Il Purgatorio - parte 22^- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il Purgatorio - parte 22^

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18 marzo 2021
 

6. Sopportare pazientemente le persone moleste.

È questa un’opera di misericordia che ci interpella quotidianamente in famiglia, sul posto di lavoro, o a scuola, in parrocchia, sull’autobus o al supermercato.

La persona molesta è colui che con il suo comportamento o con le sue pretese ci mette in uno stato di disagio e infonde fastidio e imbarazzo.

L’elenco è interminabile:

• dal vicino di casa che litiga a voce alta all’automobilista arrogante e scortese,

• il chiacchierone che esige comunicare lungamente con noi mentre siamo assillati da svariate occupazioni,

• dall’anziano arteriosclerotico al collega di ufficio che furbescamente lavorando poco o male ci sovraccarica di attività.

Gli anziani hanno l’organismo debilitato, con tanti acciacchi e di solito sono loquaci, nervosi ed esigenti. Chi ha da fare con loro, ricordi di trattarli bene e di sopportarli con pazienza.

Se questi anziani sono i genitori, ricordiamo quanto hanno fatto per i loro figlioli!

A quanti sacrifici si sono sottoposti per tirare avanti la famiglia!

“Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore. Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati”, Siracide 3,13-14.

Se i figli non sanno sopportare le debolezze dei genitori anziani e li rimproverano e dicono loro parole poco rispettose e li trattano duramente non meritano il nome di figli.

La carità è paziente e comanda di compatire il prossimo nei suoi difetti.

Compatire significa essere persuasi che tutti abbiamo dei difetti e come vogliamo che gli altri sopportino i nostri, così noi dobbiamo sopportare le manchevolezze altrui.

Noi dobbiamo sopportare pazientemente le persone moleste, ma a volte dobbiamo pazientemente essere sopportati in quanto molestatori.

E non sempre ci rendiamo conto di essere molestatori, anzi, quasi sempre pensiamo di essere molestati.

Gommoni carichi di immigrati disperati continuano ad attraversare il mediterraneo, mettendo a rischio la loro stessa vita, chiedendo accoglienza.

Chiediamoci: sono loro i molestatori perché disturbano la nostra vita regolare portando i loro problemi o sono i molestati perché noi non vogliamo sentire ragioni e li condanniamo a prescindere perché alterano la nostra normale routine?

“Rivestitevi dunque... di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda”, Col 3,12-13.

Gc 1,2-4: “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla”.

Un esempio emblematico che mostra la difficoltà nel riconoscersi “molestati” o “molestatori” è presente nei “Fioretti di s. Francesco”, quando il Santo chiarisce a frate leone che cos’è la “perfetta letizia”.

«Quando noi saremo a santa Maria degli Angeli così bagnati per la pioggia e agghiacciati per il freddo e infangati e afflitti di fame, e picchieremo la porta del convento, e il portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?”.

E noi diremo: “Noi siamo due dei vostri frati” ed egli dirà: “Voi non dite il vero, anzi siete due ribaldi che andate ingannando il mondo e rubando le elemosine dei poveri. Andate via”, e non ci aprirà e ci farà stare fuori sotto la neve e l’acqua, al freddo e con la fame nel buio della notte.

Allora, se noi, di fronte a tanta ingiustizia e tanta crudeltà sosterremo pazientemente senza turbarci e senza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quel portinaio veramente non ci conosce, o frate Leone, iscrivi che qui è “perfetta letizia”.

E se anzi, perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie dicendo: “Andatevene ladroncelli qui non mangerete né albergherete”.

Se noi questo accetteremo pazientemente e con allegrezza, o frate Leone, scrivi che qui vi è “perfetta letizia”.

E se noi, costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte continueremo a picchiare, a chiamare e pregheremo per amore di Dio con grande pianto che ci apra ed egli uscirà fuori con quel bastone.

Se noi tutte queste cose le sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo;

o frate Leone, scrivi che qui e in questo è “perfetta letizia”.

Chi sono le persone moleste in questo racconto?

I due frati che bussano chiedendo insistentemente riparo.

Oppure colui che non li accoglie portando vari pretesti e non ascoltando ragioni?

Nei Vangeli abbiamo diversi episodi in cui sono descritte situazioni di molestia legate alla malattia.

Ricordiamo Marco 10,46-48 il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco.

Al sentire che c’era Gesù nazareno, cominciò a gridare e a dire “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” e venne sgridato per farlo tacere.

Nel nuovo testamento ci sono diverse scritture che evidenziano l’importanza della pazienza:

“Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore”, Ef 4,1-3.

Il ritmo frenetico della vita spinge all’impazienza, al “tutto e subito”.

Siamo tutti molto bravi nell’identificare una presenza che può dare fastidio:

Succede quando incontriamo qualcuno per strada, o quando riceviamo una telefonata. Subito pensiamo:

“Per quanto dovrò sentire le lamentele, le chiacchere, e le richieste o le vanterie di questa persona?”.

Le persone più fastidiose a volte sono quelle più vicine a noi: tra i parenti c’è sempre qualcuno, sul posto di lavoro non mancano; e neppure nel tempo libero ne siamo esenti.

Che cosa dobbiamo fare con le persone moleste?

Ma anche noi tante volte siamo molesti con gli altri.

Viene quindi spontanea una prima domanda:

Facciamo mai l’esame di coscienza per vedere se anche noi possiamo risultare molesti agli altri?

È facile puntare il dito contro i difetti e le mancanze altrui.

Anche noi possiamo perdere la pazienza perché qualcuno ci ha maltrattato.

Una persona parla male di noi e quando veniamo a saperlo ci irritiamo. Perché?

Perché la nostra reputazione è stata messa in dubbio.

Il nostro orgoglio è ferito.

“L’uomo che non ha autocontrollo (che non ha pazienza, che non ha il dominio di sé) è una città smantellata priva di mura”, Proverbi 25,28.

Ai tempi biblici, le mura erano il principale mezzo di difesa della città. L’esercito invasore che trovava una breccia nelle mura, poteva riversarsi all’interno della città, dilagare e prenderla.

La parola dice:

Proverbi 16,32: “Il paziente val più di un eroe, chi domina sé stesso val più di chi conquista una città”.

L’autocontrollo è la padronanza di sé, la capacità di dominare i propri impulsi e le proprie passioni.

Tale dominio sui propri impulsi non si ottiene attraverso la forza della volontà umana, ma attraverso l’aiuto e la potenza dello Spirito Santo.

Richiede quindi una continua esposizione della mente alla Parola di Dio e una preghiera persistente affinché lo spirito ci comunichi il desiderio e la capacità di dominarci.

San Paolo inserisce l’autocontrollo tra i nove aspetti del frutto dello Spirito Santo, laddove afferma: “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (autocontrollo), Gal 5,22.

E allora che fare con le persone moleste?

Se c’è la speranza che le persone che ci “molestano” possano cambiare, può essere sufficiente - in alcuni casi - farlo notare agli interessati, misurando le parole con molto garbo.

Un’altra via è quella di sopportare la persona così com’è.

È quello che suggerisce San Paolo: “Portate i pesi gli uni degli altri”.

Anche noi possiamo essere “molesti” per gli altri. E quindi la sopportazione deve essere reciproca.

Se qualcuno per il suo carattere diventa per noi insopportabile, il suo modo di fare ci stizzisce, la sua presenza ci da’ fastidio, San Paolo suggerisce l’atteggiamento più opportuno:

Col 3,12-13: “Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi”.

Sempre San Paolo nella 2^ Lettera ai Tessalonicesi 3,5 scrive:

“Il Signore diriga i vostri cuori nell’amore di Dio e nella pazienza di Cristo”.

E nella l^ Lettera ai Corinzi 13,4-7, leggiamo:

“La carità paziente..., non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto... Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.

San Bernardo diceva che se in una comunità o in una casa, non ci fosse qualche persona fastidiosa da sopportare, bisognerebbe andare a cercarla e pagarla anche a peso d’oro.

La pazienza, unita alla preghiera, ci aiuta a demolire il nostro IO carnale, le attitudini sbagliate e insopportabili del nostro carattere.

S. Alfonso Maria De’ Liguori nella sua opera “Pratica di amar Gesù Cristo” dice:

“Per ben praticare la pazienza delle prove, dobbiamo convincerci che tutte vengono da Dio, o direttamente o indirettamente.

Pertanto, in tali occasioni, ringraziamo il Signore e accettiamo allegramente tutto quanto Egli dispone per noi, convinti che lo fa solo per il nostro bene... per sopportare con pazienza ogni dolore, ogni disprezzo, ogni contrarietà.

Più di qualsiasi ragionamento, sull’esempio dei Santi, giova la preghiera, con la quale otteniamo la forza, che noi non abbiamo, per superare tormenti e persecuzioni”.

Sopportare pazientemente le persone moleste non è facile.

Dobbiamo affidarci con fede alla preghiera, chiedendo la grazia di riuscire a compiere tale opera o, ancor meglio, di riuscire a viverla.