Il Purgatorio - parte 26^- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte 26^

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13 maggio 2021
 

VISITARE GLI INFERMI / 1 (5^ opera di misericordia corporale)

Molti malati non ricevono quasi mai una visita.

Visitare è invece un gesto profondamente cristiano.

La vicinanza ai malati è un’opera di misericordia perché porta a condividere il dolore.

Assistere un figlio malato, prendersi cura degli ultimi tempi della vita di un genitore, visitare un amico caro colpito da una malattia, recarsi a casa di una persona anziana immobilizzata su una sedia a rotelle, sono gesti che hanno la forza di restituire dignità e speranza verso coloro che soffrono.

Gesù è il nostro modello di misericordia.

Egli è sempre al fianco dei deboli e degli oppressi, dei poveri e degli emarginati, dei malati e degli esclusi.

Far visita a una persona malata - quando il Covid sarà neutralizzato - è un gesto di misericordia dal profondo senso umano e spirituale.

A ogni visita portiamo non solo la nostra amicizia, ma anche il nostro affetto, la nostra preghiera e la fraternità.

Molti malati non ricevono quasi mai una visita.

Visitare è invece un gesto profondamente cristiano.

Sono tante le persone malate che aspettano la nostra visita. Spesso sono i nostri familiari o qualcuno della nostra vita.

Altri sono fedeli della comunità cristiana.

A ciascuna di queste persone siamo inviati come missionari della misericordia.

Il momento della malattia è sempre un periodo di fragilità e spesso di solitudine, in cui la persona fa la dolorosa esperienza della sua incapacità, dei suoi limiti e anche della finitezza della vita.

Solo in casa, il malato spesso passa giorni e notti senza ricevere una visita.

La misericordia non si realizza con belle parole o frasi a effetto.

È concreta e ha bisogno di essere esercitata.

Recarsi presso un infermo, quando è possibile, offrirgli il conforto di una persona amica e il calore di una sincera vicinanza è prescritto a chiare lettere nella Bibbia come qualcosa da compiere senza pensarci troppo:

Sir 7,35: “Non esitare a visitare un malato, perché per questo sarai amato”.

Oggi è il momento adatto per varcare le frontiere di casa nostra e andare incontro a chi ha bisogno del nostro affetto, del nostro conforto, e della nostra tenerezza.

Sul letto di dolore troveremo Cristo stesso sofferente: “Ero malato e mi avete visitato”, Mt 25,36.

A ogni visita che realizziamo portiamo non solo il nostro amore, ma Cristo stesso.

Il mondo ha bisogno di persone che abbiano il coraggio di portare misericordia ai più bisognosi.

Nella sacra scrittura troviamo un consiglio saggio che risveglia il nostro cuore all’assistenza dei fratelli malati.

Sir 7,35: “Non indugiare a visitare un malato, perché per questo sarai amato”.

I piccoli gesti di amore possono rendere il mondo migliore.

Gesù ha sempre visitato chi aveva qualche tipo di malattia.

Ricordate cosa ha fatto Gesù quando entra nella casa di Pietro?

Mt 8,14-15: “…vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo”.

Non è un caso che uno dei 7 sacramenti, l’unzione degli infermi, sia riservato ai malati in condizione di particolare gravità al fine di dare sollievo allo spirito e al corpo.

Questo sacramento risale direttamente alla prima comunità apostolica.

Si può leggere infatti nella sacra scrittura:

Gc 5,14-15: “Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati”.

Al cap. 5 del Vangelo di Giovanni leggiamo:

“C’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto].

Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato, Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?».

Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare”, Gv 5,2-9.

Leggiamo ora la storia di un uomo di nome Giairo, uno dei capi della Sinagoga in Mc 5,35-43: “Questo Giairo aveva la sua figlia piccola che stava morendo e avvicinandosi alla folla, andò da Gesù, gli si gettò ai piedi (v.26) lo supplicò con insistenza: «la mia figlioletta sta morendo, vieni a imporle le mani perché sia salvata e viva». Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno”.

Come è meraviglioso Gesù. Anche voi amate tanto i vostri figli. Se tuo figlio fosse veramente molto malato, quanti di voi fareste il possibile per vederlo guarito?

Questo uomo aveva una bambina che stava per morire e invita Gesù a casa sua per darle la vita. E così lui venne da Gesù, e disse: “Gesù vieni con me... vieni con me... vieni con me!”.

Ma mentre Gesù andava con lui, la Bibbia dice che ci fu una grande folla che rallentò il suo cammino.

Pensiamo un po’... la bambina che sta morendo sta lì... e qui Gesù con Giairo che stanno camminando verso la piccola.

Quando improvvisamente c’è una grande folla che viene attorno a lui e non si può muovere!

Pensiamo a noi che siamo nella macchina.

Stiamo andando all’ospedale e un figlio sta morendo dentro la macchina… e noi incontriamo un traffico... e non possiamo arrivare in tempo all’ospedale.

E qui mentre il Signore si muoveva una donna gli viene da dietro e gli toccò le vesti... e lui si è girato e ha detto: - “Ma chi mi ha toccato!”

E Giairo avrà detto a Gesù: - «Senti, non ti preoccupare di chi ti ha toccato, quello che è importante è mia figlia che sta lì. Non ti preoccupare di questo... mia figlia sta morendo!”.

Sapete... i miracoli non vengono senza l’opposizione, senza gli ostacoli.

Guardiamo Giairo. Prima di tutto Giairo venne da Gesù di giorno. Lui era un capo. Un giudeo che aveva autorità.

E lui venne di giorno da Gesù.

Sapendo che se lui fosse stato visto, lui avrebbe potuto perdere la sua posizione!

E molti dei capi dei giudei venivano di notte perché non volevano essere visti dalla gente.

Perché un capo giudeo se veniva di giorno e si convertiva avrebbe perso la sua posizione.

Ecco perché Nicodemo venne da Gesù di notte!

Ma questo uomo aveva la piccola che era ammalata.

A lui non interessava niente della sua posizione!

Venne da Gesù!

Miei cari, prima che voi abbiate il vostro miracolo come Giairo, voi dovete abbandonare molte cose.

Egli ha dovuto abbandonare la sua posizione.

La Bibbia dice che egli è venuto e si è inginocchiato di fronte a Cristo!

Ma pensate questo uomo, questo capo della sinagoga, che si inginocchia e dice: “Tu sei Cristo l’onnipotente!”

I giudei non si inginocchiavano mai davanti a un essere umano.

I giudei venivano insegnati sin da bambini:

- “Non ti inginocchiare davanti a nessuno ma soltanto davanti a Dio!”

Quando Giairo si inginocchiò di fronte a Gesù con le persone attorno a lui, sapeva che avrebbe perso i suoi amici, la sua famiglia, perché lui si stava inginocchiando di fronte a un uomo.

Fratelli, sorelle non si stava inginocchiando di fronte a un uomo, ma si stava inginocchiando davanti all’Iddio onnipotente!

Ricordate questo! La sua tradizione gli aveva insegnato a non inginocchiarsi davanti a nessuno, ma lui si inginocchiò

Perché?

Perché non poteva ottenere il suo miracolo fino a che non abbandonava le sue tradizioni.

E sapete perché lui stava camminando verso casa?

Perché sua figlia stava morendo.

E mentre tutto questo succedeva per strada, arrivarono correndo delle persone, dalla casa di Giairo e dissero: “È inutile ormai! Tua figlia è morta. Questo Gesù non può far niente per una figlia morta. Tua moglie ha bisogno di te a casa”.

Ma Gesù disse: “Non temere; credi solamente!”.

Egli pronunzia le parole al momento giusto! Gesù non è mai in ritardo.

Quando soffiano i venti della tribolazione, della malattia e arriva una botta tremenda, un dolore inaspettato e acuto e il cancro invade il corpo di una persona, allora arriva la parola: “Non temere, credi solamente... continua solo ad aver fede!”.

Quando tutto sembra che è perduto e non c’è più speranza la Parola di Dio dice:

“Non temere, credi solamente”.

Quando Gesù arrivò alla casa del capo della sinagoga trovò molta gente che piangeva e urlava.

Egli disse: “Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme” (v. 39).

C’è una parola meravigliosa che Dio vuole comunicarvi oggi.

Gesù disse: “Io sono la resurrezione e la vita”, Gv 11,25.

Il credente può addormentarsi, ma non muore.

Oh se la gente capisse le cose profonde di Dio, la loro vita cambierebbe. Guarderemmo con speranza gloriosa al giorno in cui incontreremo il Signore.

Cosa dicono le scritture?:

1Tessalonicesi 4,14: “Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui”.

Gesù lo sapeva: “La bambina non è morta, ma dorme”.

Ed essi ridevano di lui.

A dimostrazione di quanto fossero falsi, potevano passare con facilità dal pianto alle risate.

Gesù prese il padre e la madre della bambina, entra nella stanza dove giaceva la piccola, le prende la mano e dice: “Ragazza, ti dico, alzati”, e la bambina si alzò. E Gesù disse: “Datele da mangiare”.

Quanto è meraviglioso e onnipotente il Signore Gesù.

Voglio sottolineare però che l’Iddio onnipotente è in mezzo a noi.

Noi stiamo parlando di qualcuno che è qui: Gesù.

Lo stesso Gesù che ha mostrato a Giairo la sua gloria e il tocco della potenza di Dio ora è qui... per noi!