Il Purgatorio - parte 34^- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte 34^

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8 luglio 2021

 

La penitenza sta alla radice del cristianesimo.

Gesù iniziò la sua predicazione dicendo:

Mc 1,15: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: pentitevi e credete al Vangelo”.

Il testo greco riporta: “Cambiate mentalità e credete”.

Gesù potrebbe dirci:

“Provate dolore per i peccati fatti, distaccatevi dai peccati; non pensate che tutto si riduca a questa vita.

Pensate che l’unica cosa importante è raggiungere il Paradiso, che tutti i beni di questo mondo non valgono nulla rispetto al Paradiso.

Fate sacrifici e penitenze per distaccarvi dalla terra e prepararvi al Paradiso”.

L’uomo oggi - influenzato dai modelli del mondo - cerca i piaceri e il godimento e non può vivere senza di esso.

Gli uomini oggi sono lontani da Dio, non pensano che la vita è un cammino verso il cielo.

E pertanto rifiutano la penitenza.

La penitenza serve:

• a farci acquistare, il dominio sulle nostre passioni e per farci vincere le tentazioni;

• a motivarci per portare anime a Cristo

• a riparare i nostri peccati

• a distaccarci dalla terra e a farci guardare il cielo

• a unire le nostre sofferenze a quelle di Gesù, in modo da evitare il Purgatorio e passare, nel momento della morte, dalla terra al Paradiso.

L’uomo di oggi travolto dai piaceri del mondo, dimentica il cielo e a tutto pensa tranne che a fare sacrifici.

Il ricco cattivo (Lc 16,79) andò all’inferno non perché fosse stato un bestemmiatore o avesse fatto altri delitti, ma perché aveva fatto della sua vita una ricerca di godimenti e piaceri.

Lamentandosi della terribile sorte nell’inferno, Abramo gli rispose:

Lc 16,25: “Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti”.

Dice Gesù a suor Josefa Menendez:

“Un piccolo sacrificio offerto a me con amore, diventa nelle mia mani mezzo per salvare qualche anima”.

Queste parole ci devono spingere a fare sacrifici.

Quando noi facciamo un sacrificio per Dio, dimostriamo il nostro amore per lui.

La mortificazione aiuta ad aprirci al gusto delle cose spirituali e quindi a farci raggiungere Dio.

Non si può progredire nella vita cristiana senza la pratica della mortificazione.

Il 10 aprile 1922 un’anima del Purgatorio racconta a Suor Josefa Menendez, una suora mistica spagnola, quanto segue:

“Da un anno e 3 mesi sono in Purgatorio.

Senza i tuoi piccoli atti dovrei starvi per lunghi anni ancora!

Ma quante anime espiano qui le loro colpe!

Qui occorre espiare la più piccola immortificazione”.

Nel suo amore verso Dio, il cristiano sente il bisogno di privarsi per Dio di cose sempre più piacevoli, fino a sentire la gioia nel fare digiuni, nel sacrificarsi per gli ammalati, nel portare anime a Cristo, ecc.

Era tale in S. Teresa del Bambino Gesù l’amore a Gesù e alla sua Croce che diceva:

“Provo tanta gioia nel fare mortificazioni per amore di Gesù e nel soffrire che temo di non averne alcun merito”.

Va ricordato che la penitenza non è l’obiettivo della vita cristiana.

L’obiettivo è sempre e solo l’amore per Dio, manifestato attraverso l’amore del prossimo.

La penitenza è un mezzo.

S. Giovanni della Croce, in mezzo a calunnie, persecuzioni, prigione, fame, flagelli, malattie dolorosissime diceva, inebriato d’amore per Cristo:

“Ancora, ancora! Colpisci, colpisci o Signore fin che io sia in tutto assimilato al mio Maestro: la mia gloria, il mio riposo, la mia corona sia soffrire ed essere disprezzato per Te!”

A queste vette si giunge solo abbracciando le piccole croci della vita quotidiana:

• alzarsi presto la mattina quando si è stanchi o insonnoliti;

• il compimento scrupoloso dei propri doveri;

• l’accettazione delle afflizioni e delle prove della vita;

• la sopportazione delle persone moleste e la preghiera per loro.

Per quanto riguarda le forme di penitenza, la scrittura e i padri insistono soprattutto su tre forme:

il digiuno, la preghiera, l’elemosina (Tb 12,8; Mt 6,18).

Perché la penitenza?

Anzitutto perché la penitenza è per espiare i nostri peccati.

All’inizio della sua predicazione, Cristo ha detto:

Mt 4,17: “Convertitevi e credete al Vangelo”.

Ma la forma concreta della conversione è proprio la penitenza.

Perché la penitenza?

S. Paolo ha detto:

1Cor 9,27: “Anzi tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato”.

E ancora S. Paolo:

Col. 1,24: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la chiesa”.

S. Tommaso a proposito del paralitico al quale il Signore dice: “Figlio ti sono rimessi i tuoi peccati”, osserva che Cristo ha guarito prima l’anima e poi il corpo, perché era necessario eliminare l’ostacolo che impediva al corpo di ricevere la grazia della guarigione.

Il 13 luglio del 1917, i tre pastorelli di Fatima raccontano quanto segue:

“Abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra;

scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che nostra signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo, indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse Penitenza, Penitenza, Penitenza!

La Vergine a Fatima ha richiamato più volte l’importanza del sacrificio e della preghiera.

Il 24 febbraio 1858 Bernadette Soubirous giunse alla grotta, si inginocchiò e incominciò il S. Rosario.

Subito il suo volto si accese, come se riflettesse una luce divina.

Ora sorrideva, ora pareva triste, mentre i suoi occhi sembravano insaziabili di contemplare la regina del cielo.

Poi un dolore profondo parve impadronirsi del suo viso ed i suoi occhi si riempirono di lacrime.

Si alzò in piedi, consegnò il suo cero ad una vicina, e lentamente a piccoli passi, avanzò verso l’interno della grotta.

Poi, inginocchiatasi nuovamente, sembrò assistere ad uno spettacolo impressionante.

Di che cosa le parlava la Bella Signora?

Da quanto si seppe dopo, si può pensare che la Vergine Santa le facesse passare davanti agli occhi il quadro terrificante dei peccati degli uomini e le facesse sentire l’urgenza di espiare per i peccatori.

Poi Bernadette, sempre in lacrime, si alzò e si volse verso la folla con le mani giunte sul suo Rosario.

Le sue labbra mormoravano una sola parola: “Penitenza... penitenza... penitenza!”.

Era la parola che le aveva suggerito la SS. Vergine, sempre in ansia nel suo cuore materno per la salvezza eterna dei suoi figli.

La folla ricevette il messaggio con umiltà e riflessione e la parola “Penitenza” passò di bocca in bocca.

Era il primo messaggio di Lourdes.

Oggi si trovano tanti disposti a vivere l’invito alla preghiera, ma molti di meno sono coloro che abbracciano la penitenza in Spirito di riparazione per i peccati propri e per implorare la conversione dei peccatori.

Eppure tutti i cristiani dovrebbero sentirsi chiamati alla pratica della penitenza.

Più efficaci delle mortificazioni corporali sono invece le penitenze spirituali quando vengono fatte per amor di Gesù Cristo o per amore della Madonna.

Le penitenze spirituali mortificano l’amor proprio.

A questo proposito è molto interessante il comportamento di Santa Teresina del Bambin Gesù:

“Le mie mortificazioni consistevano nel rompere la mia volontà, sempre pronta a imporsi, nel trattenere una battuta di risposta, nel rendere servizietti senza farli valere, nel privarmi di appoggiare il dorso quand’ero seduta, ecc.”, Storia di un’anima.

Ora la preghiera e le opere penitenziali fatte per ottenere qualche grazia, sono utili per ricevere le grazie.

Preghiere e penitenze servono dunque

• a purificare e ad eliminare le cause del peccato;

• ad accrescere la capacità di amare

• e a renderci degni di ricevere le promesse di Cristo.