Il Purgatorio - parte decima- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte decima

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16 agosto 2020
 

Molti, confrontando il peccato veniale con l’orribile mostro del peccato mortale, dicono che il peccato veniale non è poi un grande male. È un peccato leggero. Questo è un grave errore!

In realtà, è un male così grande che, se con un peccato veniale potessimo cambiare l’inferno in paradiso, non dovremmo permetterlo.

“Preferisco gettarmi in una fornace ardente, anziché commettere avvertitamente qualsiasi peccato contro il mio Dio”, S. Edmondo.

“Prima soffrire o Signore tutte le pene dell’inferno che commettere un solo peccato veniale”, S. Alfonso Rodriguez.

“A fuggire un peccato anche lieve, io mi getterei se fosse necessario in abisso di fiamme e vi resterei per tutta l’eternità, piuttosto che commetterlo per uscirne”, S. Caterina da Genova.

“Se vuoi diventare grande presso Dio, comincia dalle cose più piccole”, S. Agostino.

S. Andrea Avellino esercitava nel mondo la professione di avvocato, ed una volta, trattando una causa, gli sfuggì una bugia.

Rientrato in sé stesso, ne concepì tale dolore che abbandonò la professione e si consacrò a Dio, divenendo un gran santo, favorito di molti doni soprannaturali.

Anche noi dobbiamo detestare questo difetto che commettiamo con tanta facilità.

Facciamo nostro il proposito di Giobbe 27,3-4: “Finché ci sarà in me un soffio di vita, e l’alito di Dio nelle mie narici, mai le mie labbra diranno falsità e la mia lingua mai pronunzierà menzogna”.

Peccato veniale potrebbe essere:

• il trascurare la preghiera;

• non avere desiderio di migliorarsi e continuare a peccare deliberatamente;

• non avere desiderio di fare il bene e combattere il male;

• lasciarsi attrarre dalle cose del mondo, anziché da Dio (navigare su internet anziché cercare il Signore...);

• perdere la pazienza nelle contrarietà;

• essere risentiti con chi ci usa il minimo sgarbo e contraddice i nostri punti di vista;

• essere attaccati al nostro modo di pensare;

• prendere più cibo o più bevanda di quanto non sia necessario;

• parlare più del necessario o pure esagerando le cose... “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”, Mt 5,37.

• lamentele banali, mormorazione, pigrizia, noncuranza

• dire bugie - Prov. 12,22 “Le labbra menzognere sono un abominio per il Signore che si compiace di chiunque fa la verità”.

In Purgatorio le bugie saranno punite molto severamente.

Tante anime sono apparse con la lingua orribilmente bruciata per aver mentito.

Dio odia la bugia e la farà scontare.

Il servo di Eliseo, Gezi, negò di aver ricevuto denaro e doni da Naaman il Siro e la lebbra si attaccò a lui (2 Re 5,20-27).

Un altro difetto in cui si cade spesso è la maldicenza, che distrugge l’onore degli altri.

La maldicenza consiste nel palesare cose vere, realmente avvenute. Se le cose fossero false, allora non sarebbe più maldicenza, ma calunnia.

Del prossimo bisogna parlare bene o tacere.

“Non giudicate e non sarete giudicati”, dice Gesù nel Vangelo (Lc 6,37).

Solo Dio che scruta i cuori e vede le segrete intenzioni può giudicare.

S. Agostino teneva scritti nella sala da pranzo i seguenti versi: “Chiunque ama sparlare degli assenti, sappia che non può sedere a questa mensa”.

E poiché una volta un commensale si pose a mormorare, il Santo Vescovo gli additò lo scritto e gli chiuse subito la bocca.

“Un colpo di frusta produce lividure, ma un colpo di lingua rompe le ossa”, Siracide 28,17.

Il Purgatorio dei mormoratori è lungo e terribile, secondo come appare dalle rivelazioni.

Dio punisce severamente i mormoratori in Purgatorio o in questa vita. Maria sorella di Mosè divenne lebbrosa per una maldicenza contro il fratello.

I credenti devono guardarsi bene dalla mormorazione, perché l’anima è uno specchio che si appanna al più piccolo soffio, è un’acqua limpida che subito s’intorbida.

La tiepidezza spirituale è invece uno stato abituale in cui si fa pace con i peccati veniali.

I peccati veniali si commettono facilmente e volontariamente.

La tiepidezza è una malattia dell’anima che arriva quando si raffredda l’amore verso Dio.

È un virus che intacca la nostra vita spirituale, uccide il fervore, arresta lo slancio verso Gesù, impedisce l’unione con Gesù.

È una specie di sonno spirituale.

Ci si contenta del minimo necessario, senza interesse e senza impegno.

La tiepidezza porta all’indifferenza, che è più grave del peccato, perché chi pecca può tornare a Dio.

Mentre chi si contenta del minimo non sarà mai in condizione di cercare il di più, di cercare la pienezza dell’amicizia con Dio.

Non dimentichiamo che la vita cristiana è relazione personale con il Signore.

E quando questa relazione si affievolisce, si addormenta, si ammala, prima o poi si abbandona Dio.

La tiepidezza può accecarti la vista spirituale e portarti a pensare che sei “a posto” con Dio.

In realtà la tiepidezza fa schifo al Signore: “Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo (fervente). Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”, Ap 3,15-16.

Dunque la persona tiepida è il vomito di Cristo

Chi vive nella tiepidezza ha conosciuto in passato un certo fervore, ha servito Dio con fedeltà.

Ma ora si ritrova in uno stato di indifferenza.

E il Signore dice: “Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima”, Ap 2,4-5.

A detta dei maestri di vita spirituale tante sono le cause che portano a tale stato:

Compiere con svogliatezza e in modo sbrigativo le pratiche di pietà.

Si pensi ad esempio ad una persona che non frequenta la cameretta (Mt 6.6), che arriva con ritardo alla S. Messa e partecipa con animo distratto (queste mancanze sono peccati veniali).

Il Signore ha detto: “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto”, Lc 16,10.

Come il sacco vuoto non sta in piedi, così si mettono le premesse per cadere nel peccato grave.

Un’altra causa che porta tiepidezza è il non fare rinunzie, sacrifici, anche piccoli.

Un’anima tiepida commette forse difetti più numerosi degli istanti della sua vita.

Distrazioni volontarie nella preghiera, freddezza nelle pratiche di pietà, lamentele, impazienze, sono colpe ricorrenti.

È un’anima colpita da una malattia che presto la condurrà alla tomba del peccato mortale.

Il rimedio è un cammino di fede alla luce della parola di Dio, per ritrovare il fervore nella preghiera, e riattivare una vera reazione con Dio.

Senza uno scuotimento, un risveglio... Che fine farai? Vuoi farti sorprendere dalla morte dopo una vita trascorsa nella tiepidezza?

Gesù dice: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, da molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano”, Gv 15,5-6.

Non dimenticare che dovrai render conto della tua vita dinanzi al tribunale di Dio del bene che potevi fare e che non hai fatto.

Perché non ti dai da fare per rinnovare la tua vita oggi e non domani?

I santi padri ritengono che un’anima tiepida corre il pericolo di dannarsi. Non ti adagiare nel fosso della mediocrità.

Se mai fossi in questo stato miserabile, fai di tutto per uscirne al più presto, per evitare la punizione di Dio e fare il tuo Purgatorio in questa terra.

Nel 1871 nel Monastero delle Redentoriste nel Belgio, il padre di Suor Maria Serafina apparve per tre mesi consecutivi alla figlia per chiedergli suffragi.

Durante il primo mese, le compariva tutto circondato di fiamme, gridando:

“Pietà figlia mia, abbi pietà di tuo padre!

Guarda questa cisterna di fuoco in cui sono immerso!

Siamo qui a soffrire in parecchie centinaia!

Oh se si conoscesse che cosa sia il Purgatorio, si farebbe di tutto per evitarlo o per soccorrere le povere anime che vi sono racchiuse”.

A volte in mezzo alle fiamme da cui era circondato, gridava:

“Ho sete, ho sete!”

Dal 14 ottobre in poi il defunto, anche se tormentato da grandi pene, sembrò che non fosse più circondato dalle fiamme.

Si pensò allora che era passato a uno stato meno penoso del Purgatorio.

Durante questo periodo disse un giorno alla figlia che i teologi non esagerano affatto, insegnando che i tormenti patiti dai martiri sono inferiori a quelli delle anime del Purgatorio.

Alla vigilia della solennità di Tutti i Santi, dietro comando del confessore, Suor Maria Serafina chiese su quale argomento sarebbe stato meglio predicare nel giorno della festa.

Il padre defunto rispose:

“Ahimè! Gli uomini non sanno o non credono abbastanza che il fuoco del Purgatorio è simile a quello dell’inferno.

Se potesse ogni mortale fare una visita sola in quel carcere, non si commetterebbe più un sol peccato veniale, tanto è punito rigorosamente!”.

Il 30 novembre la religiosa sentì il padre ripetere:

“Mi pare un’eternità che sono qui, la mia pena più grande in questo momento è una sete di Dio che mi divora e un desiderio irrefrenabile di possederlo.

Ed ogni volta che mi slancio verso di Lui mi sento respinto nell’abisso, poiché la mia pena non è ancora compiuta”.

La sua purificazione inizia poi a giungere alla conclusione, tanto che il 5 dicembre apparve tutto splendido con solo un’aureola di tristezza.

Dal 5 al 12 dicembre non apparve più, ma dal 12 al 15 si mostrò sempre più splendente.

Nel momento dell’elevazione del calice, apparve per l’ultima volta, circondato di luce e di beatitudine, dicendo a sua figlia:

“Il tempo dell’espiazione è compiuto, ed io vengo a ringraziare te e l’intera comunità delle preghiere e dei suffragi fatti per l’anima mia.

Pregherò in Cielo per tutte voi, e per te, mia cara figlia, impetrerò una sottomissione perfetta alla Divina Volontà e la grazia di entrare in Cielo senza passare per le pene del Purgatorio”.