Il giudizio particolare - parte 3- CELLULE PARROCCHIALI DI EVANGELIZZAZIONE Gruppi Cellule-Oikos p. S.O. - Palermo Arcidiocesi di Palermo

Il giudizio particolare - parte 3

Il_giudizio_particolare

venerDÌ 27 MARZO 2020
 

 

Il giudizio che l’anima subisce appena spira si chiama PARTICOLARE per distinguerlo da quello che avverrà alla fine del mondo. Addentriamoci un po’ nel giudizio particolare per quanto umanamente sarà possibile. Il tutto avverrà in un batter d’occhio come dice San Paolo, noi però cerchiamo di descrivere lo svolgimento della scena in alcuni particolari interessanti. Non sono io che invento questa scena del giudizio, sono i santi che la descrivono, con a capo Sant’Agostino, fondati sulle parole della Scrittura.

È bene esporre prima la dottrina cattolica riguardo alla sentenza del Giudice supremo: “Dopo la morte sia l’anima in grazia di Dio e senza peccato, va in paradiso, se in disgrazia di Dio va all’inferno, se ha bisogno di purificazione va in purgatorio finché non sia fatta degna di entrare in Paradiso”, leggi CCC n. 1022.

Assistiamo ora insieme al giudizio che subisce dopo la morte un’anima cristiana, la quale pur avendo ricevuto tante volte i santi sacramenti abbia condotto tuttavia una vita qua e là macchiata da gravi colpe e abbia peccato con la speranza di salvarsi pensando di morire in grazia di Dio. Purtroppo è stata colta dalla morte mentre era in peccato mortale ed eccola ora davanti al Giudice Eterno. Gesù Cristo giudice non è più il tenero bambino di Betlemme, il dolce messia che benedice e perdona, l’agnello mansueto che va a morte sul calvario senza aprire bocca, ma è il fiero leone di Giuda, il Dio di tremenda maestà davanti al quale cadono in adorazione gli angeli celesti e tremano le potenze infernali.

I profeti intravidero in qualche modo nelle loro visioni il Divin giudice e ce ne diedero delle immagini. Essi ci raffigurano Cristo giudice con la faccia splendente come il sole, con gli occhi scintillanti come fiamme, con la voce simile al ruggito del Leone, con il furore come di un’orsa alla quale siano stati rubati i cuccioli, a fianco la giustizia con due giustissime bilance, una per le opere buone un’altra per le cattive. L’anima peccatrice a vederlo vorrebbe slanciarsi verso di lui per possederlo in eterno. Per lui è stata creata e a lui tende, ma ne viene trattenuta da forze misteriose. Vorrebbe essa annientarsi o almeno fuggire per non sostenere lo sguardo di un Dio sdegnato, ma non le è concesso. L’anima vede davanti a sé il cumulo di peccati commessi in vita, il demonio a fianco che sghignazza pronto a trascinarla con sé e vede al di sotto la terribile fornace dell’inferno.

“Non illudetevi, né immorali, né idolatri, né adulteri, né effemminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci avranno in eredità il regno di Dio”, 1Corinzi 6,9-10.

DIO: Dammi conto di quegli insulti che mi lanciavi nella collera quando dicevi: “Dio non fa le cose giuste, è sordo, non sa quel che fa”, hai osato trattare così il tuo Creatore. Ti avevo dato la lingua per lodarmi e te ne sei servito per insultare me e per offendere il prossimo. Rendimi conto delle calunnie, delle mormorazioni, delle imprecazioni, delle bestemmie, delle bugie e dei giuramenti falsi. Di tutto voglio conto anche delle tue parole oziose!

ANIMA: “Signore - esclama atterrita l’anima – anche di questo?

DIO: E sì, non hai letto nel mio Vangelo “Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detto mi daranno conto nel giorno del giudizio”, Matteo 12,36. Dammi conto anche dei pensieri, dei desideri impuri volontariamente tenuti nella mente, dei pensieri di odio e di godimento del male altrui. Come hai adempiuto i doveri del tuo stato, quante trascuratezze. Sei sposato? Sei sposata? Lui è stato l’unico uomo della tua vita? Lei è stata l’unica donna della tua vita? Hai fatto adulterio? Perché hai interrotto la gravidanza uccidendo i figli che io avrei voluto donarti? Perché ai figli che hai accettato non hai trasmesso la fede, i valori del Vangelo per la salvezza dell’anima? Ti ho ricoperto di favori particolari dalla nascita alla morte. Tu stesso lo hai riconosciuto e mi hai corrisposto con tanta ingratitudine! Avresti potuto salvarti ed invece! Quante anime hai scandalizzato? E salvare anime discese dal cielo in terra e sono morte in croce. Per salvarne una sola, se fosse necessario, farei altrettanto. E tu invece sei stato di inciampo alle anime con i tuoi scandali. Ricordi quei discorsi scandalosi? Quel chattare per lungo tempo nella tua stanzetta! Quei messaggi, quei gesti, quelle provocazioni al male. In tal modo hai spinto al peccato anime innocenti. Costoro hanno insegnato anche ad altre il male, aiutando l’opera di satana. Dammi conto di ciascun’anima che hai distrutto. Tu tremi! Dovevi prima tremare pensando a quelle mie terribili parole: “Guai a chi dà scandalo, sarebbe meglio che venisse chiamato al collo dello scandaloso una macina da mulino e fosse precipitato nel profondo del mare”, Marco 9,42.

L’ANIMA: Signore ho peccato, è vero, ma non sono stata solamente io, anche altre hanno operato come me.

DIO: Le altre avranno il loro giudizio. Anime perdute. Perché non hai lasciato a suo tempo quelle amicizie cattive. Ridevi scioccamente invece di avere vergogna di dare scandalo. Ora soffrirai tanti inferni quanti sono coloro che hai scandalizzato.

L’ANIMA: Dio di tremenda giustizia riconosco di avere mancato ma tenete conto delle passioni che mi hanno travolto e violentato.

DIO: E perché non toglievi le occasioni? Tu invece mettevi la legna al fuoco, ti piaceva tenere un computer in casa ed internet, la tv in ogni stanza, notti fra sballo, droga e sesso, ogni divertimento lo facevi tuo.

L’ANIMA: Nella tua giustizia infinita ricordati Signore delle opere buone da me compiute.

DIO: Sì, hai compiuto delle opere buone ma non lei hai fatto per amor mio. Operavi per farti vedere, per guadagnare la stima, la lode degli altri. Hai ricevuto la tua ricompensa in vita. Hai fatto opere buone però ti trovavi in stato di peccato mortale e quanto facevi non era meritorio. Ultimo peccato grave commesso, volevi stoltamente, speravi di confessare prima di morire, quell’ultimo peccato ti ha spogliato da ogni merito.

L’ANIMA: Quante volte Dio misericordioso in vita mi avete perdonato, perdonatemi anche ora!

DIO: È finito il tempo della misericordia, già troppo hai abusato della mia bontà. È per questo che sei perduto. Peccavi e ripeccavi pensando: “Dio è buono e mi perdona”. Con la speranza del perdono tornavi a trafiggermi e correvi dai miei ministri per avere l’assoluzione. Quelle tue confessioni non mi erano accette. Ricordi quante volte nascondevi per vergogna qualche peccato? Quando poi lo confessavi non eri del tutto pentito e subito vi ricadevi. Quante confessioni fatte male. Quante comunioni sacrileghe. Tu, anima, eri stimata come buona e pia dagli altri, ma io che conosco l’intimo del cuore, ti giudico come perversa.

L’ANIMA: Giusto sei, oh Signore, retto è il tuo giudizio, merito la tua ira, ma non sei un Dio tutto amore? Non hai sparso per me il tuo sangue sulla Croce? Questo sangue ora invoco su di me.

GESÙ: Sì, scende il sangue su di te dalle mie piaghe ma per punirti. Verrai maledetto, maledetta lontana da me, nel fuoco eterno, preparato dal diavolo e suoi seguaci.

Questa sentenza di eterna maledizione è per la misera anima la maggiore pena, sentenza divina, immutabile, eterna.

In un baleno data la sentenza ecco l’anima afferrata dai demoni e trascinata con scherno dentro al supplizio eterno tra le fiamme che bruciano e non consumano. Ogni tormento piomba sopra di essa. Il maggiore tormento però è il rimorso, il verme roditore di cui parla il Vangelo.