra che sono in agonia e che devono morire oggi stesso. Cuore agonizzante di Gesù, abbiate pietà dei morenti”

Quelli che seguono, sono avvertimenti presi dalle note di Maria Simma.

“Non bisogna lamentarsi dei tempi che attraversiamo.

È necessario dire ai genitori che essi ne sono i principali responsabili.

I genitori rendono un servizio pessimo ai loro figli se assecondano tutti i loro desideri, dando loro tutto ciò che vogliono, semplicemente perché siano contenti e non gridino.

L’orgoglio può cosi prendere radice nel cuore del bambino.

Là dove l’insegnamento religioso non comincia dalla più tenera età, la religione non tiene più tardi.

Insegnate ai bambini la rinuncia! Perché oggi c’è questa indifferenza religiosa, questa decadenza morale?

Perché i bambini non hanno imparato a rinunciare!

Essi diventano più tardi degli uomini mai contenti e senza discrezione: prendono parte a tutto e vogliono avere tutto a profusione. Chi non ha imparato da bambino a rinunciare, diventa egoista, senza amore, tirannico.

Per questo motivo oggi c’è tanto odio e mancanza di carità.

Vogliamo vedere dei tempi migliori? Si incominci dall’educazione dei bambini.

Per ogni cattolico l’apostolato è un dovere.

Ogni cristiano dovrebbe mettersi a ricercare il Regno di Dio ed a cercare di farlo progredire...”.

E a proposito della S. Messa, Maria Simma dice:

“Il soccorso più prezioso che possiamo dare alle anime è senza dubbio la Messa, ma nella misura solo in cui i defunti l’hanno stimata da vivi.

Non tutti possono assistere alla Messa durante i giorni di lavoro.

Ma ci sono pure persone che potrebbero andarci senza mancare ad alcun dovere: i pensionati, per esempio, che hanno vicino la Chiesa, ma che dicono:

“Sono obbligato ad andarci la domenica, ma non durante la settimana. Dunque non ci vado”.

Coloro che pensano ed agiscono così devono aspettare a lungo, dopo la morte, affinché una Messa sia loro di profitto, poiché, durante la loro vita, ne hanno fatto poco caso.

Se si sapesse qual è il prezzo di una sola Messa per l’eternità, le Chiese sarebbero piene, anche durante la settimana.

Nell’ora della morte le Messe, alle quali abbiamo assistito con devozione durante la nostra vita, sono il nostro maggior tesoro; esse hanno per noi più valore delle Messe che sono celebrate per noi dopo la morte.

Maria Simma dice che il grande pericolo oggi è che le cose vanno materialmente troppo bene.

La preoccupazione dell’anima non deve essere soffocata da quella esagerata per il corpo.

Noi dobbiamo vegliare e preoccuparci maggiormente della vita eterna, poiché essa dura sempre.

Certo abbiamo bisogno dei beni terreni, ma non dobbiamo attaccare il nostro cuore a ciò che è temporale: proprietà, affari, belle case... Tutto ciò passa.

Noi non potremo portare via nulla, tranne le nostre opere buone.

Questo è il motivo per cui Dio permette le apparizioni delle anime del purgatorio.

Le anime del purgatorio non possono pregare per sé, ma possono pregare per noi.

Scrive Maria Simma:

“Dall’infanzia avevo un grande amore per le anime del purgatorio.

Anche mia madre ci teneva moltissimo e ci ripeteva sempre questo consiglio: «Quando avete una domanda importante da fare indirizzatela alle anime del Purgatorio: sono gli aiuti più validi»”.

S. Curato d’Ars diceva:

“Se si sapesse quanto è grande la potenza delle sante anime del Purgatorio e quante grazie possiamo ottenere attraverso la loro intercessione, esse non sarebbero cosi dimenticate”

S. Agostino: “Io prego per i defunti affinché, quando saranno arrivati alla gioia eterna, essi preghino per me”.