Il Purgatorio - parte diciassettesima- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte diciassettesima

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4 ottobre 2020

Abbiamo visto che le opere di penitenza espiano i peccati. E opere di penitenza per riparare i peccati sono anche le opere di misericordia (Mt 25).

Abbiamo meditato sulle prime due opere di misericordia: consigliare i dubbiosi e insegnare gli ignoranti.

Ora proseguiamo con la 3^ opera di misericordia:

3. Ammonire i peccatori, cioè correggere colui che sbaglia.

Sarebbe la correzione fraterna, una pratica insegnata da Gesù:

“Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello”, Mt 18,15.

Consiste nell’ammonire un amico con lo scopo di farlo redimere.

Va esercitata con fermezza - Tito 1,13: “Questa testimonianza è vera. Perciò correggili con fermezza, perché rimangano nella sana dottrina”.

Ma senza asprezza - 1Tm 5,1: “Non essere aspro nel riprendere un anziano, ma esortalo come fosse tuo padre; i più giovani come fratelli”.

Senza collera

Senza umiliare chi viene corretto - Ef 6,4: “E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell’educazione e nella disciplina del Signore”.

Discernendo l’età, le forze e i limiti delle persone.

Eb 12,11: “Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati”.

Ma attenzione, Gesù dice:

Mt 7,4-5: “O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.

Nella spiritualità di S. Vincenzo dè Paoli troviamo delle indicazioni:

• prima di ammonire, bisogna pregare;

• bisogna ammonire a tempo opportuno, quando si può sperare un buon frutto;

• bisogna fare rilievi e con molto rispetto e umiltà e dopo essersi scusati;

• non bisogna mai ammonire spinti dalla passione e dal risentimento;

• non bisogna mai ammonire in presenza d’altri.

“Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati”, Gc 5,20.

4. Consolare gli afflitti

In un biglietto, s. Francesco garantisce a Frà Leone che egli potrà sempre andare da lui per essere consolato, se lo vuole.

Persone come Frate Leone, insicure, ansiose, fragili psicologicamente, bisognose di essere ascoltate per chiarirsi dentro, si incontrano dappertutto.

Ci sono anziani che si sentono e sono considerati inutili perché improduttivi.

Ci sono persone con handicap fisici e psichici e ci sono i loro familiari, anch’essi emarginati.

Ci sono individui accasciati dalle disgrazie e dalle malattie, che lentamente sono diventati misantropi, scontenti.

Ci sono gli immigrati che arrivano su gommoni alle nostre frontiere.

Le afflizioni sono espressione di sofferenze e quando sono intense e continuative, si rimane prostrati nell’animo e l’orizzonte si oscura.

Le cause? Le più disparate: depressione, ansietà, un infortunio, una malattia fisica di cui non si conosce natura e l’esito.

Un momento di gravi difficoltà economiche (un debito che non si riesce a pagare).

Il deterioramento dei rapporti familiari; la separazione coniugale.

La morte di un parente prossimo. Gravi problemi di lavoro.

La perdita di stima nell’ambiente di lavoro. Un tracollo finanziario, la morte di un amico intimo.

L’esito? L’angoscia: si ha l’impressione di non farcela e di trovarsi come in un tunnel di cui non si intravede l’uscita e ci si sente isolati, abbandonati.

L’opera di misericordia è allora con-solare cioè “stare con le persone sole”.

È importante in simili momenti angoscianti sentire a fianco qualcuno disponibile a camminare insieme e insieme cercare una soluzione.

L’opera di misericordia per essere efficace deve proporsi di sollevare dall’angoscia. Perciò ci si deve adoperare per individuare le cause dell’afflizione e rimuoverle.

Talvolta le afflizioni colpiscono intere popolazioni a causa di emergenze come il coronavirus, terremoti, inondazioni, ecc.

La consolazione in questi casi deve coinvolgere tutta la comunità cristiana.

2Cor 1,3-4: “Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare, quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.

Tu puoi essere un aiuto per il tuo prossimo.

Ecco alcuni suggerimenti per consolare con efficacia:

1. Metti il Signore al centro di tutto. È la caratteristica più importante.

2. Sii disponibile

3. Ascolta attentamente: “Ognuno sia pronto ad ascoltare, lento nel parlare” (Gc 1,19)

4. Non lasciarti impressionare ma abbi fede.

Non farti coinvolgere emotivamente e non drammatizzare. Non pensare che la situazione è impossibile da cambiare, perché nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37).

5. Non avere un atteggiamento di giudizio e di condanna.

Ciò non vuol dire che devi lasciar correre azioni che senti essere sbagliate, Dio ci ama nonostante ci comportiamo male.

Ama il fratello anche se ha fatto errori. Parlagli dell’amore di Dio e della salvezza nell’opera della Croce e se ha fatto errori, lo Spirito Santo lo convincerà di peccato.

6. Coinvolgi altre persone che possono aiutare.

“Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo”, (Prov 3,27).

Non deve trattarsi di una consolazione passeggera, ma di qualcosa di molto più importante: deve creare la disponibilità a partecipare alle sofferenze di Cristo.

Consolare gli afflitti è anche una modalità per servire gli altri.

Quando serviamo gli altri, infatti, stiamo servendo Gesù Cristo.

Se gli afflitti da consolare sono lontani dalla fede, costruiamo ponti di amicizia che, più tardi, possono condurli al Vangelo.

Nel momento in cui riversiamo il nostro amore, su qualcuno per sollevarlo dall’angoscia, egli comincia ad avere fiducia in noi.

La gente vede ciò che siamo, prima di ascoltare ciò che diciamo.

5. Perdonare le offese

“Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi” (Mt 6,14).

L’attitudine al perdono deve innescarsi in ciascuno di noi intimamente e diventare un aspetto consueto del nostro modo di sentire e di vivere.

È indispensabile perdonare ogni persona - sia essa collegata al passato o al presente -, se vogliamo che le barriere, le pesantezze e le angosce, le oppressioni, le catene spirituali formatesi intorno a noi, possano essere spezzate, dissolte e levate via.

Mc 11,25: “Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni voi i vostri peccati”.

Chi ama il signore sa perdonare.

Gv 13,34: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati”.

Un modo di esprimere l’amore è perdonare

Sapete, a volte è molto difficile portare le persone a perdonare. Però e necessario. Senza perdono non c’è guarigione!

* Una delle cose più difficili da fare nella vita è chiedere perdono.

* E poi un’altra delle cose più difficili da fare... è perdonare.

Quando una persona chiede perdono, è perché ha permesso allo Spirito Santo di lavorare profondamente nella propria vita.

Bisogna che i genitori insegnino ai loro figli già quando sono piccoli a sapere chiedere perdono, a spezzare l’orgoglio che c’è in ognuno di noi.

Perché quando tu devi dire a una persona: Tu devi chiedere scusa per quello che hai fatto..., tu troverai sempre resistenza.

Ma perdonare è un comando di Gesù

Ora attenzione il perdono non ha a che fare con i sentimenti. Perché alcuni dicono: “Io non mi sento di perdonarlo!”.

Quando una persona è antipatica con te, tu non ti senti di perdonare! Ti ha fatto molto male, tu non lo senti.

È ovvio!

Però Gesù ci ha comandato di perdonare anche i nemici!

Il perdono è un comando! Gesù ha detto: “Perdonate!”

Perdonare è un comando, non ha a che fare con i sentimenti!

“Ma come faccio a superare i miei sentimenti negativi?”

Bene!

Tu lo decidi con un atto della tua volontà e poi chiedi allo Spirito Santo che te ne dia la capacità!

Tu devi essere sincero con Dio. Tu devi dire:

“Signore, io non me la sento, però siccome Tu me lo chiedi, e Tu sei la persona che io amo più di ogni altra, poiché Tu me lo chiedi, io lo faccio per Te, Signore!”

E questo piace al Signore, quando pur avendo sentimenti sbagliati, decidi di ubbidire al suo comando!

Perdonare è un comando...!”