Il Purgatorio - parte 29^- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte 29^

Il_giudizio_particolare

3 giugno 2021

 

Tutti i mezzi non aiutano le anime nella stessa maniera.
Un potente aiuto ai defunti si può apportare con l’applicazione delle indulgenze.

I nostri peccati sono così numerosi e così gravi che difficilmente possiamo sdebitarci in questo mondo della pena temporale dovuta alle nostre iniquità.

Ma la Chiesa supplisce alla nostra debolezza aprendo il tesoro delle indulgenze.

Dopo la S. Messa non vi è niente di più apprezzabile, sia per i vivi che per defunti.

CCC 1472: Ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio.

Tale purificazione libera dalla cosiddetta “pena temporale” del peccato.

Per essere liberati dalla pena temporale, bisogna prendere medicine, che in questo caso si chiamano indulgenze.

Supponiamo che un infermo abbia bisogno di una cura normale di due anni per riprendersi dalla malattia ma che con una medicina speciale si ristabilisca immediatamente.

Questo è ciò che fa l’indulgenza plenaria, che cura totalmente gli effetti negativi del peccato.

Compiendo una certa opera buona, a cui la Chiesa ha associato un’indulgenza, si ha la possibilità di annullare la pena temporale che altrimenti dovremmo scontare in purgatorio, per i nostri peccati.

Attenzione, le indulgenze non rimettono la colpa, ma soltanto la pena temporale.

La colpa viene rimessa con il pentimento e con la confessione sacramentale.

Non sarebbe logico da parte nostra, non approfittare ogni giorno di questa opportunità, in modo da arrivare al termine della vita con moltissime indulgenze guadagnate, e quindi con uno sconto sulle pene che ci attendono in Purgatorio.

L’indulgenza può essere di due tipi: plenaria (se libera totalmente dalla pena meritata per i peccati) o parziale (se libera in parte la pena).

La pena temporale si può scontare in questa vita o nel Purgatorio.

“Figlio mio - scriveva S. Luigi alla fine del suo testamento come ultima raccomandazione - ricordati di guadagnare le indulgenze della Chiesa”.

La Chiesa donandoci l’indulgenza, ci autorizza ad attingere direttamente ai meriti infiniti di Cristo, della Vergine Maria e dei Santi e ad applicare quei meriti a noi stessi o ad un’anima che soffre in Purgatorio.

La persona che riceve una indulgenza plenaria è purificata dalla pena dovuta per i peccati.

È come un essere innocente, appena uscito dalle acque battesimali. Se morisse in quel momento andrebbe immediatamente in Paradiso perché ha già scontato tutte le sue pene con i meriti di Cristo, della Madonna e dei Santi.

L’indulgenza che abbiamo ottenuto la possiamo applicare a noi oppure la possiamo donare ad un defunto che si trova in Purgatorio. Questi potrebbe anche in un solo istante entrare in cielo.

Le anime dei defunti attendono la nostra preghiera e le indulgenze... È come se avessero una sete terribile... e noi fossimo circondati d’acqua ma non volessimo dar loro neanche una goccia.

Ricordate anche che chi aiuta le anime avrà aiuto lui stesso se un giorno sarà in Purgatorio.

Molti Santi hanno detto che se potessimo vedere come sono feroci le pene delle anime del Purgatorio non smetteremmo mai di pregare per loro!

Si può ricevere indulgenza plenaria una sola volta al giorno: recitando il Santo Rosario, facendo mezz’ora di meditazione sulla Sacra Scrittura, o mezz’ora di Adorazione Eucaristica davanti al Santissimo Sacramento, la Via Crucis, al momento della morte.

Sono tante le possibilità per lucrare l’indulgenza plenaria.

Le indulgenze parziali non vengono più attribuite all’opera (ad es. a tale preghiera 300 giorni di indulgenza) ma alle disposizioni, quindi al sacrificio che costa, all’amore con cui si fa.

Si acquistano indulgenze parziali recitando il Magnificat, le litanie della Beata Vergine Maria, la comunione spirituale, la lettura della Bibbia, l’ascolto della Parola di Dio ecc.

Ricevuta l’indulgenza plenaria, noi riceviamo la remissione totale delle pene connesse con i nostri peccati e potremmo andare direttamente in Paradiso.

Ma per ricevere l’indulgenza plenaria ci sono delle condizioni che sono indicate al n. 7 della Costituzione Apostolica “Indulgentiarum dottrina” (1.1.1967) di S. Paolo VI:

“Per acquistare l’indulgenza plenaria è necessario eseguire l’opera indulgenziata ed adempiere tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica, preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice”.

Prima di andare avanti, teniamo presente questa parola di Gesu?

Mt 7,21: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Cioè entra nel regno dei cieli chi fa la volontà di Dio.

Quando applichiamo una Messa, un Rosario, un’indulgenza per un defunto, è certo che arrivino a questa persona?

Per rispondere a questa domanda tengo conto di quanto Gesù ha rivelato a Luisa Piccarreta il 3.11.1926 (vol. 20).

Gesù dice:

“Quanto più le anime sono state sottoposte alla mia volontà, quanto più atti hanno fatto nella mia volontà, tante più vie si sono formate per ricevere i suffragi dalla terra”.

Attraverso queste vie, da loro fatte, sottoponendosi alla volontà di Dio, arrivano sollievi, preghiere, diminuzioni di pene.

I suffragi scendono sempre nel purgatorio, ma vanno a coloro che si sono formate le vie.

Per gli altri che non hanno fatto la volontà di Dio, le vie sono chiuse oppure non esistono affatto.

E se si sono salvati è perché, almeno in punto di morte, hanno riconosciuto il supremo dominio del volere di Dio, l’hanno adorato e si sono sottoposti ad esso, e quest’atto ultimo li ha messi in salvo, altrimenti non potevano neppure salvarsi.

Gesù continua a dire:

Per chi ha fatto sempre la mia volontà, non esistono vie per il purgatorio, la sua via è diritta per il cielo.

E chi, non in tutto e per sempre, ma in gran parte, ha riconosciuto il mio volere e vi si è sottoposto, si è formato tante vie e riceve tanto, che subito il purgatorio lo spedisce al cielo”.

Ora come le anime purganti per ricevere i suffragi devono formarsi le vie, così i viventi per mandare suffragi devono fare la mia volontà per formarsi le vie, per fare salire i suffragi nel Purgatorio.

Se fanno i suffragi e sono lontani dalla mia volontà, i loro suffragi, non troveranno la via per salire, i piedi per camminare, la forza per dare il sollievo.

Saranno suffragi senza vita, perché manca la vera vita del mio volere.

Quanto più di mia volontà l’anima possiede, tanto più valore contengono le sue preghiere, le sue opere, le sue pene.

Sicché più sollievo può portare a quelle anime benedette”.

Quindi le anime purganti più hanno fatto la volontà di Dio, più vie hanno formato per ricevere i suffragi dalla terra.

Se le anime purganti non hanno vissuto nella volontà di Dio, in Purgatorio non potranno ricevere i suffragi.

E noi cosa dobbiamo fare in questa terra per mandare suffragi in Purgatorio?

Dobbiamo formare le vie che portano i suffragi in Purgatorio.

E come possiamo formare queste vie?

Facendo la volontà di Dio.

Se facciamo i suffragi e siamo lontani dalla volontà di Dio, i nostri suffragi non troveranno la via per salire, e dare sollievo; saranno suffragi senza vita, perché manca la vita della divina volontà.

La Chiesa, al n. 7 della Costituzione Apostolica sulle indulgenze “Indulgentiarum doctrina” (1.1.1967) di S. Paolo VI, parla di altre condizioni per ricevere l’indulgenza plenaria:

“Si richiede inoltre che sia escluso qualsiasi affetto al peccato, anche veniale. Se manca la piena disposizione e non sono state poste le predette condizioni, l’indulgenza è soltanto parziale”.

La disposizione necessaria in per ricevere l’indulgenza plenaria è questa:

È necessario liberarsi da ogni affetto al peccato anche veniale, sia per il passato, che per il presente e il futuro.

In altre parole, per beneficiare dell’indulgenzia plenaria dobbiamo detestare ogni peccato per il presente e per il futuro.

Dobbiamo essere distaccati dal peccato, non soltanto dal peccato mortale ma anche dal peccato veniale.

Non ci deve essere volontà di fare anche il peccato veniale. Quindi deve essere escluso qualsiasi affetto anche al peccato veniale.

Affetto è la volontà di peccare e deve essere del tutto esclusa nella persona che vuole ricevere l’indulgenza plenaria.

Distacco dell’affetto dal peccato, anche veniale, significa che non voglio fare i peccati neppure veniali e che nel cuore IO non solo non ho nessun attaccamento al peccato veniale ma è una cosa a cui non sono attaccato.

Non è una cosa che in qualche modo blandisco o gli strizzo l’occhio, ma

“la detesto”.

Si pensi ad esempio a un leggero peccato veniale o all’intemperanza volontaria, grossolana della gola.

Se ci sono gli affetti a queste cose - dice Santa Madre Chiesa - l’indulgenza plenaria ce la possiamo dimenticare sia per noi che per il prossimo.

Quindi capite che per guadagnare l’indulgenza plenaria praticamente dobbiamo fare un cammino di conversione

• con la volontà di non fare peccati

• e distaccando l’affetto dal peccato, anche veniale.

Insomma se faccio un suffragio ma non faccio la volontà di Dio, quel suffragio non sale in Paradiso.

Dio non permette che entri in cielo nessuna cosa che non sia stata fatta dalle creature nella sua divina volontà.

Gesù conclude quella rivelazione privata, dicendo:

“Se tutti conoscessero che significa volontà di Dio... oh come sarebbero attenti a fare in tutto e per sempre la volontà di Dio”.

Il Beato Giacomo Alberione diceva:

“Preghiamo molto per le anime del Purgatorio!

Ogni preghiera, soprattutto se è arricchita di indulgenze, ogni buona opera fatta per esse diminuisce l’intensità dei loro dolori, abbrevia la durata delle loro pene, anticipando la loro liberazione.

Preghiamo dunque molto per queste care anime, ma suscitiamo per esse molte indulgenze”.

Preghiamo:

“Signore dammi la forza per fare un cammino di conversione che cambi la mia vita e mi liberi da qualsiasi affetto al peccato mortale e al peccato veniale.

Liberami dal voler fare il peccato mortale e veniale.

Io voglio piacere a te in tutto, voglio seguire te.

Aiutami Signore”.