Il Purgatorio - parte 35^- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte 35^

Il_giudizio_particolare

16 luglio 2021

 

Al tramonto della vita saremo giudicati sulla carità e sull’amore verso Dio e verso il prossimo.

S. Pietro dice che la carità infatti copre una moltitudine di peccati (1Pt 4,8).

Scrive Luisa Piccarreta (vol. 4 -16 luglio 1901):

- “Ora trovandomi innanzi a Gesù benedetto, vedevo molta gente ed i mali della generazione presente. Il mio adorabile Gesù guardava gli uomini con compassione, e voltandosi a me mi ha detto: «Figlia mia, vuoi sapere da dove incominciò il male nell’uomo?

Il principio è che l’uomo appena conosce sé stesso, cioè incomincia ad acquistare la ragione, dice a sé stesso: “Io sono qualche cosa...

E credendosi qualche cosa si discostano da me, non si fidano di me che sono il tutto, e tutta la fiducia e forza l’attingono da loro stessi.

Poi scostandosi da me che contengo ogni bene, che può sperare di bene l’uomo essendo lui un mare di male?

Senza di me tutto è corruzione, miseria, e senza nessun’ombra di vero bene, e questa è la società presente”.

Oggi ti voglio dire una cosa, che ti sarà di consolazione e che tu non hai mai capito: sappi che ogni anima per tutto il corso della sua vita è obbligata ad amarmi costantemente, senza alcun intervallo, e non amandomi sempre, lascia nell’anima tanti vuoti per quanti giorni, ore e minuti che ha trascurato d’amarmi, e nessuno potrà entrare in cielo se non ha riempito questi vuoti, e solo potrà riempirli o con l’amarmi doppiamente nel resto della vita, e se non giunge, li riempirà a forza di fuoco nel purgatorio”.

Che un’anima debba amare Gesù costantemente per tutto il corso della vita è scritto nel Vangelo di Matteo là dove si parla del giudizio finale nel cap. 25 del Vangelo secondo Matteo.

Leggiamo i versetti 41-43:

“Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

Quindi per tutto il corso della nostra vita:

• dobbiamo amare doppiamente, amare costantemente Gesù, senza alcun intervallo;

• se non l’amiamo sempre, lasciamo nell’anima tanti vuoti per quanti giorni, ore minuti che abbiamo trascurato di amarlo. Nessuno può entrare in cielo, se non ha riempito questi vuoti.

Possiamo riempire questi vuoti:

• o amando doppiamente Gesù nel resto della vita;

• o saranno riempiti a forza di fuoco nel Purgatorio, se non vi giungi in questa terra.

Si tratta ovviamente di peccati mortali o veniali confessati e perdonati nel sacramento della penitenza.

Apriamo la bibbia ancora al capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo e leggiamo i versetti 31-46, si parla del giudizio finale:

“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

A quelli posti alla sua sinistra, che non hanno amato Gesù dirà:

Mt 25,31-46: «...: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?

Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.

E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Il giudizio finale è già in atto, incomincia adesso, nel corso della nostra esistenza.

Non è facile trattare tutte le persone che incontriamo come se fossero Gesù, ma ciò che facciamo per gli altri è la prova tangibile della nostra fede e della nostra devozione a Cristo.

Se noi ci chiudiamo all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo!

Miei cari, noi siamo benedetti, perché siamo in vita, e possiamo riempire - in un arco di tempo che non conosciamo - i vuoti di amore, amando doppiamente per il resto della nostra vita.

In altre parole possiamo riparare in questa terra le mancanze di amore, tutti i vuoti di amore verso Dio e verso il prossimo.

Questi vuoti di amore, se non li riempiamo in questa terra, saranno riempiti dal fuoco del Purgatorio.

Ecco perché bisogna fare penitenza.

Fare penitenza non è niente di negativo. Significa riparare...

Vi ricordo che dobbiamo fare penitenza per riparare i peccati commessi.

Le rinunzie, la mortificazione, i sacrifici sono strumenti per rinvigorire lo Spirito, e se offerti per le anime che si trovano nel bisogno o per le anime del Purgatorio, sono un vero atto di carità fraterna.

Al 3° anno di noviziato S. Veronica Giuliani mentre prega davanti al Crocifisso dell’infermeria, sente Gesù che le dice:

- “Mia sposa, mi sono care le penitenze che fai per coloro che sono in mia disgrazia, perciò ti confermo per mezzana tra me e i peccatori, come tu brami”.

Pertanto il Purgatorio lo possiamo fare già di qua in molte maniere.

Non solo.

Ma va anche detto che quello fatto di qua è più prezioso, perché oltre che purificatorio è anche meritorio.

Mentre quello di là è solo purificatorio o espiatorio.

Una volta fu chiesto a Padre Pio:

“Padre, come posso soffrire il Purgatorio qui sulla terra, in modo da potere andare direttamente in Paradiso?”

Il Padre rispose: “Accettando tutto dalle mani di Dio, offrendogli tutto con amore e ringraziamenti.

Solo così possiamo passare dal letto di morte al Paradiso”.

Per sua natura il peccato mortale precipita nell’abisso dell’inferno.

Ma se il peccatore si pente si confessa, il sangue di Gesù lava tutti i suoi peccati.

Le colpe sono perdonate, l’amicizia con Dio viene ristabilita.

Rimane però da espiare l’offesa fatta a Dio:

• in questo mondo con la penitenza, la preghiera, le messe...

• o nell’altro con le sofferenze del Purgatorio ma sono pochi i cristiani che si mortificano e digiunano.

In base alle rivelazioni private, pervenute da santi, sono pochi quelli che evitano questo terribile abisso del Purgatorio.

Noi facciamo penitenza per riparare i nostri peccati?

Se la nostra vita passata è stata offuscata da colpe gravi, questa considerazione deve farci riflettere e strapparci il desiderio di penitenza.

Signore, fa che nel mio Spirito penetri un timore salutare al pensiero dei tuoi temibili giudizi.

Facciamo penitenza... miei cari, anche per i peccati veniali che portano pene da scontare.

I peccati veniali sono innumerevoli, sono tanti che non si possono contare.

Quanti pensieri inutili, quante parole oziose, anche su facebook.

Quanti giudizi, critiche, lamentele banali, vanità, tempo perso inutilmente. Quante omissioni.

Avete fatto caso che alcune colpe veniali nel tempo fanno scivolare nel peccato mortale?

Il Santo fondatore dell’Opus Dei, San Josemaria Escrivà suggeriva:

“La battuta che non uscì dalla tua bocca; il sorriso amabile per colui che ti annoia; quel silenzio davanti a un’accusa ingiusta; la benevola conversazione con seccatori e gli importuni; quel non dare importanza ai mille particolari fastidiosi e impertinenti delle persone che vivono con te.

Tutto questo è davvero solida mortificazione interiore.

Non dire: quella persona mi secca. Pensa: quella persona mi santifica”.

Fate penitenza? Ebbene, se la nostra vita è piena di debiti e senza riparazione, siamo già sulla via che conduce al Purgatorio.

Ciascuno dica: “Io non voglio soffrire giorni, mesi o anni in questo terribile luogo di espiazione!

Desidero abbreviare o annullare il soggiorno in Purgatorio!

Riflettiamo seriamente, dicendo:

“Voglio infine saldare il mio conto con Dio, voglio approfittare del tempo che mi lascia la Sua Misericordia per soddisfare alla Sua Giustizia.

Voglio saldare i debiti che mi è facile pagare con un poco di generosità e di amore.

Anime del Purgatorio, venite in mio aiuto. Domandate per me lo spirito di penitenza, io chiederò per voi sollievo e consolazione”.

Preghiamo:

Riconosco che i miei peccati - confessati nel sacramento della penitenza - hanno lasciato tante pene da scontare in Purgatorio.

Confesso mio Dio, che anche io un giorno devo rendere conto di tante pene, per aver permesso tante colpe senza rimorsi, come se fossero cose di poco conto!

Aiutami ad essere più vigilante.

Sostieni la mia debolezza e dammi forza.

Abbi misericordia delle anime purganti. Amen