Il Purgatorio - parte prima- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte prima

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7 giugno 2020
 

I fedeli, sin dai primi secoli della storia della Chiesa, hanno affermato l’esistenza di un luogo dove i salvati, prima di accedere al paradiso, potessero completare la purificazione rimasta incompiuta in questa vita.

La parola stessa “Purgatorio” (da “purgare”) fa riferimento alla necessità di una purificazione della nostra vita prima di essere ammessi “faccia a faccia” davanti a Dio.

In questa terra ogni credente deve fare:

un cammino di conversione e di giustificazione per liberare il cuore dai peccati mortali e veniali,

e un cammino di purificazione per rimuovere quelle radici del male (scorie, impurità, incrostazioni) che determinano attitudini negative del carattere che rimangono anche dopo il battesimo.

Chi - durante l’esistenza terrena - non porta a termine questo processo di purificazione, deve completarlo nel Purgatorio.

La Bibbia parla del Purgatorio?

Non sono molti i testi biblici riguardanti il Purgatorio.

Nell’A.T. leggendo il Secondo Libro dei Maccabei, cap. 12,43-45, scopriamo che la prassi di pregare per i defunti, perché siano assolti dai peccati, era già praticata circa 200 anni prima di Cristo.

Dal Nuovo Testamento risulta che in quel luogo di tormenti, le colpe si pagano fino all’ultimo spicciolo (Mt 5,26).

E San Paolo nella 1^ Lettera ai Corinzi, cap. 3, ver. 15, scrive che le anime imperfette si salveranno come attraverso il fuoco”.

Nel Nuovo Testamento ci sono altri riferimenti in Mt 12,31-32; 18,34 e Ap 21,27.

I Padri della Chiesa riportano testimonianze sulla credenza del Purgatorio fin dal II secolo dopo Cristo.

Ne parlano Origene, S. Cipriano, S. Girolamo, S. Ambrogio, S. Agostino, S. Gregorio Magno ed altri.

S. Tommaso d’Aquino dice che il Purgatorio, per certe anime che hanno molto da espiare, nonostante siano passate all’altra vita riconciliate con Dio, può durare anni ed anni.

E poi tante visioni concesse a Santi e Beati (la Beata Anna Caterina Emmerik, S. Faustina Kowalska, S. Teresa d’Avila, S. Giovanni Bosco, Padre Pio, ecc.).

Radicata in questa tradizione biblica, fin dai primi tempi “La Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla vita beatifica di Dio” (CCC n. 1032).

Dagli atti della martire Santa Perpetua (+203 a Cartagine), risulta che la Santa, dopo aver parlato delle circostanze della sua cattura e dei primi giorni passati in carcere, così prosegue:

“Mentre un giorno eravamo tutti in preghiera, mi venne sulle labbra il nome del mio Dinocrate, e rimasi stupita di non essermi mai fino a quel punto ricordata di lui.

Mi afflisse il dubbio della sua infelicità e conobbi allora che ero degna di pregare per lui e che perciò bisognava che pregassi.

Incominciai quindi a pregare fervorosamente, gemendo davanti a Dio e nella notte seguente ebbi questa visione.

“Vidi Dinocrate uscire da luoghi tenebrosi, dove molti altri stavano con lui.

Egli era tutto arso e divorato dalla sete, sporco in volto, di aspetto pallido e con la faccia tuttora corrosa dall’ulcere di cui perì.

Questo Dinocrate era mio fratello secondo la carne.

In età di 7 anni morì di cancro al volto, che lo rendeva oggetto di orrore a quanti lo guardavano. Per lui io avevo pregato.

Mi sembrava dunque che una grande distanza corresse fra lui e me, in modo che fosse impossibile avvicinarci l’una all’altro.

Vicino a Dinocrate vidi un bacino pieno d’acqua. il cui orlo essendo più alto del fanciullo, non poteva raggiungerlo. per quanti sforzi facesse per avvicinare le labbra a quell’acqua refrigerante.

Oh quanto mi addolorava quel supplizio.

Nel frattempo io mi svegliai, e da tutto ciò conobbi che mio fratello si trovava in stato di pena e speravo di poterlo sollevare.

Incominciai dunque a pregare Dio giorno e notte, con lacrime e sospiri, perché mi concedesse la grazia della sua liberazione.

E continuai le preghiere finché fummo trasferiti nella prigione del campo, per servire di pubblico spettacolo nella festa di Cesare Geta.

Il giorno in cui fummo incatenati per essere condotti alla festa, io ebbi un’altra visione, nella quale vidi il medesimo luogo visto la prima volta, e Dinocrate col corpo purificato, rivestito di splendide vesti e senza neppure una lieve cicatrice nel posto dell’antica piaga.

L’orlo del bacino si era abbassato, fino ai fianchi del fanciullo, e presso di lui stava un’ampolla d’oro per attingere acqua.

Ed essendosi Dinocrate avvicinato, incominciò a bere di quell’acqua, senza che essa diminuisse.

E quando ne fu sazio abbandonò tutto contento il bacino per andare a giocare, come è costume dei fanciulli di quella età.

Nel frattempo mi svegliai e compresi da ciò che mio fratello era ormai libero da ogni pena”.

Nel secolo V, S. Agostino rende omaggio alla pietà di sua madre, S. Monica, con uno splendido passo nel suo libro “Confessioni” - che qui vogliamo riportare - che dimostra la fede che egli aveva nel Purgatorio e quanto sperasse dalle preghiere fatte per la madre.

“Un giorno la mia diletta madre, assalita da improvvisa debolezza, perdette i sensi.

Quando corremmo in suo aiuto, essendo già ritornata in sé, guardò tutti noi che la circondavamo, riconobbe me e mio fratello e con voce piangente ci disse: Dove ero io?

E poiché ci vedeva inerti e oppressi dal dolore, soggiunse:

- Qui, figli miei, lascerete vostra madre.

Io non risposi, perché il pianto mi impediva di parlare, ma il fratello con parole di conforto le disse di sperare di ritornare nella terra dei padri suoi.

Ella fissatolo con sguardo triste per mostrargli che aveva tutto compreso, volse gli occhi sopra di me e mi disse:

- Senti che cosa mi ha detto?

E poco dopo rivolgendosi ad ambedue:

- Voi comporrete questo corpo in quel luogo ove meglio vi piacerà; non ve ne prendete pensiero.

L’unica preghiera che vi rivolgo è che dovunque vi troverete, vi ricordiate di me nel Sacrificio Divino”.

Il n. 1030 del Catechismo della Chiesa Cattolica recita:

“Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo”.

Nell’iconografia tradizionale il Purgatorio è rappresentato da anime immerse nel fuoco, come nell’inferno.

Pertanto, il Purgatorio si presenta come luogo di sofferenza, perché non si può vedere Dio faccia a faccia nel luogo di salvezza.

Dalle rivelazioni private della Madonna ai veggenti di Medjugorje si apprende:

Messaggio del 2 novembre 1983:

“La maggioranza parte della gente, quando muore, va in Purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno.

Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in paradiso senza passare per il Purgatorio.

Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in Paradiso al momento della vostra morte”.

Messaggio del 20 luglio 1982:

“In Purgatorio ci sono tante anime e tra queste anche persone consacrate a Dio. Pregate per loro almeno sette pater ave gloria e il credo. Ve lo raccomando! Molte anime sono in Purgatorio da molto tempo perché nessuno prega per loro.

Dio non ha piacere di vedere soffrire gli uomini.

Proprio per non farli soffrire Gesù si è fatto uomo, camminò per le strade e per tante città per predicare il Vangelo della pace e per cercare e salvare perduti (Lc 10,19) e morì in croce.

Con la morte, la situazione resta quella che è.

Coloro che ostinatamente hanno voltato le spalle a Dio, continuano a voltargliele per tutta l’eternità.

Coloro che non hanno amato gli uomini, continueranno a non amarli per tutta l’eternità.

Però la maggior parte degli uomini somigliano all’oro misto a scorie: bisogna purificarlo in un alto forno perché diventi puro.

L’alto forno in cui Dio purifica i suoi eletti è precisamente il Purgatorio.

Il Purgatorio è l’ospedale dove sono ricoverati coloro che, pur essendo morti in grazia di Dio, sono malati e brutti.

Perché hanno bisogno di guarire certi aspetti negativi del carattere, che hanno impedito loro di amare pienamente Dio e il prossimo.

Ed essendo malati e brutti, ci vanno spontaneamente:

* per poter guarire;

* per recuperare la perfetta bellezza del loro essere e la capacità piena di amare con tutto il cuore.

Dio fa di tutto con le sue ispirazioni per far guarire in terra i suoi figli, spingendoli a fare opere buone e a purificarsi.

Ma quando essi non vogliono farle e non vogliono purificarsi, a Lui non resta altro, perché li ama, che mandarli al purgatorio per farli guarire.

Solo chi è guarito può essere felice in paradiso.

Chi vi andasse ammalato... vi soffrirebbe di più e farebbe soffrire i beati.

Quando possiamo giudicare una persona guarita?

Quando uno è staccato da tutte le creature e dalle cose di questo mondo,

quando ha raggiunto un grande desiderio di Dio e ha stabilito con lui un rapporto mediante la preghiera e la parola.

Quando in terra l’uomo non ha avuto un grande amore di Dio e grande desiderio di pregare e ha fatto tante mancanze di amore, sarà necessario il Purgatorio, per purificarsi fino a quando il suo amore diventa pieno e ardente.

Come basta un filo per tenere legato un uccello e impedirgli di volare, così basta una persona o cosa che ci tenga legati alla terra per impedirci di volare a Dio.

Come chi ha uno strumento scordato si allontana dall’orchestra per accordarlo e vi ritorna solo quando l’ha messo a posto, così chi non ama tutti ed è in disarmonia anche solo con qualcuno, va in Purgatorio e non ne esce se non quando ha raggiunto l’amore e l’accordo con tutti.

D’altronde se Dio ammettesse in paradiso chi non è in armonia con tutti, farebbe come un direttore che tenesse nell’orchestra un suonatore che non sa andare a tempo o che ha uno strumento scordato.

Come un uccellino non può volare se non gli crescono le ali, cosi l’uomo non può volare a Dio in paradiso se non ha un pieno potenziale di amore per volare verso di lui.

Quanti - vivendo in questa terra - amano pienamente o hanno riparato le loro mancanze di amore, in continue opere di carità e apostolato, morendo vanno direttamente in paradiso.

Quali sono i peccati più severamente puniti in purgatorio?

La ragione per cui esiste il Purgatorio è perché molti vivono in questa terra nell’aureo fosso della mediocrità e fanno tante mancanze di amore.

Molti non sono né caldi né freddi, sono tiepidi commettono continuamente peccati con molta facilità.

I peccati più severamente puniti in purgatorio sono secondo rivelazioni private: i peccati contro la carità, maldicenza, calunnia, rancore, le controversie per avidità e l’invidia.

• criticare o ridere delle persone che non contano nella società;

• ferire il prossimo con parole pesanti e giudizi affrettati.

Fare del bene a coloro che hanno sentimenti ostili nei nostri riguardi: soprattutto questo fa risparmiare una gran parte del Purgatorio.

1Pt 4,8: “Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati”.

Il Purgatorio è quindi una condizione di salvezza eterna, in cui però non siamo ancora pronti per contemplare Dio e abbracciarlo nel suo immenso amore.

È una condizione di purificazione, dove la certezza dell’incontro con il Signore attenua il dolore dell’attesa.

Più ci saremo purificati in questa terra, meno ne avremo bisogno nel momento della nostra morte.

Chi si trova in Purgatorio è già salvo; ma non è ancora pronto per entrare in paradiso.

L’anima che va in Purgatorio è come una promessa sposa che ancora non ha pronto l’abito nuziale per il giorno del suo sposalizio con il Signore.