Il Purgatorio - parte 31^- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte 31^

Il_giudizio_particolare

17 giugno 2021

 

Abbiamo visto che le pene del Purgatorio sono comunque molto, molto dolorose, anche nei livelli più elevati, dove vengono purificate anime già prossime a vedere Dio.

A giudizio di parecchi teologi, persino la più piccola pena del Purgatorio è più dolorosa della più grande sofferenza che sia possibile patire mentre siamo ancora sulla terra.

Se noi sapessimo veramente quanto sono dolorose le pene del Purgatorio, certamente staremmo attenti a non commettere peccati veniali e tantomeno mortali, anche se poi corressimo subito a confessarci.

Noi pensiamo che il peccato sia ciò che la gente commette nel mondo... e poi perdiamo di vista la necessità di combattere certi peccati “più raffinati” o sottili presenti in noi e tra noi.

Oggi il senso del peccato è quasi scomparso nella nostra cultura.

Da noi non è scomparso, ma in molti casi è sta dirottato sulle persone del mondo che commettono peccati flagranti, come l’aborto, il femminicidio, i rapporti prima del matrimonio, l’adulterio e la pornografia online.

È facile condannare quei peccati lampanti e trascurare allo stesso tempo i nostri peccati di mormorazione, lamentele banali, maldicenza, orgoglio, invidia, amarezza, attitudine alla critica, all’impazienza e all’ira.

Dalle nostre lingue escono parole malevoli, coviamo risentimento per un torto subito e non ci sforziamo di perdonare come Dio ha fatto con noi.

Queste cose, le nostre omissioni (il bene che potremmo fare e non facciamo) o la nostra poca preghiera, potremmo pagarle a caro prezzo in Purgatorio.

Ci conviene davvero purificarci il più possibile quaggiù sulla terra.

In Purgatorio esiste un vero fuoco, anche se di tipo speciale, cioè capace di agire sulle anime.

I castighi del Purgatorio si distinguono in pena del senso e pena del danno.

La pena del senso consiste nelle diverse afflizioni con cui l’anima viene tormentata, afflizioni che sono di diverso genere secondo le diverse categorie di peccati commessi in vita.

Benché si tratti di afflizioni atroci, la pena del senso è poca cosa se messa a confronto con la pena del danno.

La pena del danno consiste nell’atto di non poter ancora vedere e possedere Dio, quel Dio che tutte le anime purganti ora amano con intensità struggente.

Esse infatti sono rese consapevoli della vanità di ogni cosa creata e della propria totale dipendenza dal creatore, al di fuori del quale nulla è degno di essere desiderato.

Il vuoto e il dolore causato in loro dal mancato possesso di Dio, anche se temporaneo, è quindi lancinante e indicibile.

In compenso tutte le anime del Purgatorio, sono pienamente rassegnate alla volontà di Dio e anzi si sottomettono volentieri alle loro sofferenze perché vedono bene che le hanno meritate e che, grazie ad esse, si rendono sempre più degne dell’ingresso definitivo in Paradiso.

Le anime del Purgatorio hanno la grandissima gioia di essere assolutamente certe della loro salvezza eterna, e anche di sapere che non potranno più offendere Dio nemmeno con il più piccolo peccato veniale.

Almeno in questo dovremmo invidiarle.

Ciò che le anime del Purgatorio desiderano più ardentemente, oltre alla visione diretta di Dio, è la preghiera di noi vivi e l’offerta per loro di Sante Messe e di indulgenze: gesti di carità che possono aiutarle moltissimo a purificarsi più velocemente.

Queste anime intercedono con grande efficacia a nostro favore, specialmente per quanti a loro volta pregano per esse.

C’è anche da dire che le anime dei nostri parenti defunti, o di altre persone strettamente legate a noi, ci potrebbero vedere e potrebbero venire in nostro aiuto con le loro preghiere.

Una grande grazia di cui godono le anime del Purgatorio è la presenza del loro Angelo Custode e le visite della Madonna e di altri angeli o di santi, che possono venire a consolarle e ad alleviare le loro pene.

Si può ritenere che in occasione delle feste mariane e anche in tutti i sabati dell’anno un gran numero di anime del Purgatorio venga liberato per intervento della Madre di Dio.

Ecco perché dobbiamo ricordarci di invocare Maria, Regina del Purgatorio, e di offrire sacrifici e preghiere in suo onore per i nostri defunti.

La Chiesa mette a disposizione numerosi mezzi (trai quali la Santa Messa) per far sì che i cristiani siano il più possibile risparmiati dalle pene del Purgatorio.

Grazie al sacrificio di Gesù, Dio ci ha donato diversi modi di evitare questa dolorosa tappa.

Ma non possiamo giungere alla visione diretta di Dio, in Paradiso, senza prima avere espiato i nostri peccati.

Espiare significa riparare, scontare, purificarsi.

Tante persone, dopo una vita di peccato, chiedono cosa fare per espiare i peccati.

Dobbiamo renderci conto che questa espiazione innanzitutto si compie attraverso una vera e profonda conversione; conversione che fa sentire il bisogno di lavare i propri peccati nel sangue di Gesù, attraverso la confessione sacramentale.

La confessione fatta bene è una riparazione dei peccati, è espiazione dei peccati e ci rimette in grazia di Dio.

Per fare una confessione con le giuste disposizioni, bisogna prepararsi con l’esame di coscienza.

Poi...

• dobbiamo odiare il peccato, e tutti i peccati fatti;

• dobbiamo sentire dolore, dispiacere per avere offeso il Signore;

• dobbiamo fare il proposito di non peccare più e di fuggire le occasioni di peccato.

Nella confessione la colpa è perdonata...

Però rimangono pene da scontare proprio per i peccati fatti.

Possiamo espiare le pene,

• o in vita praticando delle penitenze

• oppure dimorando in Purgatorio per un certo tempo prima di entrare in Paradiso.

Anche ascoltare la Parola di Dio è una via di autentica penitenza, perché la Parola di Dio è vivente, opera in noi e ci converte realmente.

Penitente è chi si pente di aver offeso Dio, sperimenta un sentimento di profondo dolore e rammarico per offese fatte a Dio, e si dispone a combattere il proprio io carnale per frenare i sensi e le passioni.

La penitenza, secondo S. Ambrogio, è “Dolore del cuore e amarezza dell’anima per i peccati che si sono commessi”.

È quella virtù per cui la volontà si distacca interiormente dal peccato e si dispone a riparare l’offesa fatta a Dio con il peccato.

Perché la penitenza? Perché siamo peccatori e continuiamo a peccare.

È necessario perciò riparare il male fatto.

“Ogni peccato, piccolo o grande - scrive S. Agostino - non può restare impunito: o è punito dall’uomo che ne fa penitenza o all’ultimo giudizio dal Signore”.

Possiamo ricordare alcuni grandi peccatori convertiti e diventati santi: S. Maria Maddalena, S. Agostino, S. Margherita da Cortona, S. Ignazio di Loyola, S. Camillo de Lellis.

Essi ci dimostrano che con la penitenza si ripara e si recupera tutto, fino alla santità più alta e danno ragione a S. Cipriano che esclama:

“O penitenza..., tutto quello che era legato, l’hai sciolto; quello che era chiuso l’hai aperto”.

La penitenza scioglie dalle catene dei debiti contratti per i peccati, e apre i forzieri delle grazie più elette.

Fare penitenza significa quindi pentirsi dei propri peccati e ripararli.

Pentirsi dei propri pecca ti significa:

1. Sentire il dispiacere di averli commessi, perché sono offesa a Dio;

2. Avere il proposito, cioè la ferma volontà di non commetterli più per l’avvenire;

3. Avere la volontà di espiarli con le opere della penitenza.

Le principali opere di penitenza sono:

- la preghiera, il digiuno e l’elemosina;

- le opere di misericordia corporale e spirituale;

- sopportare pazientemente le prove e le tribolazioni, volute o permesse da Dio;

- compiere ogni giorno la volontà di Dio;

- adempiere con diligenza i doveri del proprio stato;

- le mortificazioni e i sacrifici;

- rinunziare agli intrattenimenti del mondo, compresi quelli proposti da internet;

- mortificare la lingua, la vista, l’udito, il tatto;

- la confessione sacramentale;

- fare penitenza per i peccati di tutta la propria vita, manifestando al Signore sentimenti come questi:

“Dal primo istante in cui ho incominciato a peccare fino a questo momento cancella, o Signore, tutte le mie colpe, come le vedi tu.

Vorrei non averle commesse!”

È molto gradita a Dio la penitenza fatta:

• per la salvezza di anime che sono lontane da Dio

• o per la liberazione delle anime sofferenti nel Purgatorio.