Il Purgatorio - parte 24^- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte 24^

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29 aprile 2021
 

Dare da mangiare agli affamati (1^ opera di misericordia corporale)

Gesù ha sfamato le folle in preda alla fame, e del pane spezzato ha fatto il segno della sua vita donata (Mt 26,26-29).

Quando nel Padre Nostro chiediamo il pane quotidiano dobbiamo sapere che chiedere il pane a Dio comporta entrare nella responsabilità per chi non ha pane.

Come possiamo amare Dio che non vediamo se non amiamo il prossimo che vediamo?

Nel povero, nell’affamato, il cristiano deve vede il Signore stesso che ha fame:

Mt 25,34-35: “Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare...”

Ma chi sono gli affamati dei nostri giorni?

Esistono vari livelli di povertà, di gente scartata dalla società:

• i giovani esclusi dal mondo del lavoro,

• le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese,

• gli anziani che vivono alla soglia della povertà con la loro misera pensione,

• i lavoratori precari che passano vari periodi senza lavorare,

• i padri separati costretti a ricorrere alle mense caritative,

• le madri lasciate solo con il loro figlio,

• i figli di genitori separati lasciati senza educazione ed affetto, e le tante persone disperate che hanno perso il senso della vita.

Siracide 7,32: “Al povero stendi la tua mano, perché sia perfetta la tua benedizione”.

Il ricco - si dice - spende denaro in tanti modi, anche per gli, animali domestici, ma davanti ad un affamato chiude il portafoglio e il cuore.

Luca 6,24-25: “Ma guai a voi, ricchi - dice Gesù -, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete”.

Mt 19,24: “Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nei regno dei cieli”.

S. Giovanni Bosco andava spesso a domandare denaro per nutrire i numerosissimi orfanelli ricoverati nei suoi ospizi.

La gente conosceva la bontà e la santità di lui, perciò difficilmente gli faceva un rifiuto. Alle volte diceva ai benefattori:

- Io non dovrei ringraziarvi; al contrario, voi dovreste ringraziare me quando vi chiedo offerte per i miei ricoverati, perché dò a voi l’occasione di guadagnare tanti meriti con l’esercizio della carità.

Non dimentichiamo quell’episodio che troviamo nel Vangelo di Luca al capitolo 21,1-4: “Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano 1e loro offerte nel tesoro. Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse: «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. 4 Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere»”.

Gesù racconta:

Luca 16,19-31: “C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e vestiti di lino finissimo e ogni giorno si dava ai banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco. Ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe”.

Si parla di un uomo probabilmente non malvagio e praticante della Sinagoga. Però, era centrato su sé stesso, sui propri interessi.

La domanda che mi pongo è questa:

“Quale fu il peccato che ha condannato l’uomo ricco all’inferno?”.

Quanti lo vogliono sapere?

Ebbene ve lo dirò con estrema chiarezza perché nessuno lo possa ripetere!

“C’era un uomo ricco...”, per questo andò all’inferno cosa ne pensate?

Essere ricchi non è un peccato. Peccato è avere il cuore legato alle ricchezze e usarle male.

Un giorno il povero che stava davanti alla porta del palazzo morì e fu portato dagli angeli nelle braccia di Abramo in Paradiso, luogo di felicità.

È parola di Gesù questa.

E il mendicante per questo andò in Paradiso, perché era povero? No...

E Gesù dice pure che un giorno morì anche il ricco che viveva nel palazzo e un momento dopo si ritrovò all’inferno.

Questa è parola di Gesù.

Viveva nel palazzo spensierato e allegro e un momento dopo si ritrovò all’inferno.

Questa è parola di Gesù.

Andò all’inferno non perché aveva soldi ma per un peccato che vi dirò più avanti.

Un peccato che ha indurito il suo cuore per cui pensava solo a sé stesso e non aiutò Lazzaro in nessun modo.

Il denaro di per sé non è un male. Ma è l’uso del denaro che può essere sbagliato.

Quando fu all’inferno, grazie a un miracolo, l’uomo ricco guardò su e non poté credere ai propri occhi.

Dio permise una cosa eccezionale.

Poté alzare gli occhi e da lontano vedere quel povero che stava davanti al suo palazzo e che era ora nelle braccia di Abramo.

E inizia una conversazione tra inferno e paradiso che farà capire quale fu il peccato che portò il ricco all’inferno.

Qualcuno può dire: “È il cuore indurito e centrato su sé stesso, egoistico?”.

Questo è l’effetto! Dobbiamo vedere la causa!

Il ricco non si era mai accorto del mendicante alle porte di casa sua. È morto e dopo si rende conto che ha sbagliato tutto ma non può tornare indietro.

“…allora il ricco dannato gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me, sono tormentato dalle fiamme. Manda Lazzaro a bagnarmi la lingua con una goccia di acqua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: “Non è possibile! Tra noi e voi (tra paradiso e inferno) è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di lì si può giungere fino a noi”.

Tu dove passerai l’eternità?

Tu mi dici: - Sono un praticante!

Posso dirti che ho visto molti praticanti allontanarsi dalla Chiesa e poi da Dio.

Ora navigano verso un precipizio!

Allora hai bisogno di sapere qual’è il peccato da evitare!

A questo punto il ricco dannato... ha improvvisamente un pensiero:

“P. Abramo ho 5 fratelli che fanno lo stesso peccato... e perciò faranno la stessa fine, sprofonderanno all’inferno. Ti prego di mandare qualcuno (Lazzaro) a casa di mio padre e bussi alla porta e dica: Avete bisogno di Gesù per essere salvati!”

Ma Abramo rispose: - Hanno Mosè (la parola) e i Profeti (predicatori); ascoltino loro. E se non credono alla Parola predicata non crederanno neppure a uno che è ritornato dai morti!”.

Ora sono pronto a dirvi il peccato che condanna all’inferno!

Dopo che Abramo disse: Hanno la Parola per salvarsi, il ricco rispose; - No... (no... A che cosa? Alla Parola...).

No, Padre Abramo non è la Parola che conta... e comunque i miei fratelli non tengono conto della Parola!”.

Ecco il terribile errore che commise.

Non tenere conto della parola di Dio.

Non lo commettere anche tu che sei in vita!

Sulla terra il ricco aveva detto no a Gesù e alla sua parola.

Il peccato peggiore che un uomo può commettere!

Il ricco è all’inferno non perché era ricco, ma perché non teneva conto della parola di Dio predicata.

Ma che succede, se uno non ascolta la parola di Dio?

Gv 12,48: “Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la Parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno”.

Miei cari, prima di chiudere dobbiamo ricordare quello che c’è scritto in

Atti 4,11-12: “Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.

Tu dove passerai l’eternità?

Ascolti la parola?

La metti in pratica?

Ti supplico non fare lo stesso errore del ricco.

Gesù ha versato il suo sangue e chiunque invoca il suo nome sarà salvo.

Oggi è il tempo di cercare il Signore con tutto il cuore.

Forse hai tante cose a cui pensare, ma io ti dico che la salvezza non dipende dalle cose che fai ma da quello che tu credi e metti in pratica!

Non dire: “Sono una brava persona perché...”

Se tu sei stato bravo, hai fatto buone opere, questo non basta per salvarti.

Tu hai debiti che non puoi pagare. Anche un solo peccato ti manda all’inferno e questo peccato lo può lavare solo il sangue di Cristo.

Il ricco è all’inferno non perché era ricco ma perché non teneva conto della Parola.

E il povero è andato in paradiso perché metteva in pratica la parola.

Decidi di dare una svolta alla tua vita!

Quello che devi fare è:

1° - Ravvederti e cambiare vita.

2° - Ricevere Gesù Cristo come salvatore.

3° - E poi fare un cammino di fede per seguirlo come Signore della tua vita: vivere nella sua volontà e piacere a lui in tutto.

Non puoi cambiare vita, se non fai un cammino alla luce della Parola che ti aiuta a rinunziare al tuo io e a venire ogni giorno alla Croce.

Gesù ti vuole dare un futuro di speranza e di successo.

Il sogno di Dio è salvarti e stare con te per l’eternità. In un luogo che ha preparato per coloro che hanno creduto alla Parola e l’hanno osservata.

Invoca il nome di Gesù per salvarti.

E una volta salvato. Vai a cercare e a salvare i perduti, come faceva lui.

Comincia dalla tua casa, dai tuoi fratelli, figli, padre, madre.

Puoi immaginare di essere in paradiso senza loro?

Dio conta su di te per portare queste persone alla Croce.

Concludo:

il ricco fu condannato all’inferno per quali peccati?

Non risulta che abbia fatto crimini o commesso disonestà, ecc.

L’unico peccato, che lo rese degno del fuoco eterno, fu il non avere dato da mangiare ad un povero affamato.

Poteva sfamarlo e non lo ha fatto.